Oltre il velo, tra stereotipi e pregiudizi

L’hijab non solo è il più diffuso nelle comunità islamiche, ma è anche totalmente diverso da altri tipi di vestizione come il famigerato burqua, il quale copre interamente tutto il corpo femminile, occhi compresi.

L’utilizzo di questo indumento in Occidente è vittima purtroppo di luoghi comuni e pregiudizi, gli stessi che spesso si hanno nei confronti della religione Islamica.

Donne sottomesse, costrette a stare sempre un passo indietro agli uomini e in balia degli ordini di padri e mariti, è questo che comunemente si pensa vedendo una ragazza per strada camminando indossando l’hijab.

Ovviamente in questo articolo parleremo dell’Occidente e lo faremo anche grazie alla collaborazione di una ragazza di religione Islamica che ci ha raccontato la sua storia.

Stiamo parlando della giovanissima Eleonora, solo 19 anni, che mi ha raccontato di come un anno fa si è volontariamente e per sua scelta convertita all’Islam. Una ragazza Europea, una ragazza Italiana che ha sempre vissuto in Occidente ma è sempre stata affascinata dall’Islam, ciò che ha portato Eleonora a fare questa scelta è il senso di ‘pace’ che da sempre questa religione le ha trasmesso e durante un periodo molto difficile della sua vita ha sentito il bisogno di avvicinarsi sempre di più a Dio.

Ci racconta che i pregiudizi li vive ogni giorno attraverso gli sguardi delle persone ma anche da parte dei suoi familiari all’inizio della sua conversione, ma non tanto per la religione, quanto per la scelta di indossare l’hijab.

In molti l’hanno appoggiata ma in molti ancora oggi non capiscono il perchè di una scelta così forte.

Riguardo invece il ruolo della donna nell’Islam, Eleonora ci dice di come il Corano abbia dato pieni diritti alle donne: divorziare, ereditare, lavorare, votare, scegliere il proprio partner. Inoltre la prima persona ad accettare l’Islam e a credere alla rivelazione pervenuta al profeta Muhammad fu proprio la moglie Kadija, una commerciante di quindici anni più grande di lui.

Molte altre figure fondamentali nella religione Islamica sono donne come Fatima, Zarha, Aisha e molte ancora.

Quindi la donna nella religione Islamica è una partecipante attiva nella società e per quanto riguarda il velo invece, non tutte le donne scelgono di indossarlo.

Si tratta infatti di una scelta personale, indossato come simbolo identitario dei propri valori e dei propri principi, si tratta anche di una ‘rivendicazione’ o ‘riappropriazione’ del proprio corpo che spesso subisce l’oggettivazione nella società attuale.

Simbolo di un abbigliamento modesto e di un legame profondo con Dio.

Hijab significa quindi potere, liberazione, bellezza e resistenza per chi lo indossa, un simbolo quindi di femminismo per molte donne.

Una rivendicazione di sé stesse.

Luoghi comuni e stereotipi non mancano di certo ma quando indossare l’hijab è una scelta così personale, libera e quasi ribelle nei confronti della società attuale che spesso ci costringe ad apparire ‘mostrandoci’ non rimane che eliminarli tutti.

Viviamo in un momento della storia in cui dobbiamo fare di tutto per appoggiare le scelte personali di una donna, per appoggiare qualsiasi sia il suo canone di bellezza. C’è chi decide di appropriarsi del proprio corpo mostrandolo al mondo e questo non significa darlo in pasto ai leoni o fare quello che è imposto dalla modernità, significa voler fare del proprio corpo quello che si vuole senza che ci siano ripercussioni sulla sua figura di donna. Altre donne decidono invece di rivendicare il proprio corpo tenendolo per sé e questo fa di loro sicuramente delle donne coraggiose tanto quanto le altre, ma anche delle donne dotate di una grande bellezza, diversa da quella che conosciamo.

Tutte le donne sono bellissime, ognuna a modo suo e se ognuna di loro potesse decidere il modo in cui esserlo senza che ci sia qualcuno che abbia da ridire allora a quel punto otterremmo la libertà vera, per noi che prendiamo le scelte ma anche per chi ha paura di non farlo a causa degli altri.

Articolo scritto da G.Minardo in collaborazione con Eleonora

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