Tutela degli abusati e gruppi di auto mutuo aiuto: ecco cos’è l’associazione Meti

Intervista ad una delle responsabili dell’associazione, Svanera Francesca, che, oltre che portarci la sua testimonianza, ci parla del suo incredibile lavoro nell’associazione.

Parlaci di te

Sono Svanera Francesca, responsabile e facilitatrice del gruppo di Brescia per l’Associazione Meti.

In tenera età provai sulla mia pelle la crudeltà umana, restai vittima di una rete pedopornografica per quattro anni circa. Non avendo avuto supporti psicologici e giuste accortezze, non riuscii a comprendere ciò che stavo vivendo, non riuscendo a dare un nome a tutti gli accadimenti, imparai a non riconoscerli come una violenza, questo determinò gran parte delle mie scelte future. Il mio cervello per salvaguardare la mia esistenza decise di cancellare tutto, per anni vissi incosciente del mio passato. Solo in età adulta dopo ripetuti attacchi d’ansia e riattivazioni continue, decisi di intraprendere una terapia psicologica. Verso la fine di questo percorso salvifico, nutrii il bisogno di parlare con altre survival, ebbi la necessità di essere compresa da altre persone che non scappassero difronte hai miei racconti, ma soprattutto che parlassero la mia stessa lingua. Cominciai a cercare dei gruppi di muto auto aiuto, dopo mesi di ricerca incappai per sbaglio nell’associazione Meti, dove continuo il mio percorso di fioritura.

Cos’è l’associazione?

L’Associazione Meti si occupa di adulti abusati nell’infanzia, è un luogo protetto dove si possono riporre le proprie fragilità, prendersene cura e cominciare a crescere e raggiungere nuovi obbiettivi, insieme ad altre persone ferite.

La scrittrice del libro “La bambina che beveva cioccolato”, è la Fondatrice e Presidentessa del progetto Meti, è grazie alla sua tenacia e forza di volontà, che pian piano, si forma l’Associazione con sede a Milano. L’instancabile determinazione di questa grande donna, Laura Monticelli, forma una rete tra associazioni, centri ed istituzioni a Milano, arrivando fino alla apertura di una succursale a Brescia.

Offriamo:

  • Consulenze legali.
  • Gruppi di auto mutuo aiuto (Milano-Brescia, da gennaio anche un nuovo gruppo on-line).
  • Incontri di Arte terapia.
  • Informazione e formazione, per docenti o alunni.
  • Informazione sul territorio con la mostra fotografica “Ri-Scatti, storie di abuso all’infanzia raccontate dalla fotografia” dove i survival si sono cimentati in un nuovo linguaggio, raccontando attraverso la fotografia del loro abuso.
  • Sosteniamo e Indirizziamo le persone nei percorsi che necessitano quali psicoterapeutici e/o legali ecc.

Stanno per nascere:

  • Laboratori emozionali-sentimentali, per bambini abusati, con la speranza di renderli fruibili gratuitamente.
  • Una pagina d’informazione instagram, gestita da alcune partecipanti dei due gruppi a.m.a.
  • L’uscita del libro contenente le fotografie della mostra e i racconti di un nostro collaboratore Michele Maggi, criminologo e sociologo, ex Ispettore Capo della Polizia di Stato nella sezione abusi a danno di minori.

Di cosa ti occupi per l’associazione?

Io, non solo mi prendo cura, ma usufruisco anche dell’Associazione, qui ho trovato un posto dove seminare e far germogliare la mia voglia di cambiamento. Sono la responsabile e facilitatrice del gruppo ama, di Brescia. Per l’Associazione mi occupo dell’accoglienza di nuove entrate e gestisco il gruppo a.m.a. sul territorio.

Sto co-progettando insieme a Francesca Fwan Masperi, artista e terapista, dei laboratori di arte emotiva-sentimentale, con il fine di avvicinare i bambini abusati a riconoscere e alfabetizzare attraverso l’arte i loro stati emozionali.

Stò cercando, insieme a Laura, di creare una rete con le associazioni del territorio, per poter essere prontamente d’aiuto alle persone che si rivolgono al nostro sportello d’ascolto, per questo abbiamo instaurato una collaborazione con il Centro di Gardone V.T, “Viva Donne”.

Cos’è un gruppo di auto mutuo aiuto?

