Il mio giro del mondo da sola

Pier Paolo Pasolini diceva che ‘bisogna essere molto forti per amare la solitudine’ ed è forse questa la marcia in più che hanno le donne che decidono di confrontarsi col mondo da sole: la forza interiore per conoscerlo senza intermediari.

Secondo un’indagine condotta da Jfc, oltre il 60% delle persone che nel 2017 hanno viaggiato da sole erano donne.

È il caso di Loredana che in questa meravigliosa intervista ci racconta, attraverso le nostre domande, la storia del suo viaggio intorno al mondo e della nascita del suo libro “Il coraggio della felicità”.

Ciao Loredana, ci racconti innanzitutto qualcosa di te?

Ciao, sono Loredana, ho 53 anni, mamma di due figli ormai grandi e insegnante di italiano e latino. Vivo in Basilicata.

Hai sempre avuto la passione per i viaggi oppure è sbocciata solo da adulta e da un certo periodo della tua vita in poi?

Ho sempre avuto la passione per i viaggi che mi ha tramandato mio padre. Per lui tutto era una scoperta, tutte le ferie erano in viaggio per l’Italia e per l’Europa (che ai miei tempi non era cosa usuale: se incontravamo macchine con targhe italiane ci salutavamo; non ne parliamo delle macchine targate Matera, quasi inesistenti!)

Visto che hai girato il mondo, qual è stato il posto che ti ha lasciato di più?

Il mio giro del mondo è stata un’esperienza unica e irripetibile. Per questo ogni luogo è stato importante per se stesso, per quello che ha rappresentato, per le emozioni che ho provato attraversandolo. Se dovessi dire qual è il luogo più bello, forse direi la Polinesia, perché è davvero come ce la immaginiamo e cioè un luogo da sogno, con un mare straordinariamente bello e la gente sembra saper affrontare la vita con molta più tranquillità di quanto facciamo noi. Il luogo che mi è rimasto nell’anima, poi, è senz’altro l’India, per la quale per tutto il tempo ho provato sentimenti contrastanti: l’India è come un pugno nello stomaco che ti sveglia dal torpore, e tu ti trovi combattuta tra i desiderio di andare via il più presto possibile e la voglia di restarci per sempre.

Perché viaggi da sola?

Per me il viaggio è una scoperta continua di luoghi, persone e di me stessa. Tutto questo non posso condividerlo, è necessario essere soli per trovare se stessi e gli altri. Non sono contraria alle vacanze in compagnia, e le faccio se mi capita, ma un viaggio di scoperta, per come sono fatta io, posso farlo solo da sola.

Ti sei sempre sentita sicura viaggiando da sola?

Generalmente sì. Il mio non è un invito ad essere sprovvedute, io ho pianificato quasi tutto, mi sono informata sulla pericolosità dei luoghi dove andavo, quando necessario ho preso contatti con le ambasciate ma posso dire che nel mondo mi sono sentita sicura e che una cosa mi è rimasta certamente impressa e cioè che il mondo non è così cattivo come quotidianamente ci viene raccontato e che le persone che incontriamo non sono mostri, per la mia esperienza il più delle volte ho incontrato persone accoglienti, che mi hanno aiutato anche nei momenti di difficoltà.

Quando hai iniziato a viaggiare in solitaria?

Tutte le volte che ho potuto, da sempre, ho cercato di fare piccoli spostamenti da sola, magari la frequenza di un master fuori regione o un corso universitario in Europa, per me diventava un’occasione per viaggiare in solitaria. La decisione di fare il giro del mondo da sola l’ho presa nel 2016, perché era troppo tempo che desideravo un cambiamento radicale nella mia vita e ho pensato che questa esperienza sarebbe stata decisiva. E così è stato.

Pensi che dei posti siano più sicuri di altri?

Questa è una domanda difficile, perché è sempre insidioso generalizzare. Forse, e sembra paradossale, il luogo dove potrei dire che come donna mi sono sentita sempre al sicuro, è stato l’Iran. È come se quelle stesse leggi che ti impongono il velo, impongano agli uomini un surplus di rispetto nei confronti delle donne.

Quale meta consiglieresti alle donne che vogliono intraprendere il loro primo viaggio da sole?

