Imene, Verginità e Patriarcato

Voglio iniziare questo articolo lanciandovi una provocazione: scommetto le mie ovaie, che le informazioni che avete su imene e verginità, sono totalmente sbagliate!
Senza troppi indugi voglio subito sfatare 3 grandi miti:

  • L’imene non causa sanguinamento durante il primo rapporto sessuale
  • L’imene non si lacera con la prima penetrazione e non provoca dolore
  • L’imene non è un certificato ufficiale di verginità

Cos’è l’imene?

Per comprendere meglio le affermazioni riportate sopra, è importante conoscerlo a livello anatomico. L’imene è una membrana che circonda l’inizio del vestibolo vaginale, ovvero lo spazio tra l’inizio del canale vaginale e la vagina stessa. E’ costituito da un leggero strato di epidermide al cui interno si trovano vasi sanguigni, terminazioni nervose e fibre elastiche. La questione importante è la sua forma, infatti è stata descritta erroneamente per anni come una membrana “tappo”, come se fosse chiusa, una porta della verginità. In realtà è simile ad una corona che circonda il canale vaginale senza occluderlo, rendendolo penetrabile fin dal principio. Infatti in Svezia e in Norvegia viene definita rispettivamente “corona vaginale” e “ghirlanda vaginale”, proprio per sottolineare il fatto che non è un sistema chiuso, ma è qualcosa che cinge le pareti vaginali.

Come ogni vagina, anche ogni imene è diverso da donna a donna, quindi ci sono diverse forme, colorazioni e consistenze. La forma può essere:

  • Anulare (si presenta come un anello, è la più diffusa)
  • Labiato (più frastagliato e con un’apertura più verticale)
  • Semilunare (l’apertura è a forma di mezzaluna)
  • Cribriforme (invece di avere un’unica apertura ne ha molteplici e più piccole, come macchie di leopardo)

Solo in rarissimi casi l’imene ricopre l’intera apertura vaginale e può essere un problema, risolvibile comunque con un piccolo intervento che permetta al sangue mestruale di poter fluire.

Cosa succede all’imene durante la prima penetrazione?

Non succede assolutamente niente, infatti non essendo una membrana che ostruisce, non può essere rotta, strappata, lacerata o bucata. Questo non può succedere ne con la penetrazione di pene, tampax, dita, sex toys, speculum o qualsiasi altro corpo estraneo. Infatti essendo solamente un accumulo di pelle elastica e sottile che circonda la vagina, non ha alcun effetto sulla penetrazione. In generale può succedere che quando si inserisce qualcosa nella vagina possano avvenire delle micro lesioni, perché magari non c’era abbastanza lubrificazione o è stato inserito troppo bruscamente e velocemente, ma questo non dipende dall’imene, quindi se dovesse uscire un po’ di sangue non è da attribuire a questo organo vestigiale.

Perché è dolorosa la prima volta? Dipende dall’imene?

Il fatto che la prima volta debba essere dolorosa è l’ennesima bufala. Con questo non intendo dire che non possa esserlo, ma che non debba necessariamente esserlo. Il dolore che possiamo percepire la prima volta che facciamo sesso non è dettato dall’imene, ma dalla rigidità delle pareti vaginali che a causa dell’emozione, dell’agitazione e dell’ansia da prestazione, rimangono in tensione senza dare la possibilità al corpo di rilassarsi ed accogliere l’altro all’interno del canale vaginale. I fattori psicologici come nel 99% dei disagi sessuali sono le cause più diffuse delle nostre reazioni corporee, quindi la consapevolezza che non si può attribuire la colpa del dolore ad un organo come l’imene, spero che spinga a riflettere su quanto sia potente la mente e quanto siano potenti le cattive informazioni.

Perché esiste il concetto di verginità?

A questo punto se a livello fisiologico non esiste nessuna rottura di nessun organo, ciò vuol dire che non esiste propriamente un modo per perdere ufficialmente la verginità a livello organico. Esiste però nell’immaginario culturale e sociale il concetto di verginità.

La parola “vergine” proviene dal latino “virgo”, che deriva dal nome “vir”, ovvero uomo. In pratica solamente una vergine a livello valoriale era paragonabile allo stessa portata di un uomo. Infatti la donna vergine non può partorire esattamente come non può farlo un uomo. Si evince da una mentalità patriarcale di questo tipo che anche la capacità di partorire fosse considerata diabolica nonostante fosse necessaria.

Il paradosso più assurdo del patriarcato inoltre è che essendo la vergine vista come casta, pura, pulita, il pene diventa automaticamente portatore di sporcizia, simbolo di peccato, qualcosa che macchia per sempre la genuinità del corpo femminile. Ma di questo paradosso è difficile accorgersi quando la colpa di essere deflorate è comunque delle donne stesse, che non avevano il potere di ribellarsi ma avevano la responsabilità di aver subito la penetrazione.

Simbolico è il caso di Giovanna D’arco, che dopo aver portato alla vittoria le truppe francesi nella Guerra dei Cent’anni, è stata prima osannata, poi venduta agli inglesi, condannata per stregoneria e arsa viva, solo per essere stata più brava dei generali uomini che avevano combattuto accanto a lei. Durante il processo fu sottoposta ad indagini ginecologiche invasive per dimostrare la sua verginità, visto che l’imene intatto era l’unico valore attribuibile ad una donna.

Nel qui ed ora come ci influenza la cultura patriarcale?

Oggi, millenni di cultura maschilista repressiva, influenzano ancora moltissimo la nostra vita. Non è un caso che molte di voi non sappiano com’è fatto un imene e come funzioni il nostro corpo. In alcuni paesi italiani fino a qualche anno fa (spero di poter dire che oggi non accada più), si stendevano le lenzuola sporche di sangue fuori dalle finestre dopo la prima notte di nozze per dimostrare all’intera comunità che la donna era arrivata vergine al matrimonio, e molte donne a cui ovviamente il sangue non era uscito proprio perché come ho spiegato prima non è un assioma che esca sangue la prima volta, si ingegnavano spalmando sangue di animali per non dover subire la vergogna di destare il minimo sospetto dei paesani.

La verginità non è una virtù, altrimenti lo sarebbe anche per gli uomini, dato che abbiamo lo stesso identico valore. La verginità non si “perde” e non si “concede”, al massimo può essere una convenzione personale per delimitare a livello temporale un periodo di tempo in cui non si hanno mai avuto rapporti ad un momento successivo al primo rapporto. Essere vergini o meno non stabilisce il nostro valore in nessun modo, non è un criterio valido per decidere o far decidere agli altri chi siamo.

Dott.ssa Veronica Cicirelli, psicologa e psicoterapeuta in formazione gestalt, esperta in sessuologia clinica contemporanea, creatrice della pagina ig @psicosessuologia_online.

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