Il nostro gruppo a.m.a, fa parte dell’Associazione AMALO di Milano, che ha formato le nostre facilitatrici e ci supporta per ogni bisogno professionale. Non è semplice descrivere di cosa si tratta, io per spiegarlo uso sempre l’immagine dei film dove sono presenti dei gruppi di alcolisti anonimi, ma realmente è molto di più. Sono incontri, in piccolo gruppo di persone che vivono o hanno vissuto la stessa esperienza, nel nostro caso, persone che hanno subito abusi nell’infanzia, che si ritrovano per raccontare le proprie esperienze e difficoltà quotidiane e si scambiano strategie di sopravvivenza. E’ un luogo intimo, protetto dove aprire il proprio cuore. Non è una terapia, ma un trovarsi insieme a chi ha subito gli stessi traumi in forme differenti ma in ferite uguali. Instaurare relazioni Conoscere altre persone che conoscono la nostra tetra realtà, aiuta a non sentirci più sol* e a comprendere meglio il nostro cammino. Condividere il nostro dolore, non lo fa sparire, ma lo rende più leggero. All’ interno di questi gruppi, le persone che partecipano sono in momenti differenti del loro personale percorso, confrontandoci e condividendo aiuta a rafforzare la voglia di rinascita che custodiamo dentro noi.

Visto il delicatissimo momento, causa covid-19, abbiamo pensato di formare un nuovo gruppo on-line, che dovrebbe attivarsi a gennaio. Ci rendiamo conto che può sembrare uno spazio asettico, ma crediamo che il bisogno di raccontarci abbatterà queste barriere, offrendo la possibilità di distogliere lo sguardo dalle personali solitudini. (per poter partecipare, inviate un email a info@assometo.org)

Cosa significa essere una facilitatrice?

He! Bella domanda. Io sono una facilitatrice naturale, e sono sia facilitatrice che utente, questo mi permette di cogliere tutte le sfaccettature delle parole dette in un incontro. Per me è fondamentale far sentire i partecipanti liberi dal giudizio, protetti dalla privacy e accolti. Allo stesso tempo il gruppo è come un piccolo eco-sistema, bisogna introdurre un nuovo membro con estrema delicatezza, per non ferire chi ne fa parte, non sempre si è pronti ad accogliere cambiamenti, il mio compito è quello d’accompagnare con serenità le due parti ad incontrarsi. Il facilitatore, deve saper cogliere il linguaggio non verbale dei presenti e dare lo stesso spazio e importanza a tutti. Deve rendere il luogo privo, e ripeto, privo di pregiudizi e giudizi, insegnare ed imparare a rispettare i tempi di tutti i partecipanti. Rendere l’incontro confortevole e rispettoso di sé e degli altri.

In che modo si può aiutare l’associazione?

Abbiamo bisogno di farci conoscere per poter far sentire la nostra voce più forte e solida che mai. Vorremmo far diventare itinerante per l’Italia la nostra mostra fotografica, che racconta come ci si sente dopo un abuso ed è accompagnata da un convegno dove persone qualificate quali avvocato per la parte legislativa, criminologo per la parte istituzionale e di denuncia, psicologi che spiegano i “sintomi” di un bambino abusato e fanno chiarezza sul disturbo post traumatico da stress nelle persone adulte che hanno subito abusi nell’infanzia e che esplicano il funzionamento distorto dell’ abusante dando informazione sul significato di essere feriti nell’intimo.

Ci piacerebbe riprendere gli incontri di formazione e informazione negli istituti scolastici che formano i futuri docenti o figure professionali dedicate all’infanzia e alla cura delle persone che vivono esperienze traumatiche come le nostre. Chiediamo quindi chiavi per entrare nelle scuole.

Un altro grosso bisogno è quello di trovare fondi per rendere tutte le nostre iniziative gratuite, in modo che le porte, spesso chiuse, si possano aprire e anche i più indigenti possano trovare degli aiuti fruibili e gratuiti.
Ci stiamo adoperando a creare dei gadget con frasi o illustrazioni di fioritura che troverete sul nostro sito.
Oppure potete sostenerci diventando nostri soci.
Un ultimo immenso aiuto lo si può dare accogliendoci.

Perché è importante parlarne?

Lo sapevate che per la parola Pedofilia non esistono sinonimi. Questo mi ha fatta riflettere moltissimo, ho constatato che non ci sono, semplicemente perché non se ne parla, non ci sono parole perché è l’abuso del silenzio. Nelle generazioni passate ci hanno educat* a non dire nulla a non denunciare. Siamo un pò noi i pionier* dell’abuso, siamo tra le prime persone che hanno ricevuto un supporto psicologico, quindi non ostante la pedofila esiste dalla nascita dell’uomo, siamo noi i primi a portare alla società il nostro verbo. Il tessuto sociale non è pronto ad accoglierci e supportarci, è troppo spaventato per avvicinarsi, soprattutto con metodologie idonee. Questo comporta ad un silenzio logorante, che agevola lo sfruttamento continuo delle vittime e il prolificare degli abusanti. Esiste ancora troppa poca tutela per noi, credo sia fondamentale crearsela, costruire ponti per avvicinare chi può aiutarci, parlare è vitale per noi e le generazioni future, ma è ancora più importante informare e formare tutte le figure professionali che lavorano con i bambini. Per poter riconosce e tutelare l’infanzia di questi fanciulli.

Intervista a cura di Graziana Minardo

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