La solitudine deve essere cercata e apprezzata, prima ancora di partire. Io ogni giorno passeggio nei boschi sotto casa, da sola, e amo questo contatto con me stessa e con la natura. Forse proprio da queste escursioni solitarie è nato il desiderio del giro del mondo in solitaria. Dico questo perché, prima di pensare ad una meta, bisognerebbe capire se c’è la volontà di trascorrere un periodo in solitudine. La meta poi viene da sé, anche restando nella propria regione, non è detto che per viaggiare bisogna andare in capo al mondo.

E cosa diresti invece alle donne che vorrebbero viaggiare da sole ma hanno paura?

Di restare a casa. Non si può imporre la propria scelta agli altri né si possono criticare le scelte o i sentimenti degli altri. Io dico che se il desiderio è forte si supera ogni timore, ma se ci sono remore forse non si è pronte per questa esperienza. Certo anche io avevo paura, ma ho capito che la scelta più coraggiosa che ho fatto è stato prendermi l’aspettativa non retribuita e salire sul primo volo, dopo è stato tutto in discesa.

Bisogna adottare delle misure particolari?

Come dico sempre, il mio viaggio non è un invito a partire da sprovvedute perché gli eventi sfortunati possono succedere dovunque, ma, mentre a casa abbiamo una rete di parenti, amici conoscenti che ci possono supportare, non è così in viaggio.
Quindi sì, ci sono misure da adottare.
Prima di tutto un’assicurazione sanitaria che è indispensabile perché non sappiamo mai di cosa possiamo avere bisogno e se non dovesse servirci, meglio, ma se, come è stato nel mio caso, abbiamo bisogno di cure (io mi sono dovuta ricoverare) almeno non dobbiamo indebitarci e possiamo concentrarci su un solo problema, quello della salute, che già da solo è sufficiente.
Poi bisogna informarsi sui luoghi dove si andrà, sulle pratiche burocratiche, come i visti, sugli usi e le leggi del Paese in cui si soggiornerà. Il sito della Farnesina è molto utile prima della partenza ma anche quando si è in viaggio perché esiste un numero di telefono dell’ambasciata che si può contattare se ci si trova in difficoltà.
Bisogna adottare precauzioni sanitarie (ovviamente parlo dell’era pre covid, da domani non so cosa succederà), provvedere alle vaccinazioni obbligatorie e informarsi e decidere se fare quelle facoltative.
Per il resto non mi sento di dare consigli particolari, perché ritengo che le misure da adottare siano di tenera alta la guardia, anche familiarizzando con chiunque. Questo è quello che ho fatto io e mi è andata bene.

Raccontaci del tuo libro.

Il mio viaggio ripercorre le orme di Ida Pfeiffer, la prima donna che abbia compiuto l’impresa di fare il giro del mondo da sola, nel 1800. Prima di partire ho studiato la sua vita e i suoi diari di viaggio, e mi sono innamorata di questa donna che senza troppi proclami inutili era una vera femminista, perché faceva i fatti e i fatti sono che a un certo punto della sua vita, a 45 anni suonati, inizia a viaggiare per il mondo da sola, evento questo di una forza dirompente straordinaria.
In suo onore il mio blog è #idaviaggiadasola e questo è il nome che ho nei social.
Anche il mio libro, “Il coraggio della felicità” ha come sottotitolo #idaviaggiadasola, perché voglio far conoscere le imprese di questa donna, soprattutto a chi oggi si ritiene femminista solo perché magari cambia la finale di un termine o attacca chiiunque sui social ma non fa nulla di concreto: ritengo che essere femministe oggi sia molto complesso e sia un approccio diverso e più consapevole al mondo.
Il mio libro è bipartito, per ogni luogo c’è il capitolo di Ida e poi il mio, così da poter avere un confronto immediato tra quello che era il mondo due secoli fa, visto con gli occhi di Ida e quello che è oggi, visto con i miei occhi
Ovviamente, un viaggio di questo tipo non è solo una scoperta del mondo, ma una scoperta di me stessa ed è questa la parte preponderante del libro che, quindi, non è una guida di viaggio, ma piuttosto una ricerca fatta attraverso il viaggio.

Copertina del libro ‘Il coraggio della felicità’


Il link per acquistare il libro:

Intervista a Loredana Scaiano a cura di Graziana Minardo

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