Barbara Kruger: l’arte come strumento di concreta denuncia e riflessione

L’artista Barbara Kruger nasce a Newark il 26 gennaio 1945. Dopo aver frequentato la Parson’s School of Design di New York, viene assunta negli anni Sessanta da Condé Nast come grafica e designer venendo successivamente promossa ad art director e picture editor.

Le opere d’arte realizzate da Barbara Kruger sono concrete. Non hanno lo scopo di evocare ricordi, memorie, bensì di denunciare la società e i ruoli che essa impone quotidianamente, tentando di condurre lo spettatore all’interno di un processo riflessivo grazie al quale possa porsi delle domande rispetto al suo ruolo all’interno della società stessa.

Siamo realmente liberi? Il nostro pensiero è ancora in grado di formulare opinioni critiche? E se così non fosse? A primo impatto le opere di Barbara Kruger possono apparire provocatorie. E sicuramente l’artista della provocazione avrà fatto uso, nel realizzare le proprie opere. Ma ci che è sorprendente è che non si tratta di provocazione fine a se stesse. Le sue opere sono cariche di denuncia. Sempre attuali, e di una chiarezza violentissima, che arriva dritta negli occhi degli spettatori.

“Super rich, ultra gorgeous, extra skinny, forever young” (1997), parole che tutt’oggi risuonano nelle menti di tantissime donne in tutto il mondo. Viviamo in una società in cui la ricchezza, la bellezza esteriore, l’idea di magrezza come sinonimo di bellezza e la costante e affannosa ricerca di sempiterna giovinezza sono diventati mantra che riecheggiano violentemente nella quotidianità. Come bisogna essere, cosa bisogna fare, chi bisogna diventare. Attraverso una scritta rossa, leggibile, senza inutili fronzoli, Barbara Kruger mostra la realtà che oggigiorno abbiamo dimenticato, perché normalizzato. Ma di “normale” c’è ben poco in una società che impone modelli irreali, irraggiungibili, malsani, frutto di anni di patriarcato. Perché non è attraverso il nostro personale sguardo che ci osserviamo, ma attraverso lo sguardo di una società maschilista che ci impone di raggiungere una perfezione che mai è esistita e, per fortuna, mai esisterà. Il controllo sul proprio corpo, sulla propria sessualità e sulla libertà di scelta sono argomenti che tutt’oggi vengono dibattuti in contesti nei quali le donne non hanno accesso. Perché a parlare di diritti delle donne e del loro corpo sono ancora gli uomini. In un contesto sociale nel quale i pregiudizi, gli stereotipi di genere e la violenza psicologica, frutto di una comunicazione maschilista e sessista che negli anni ha continuato a crescere e a diffondersi come un violento cancro attraverso le fonti principali di comunicazione, l’artista Barbara Krugar decide di porre sotto lo sguardo del mondo la quotidianità che ci sfugge, che non consideriamo più tossica perché ha già offuscato le nostre menti, diventando modus operandi nel ragionamento collettivo. Penso dunque sono, diceva Cartesio. Ma se il mio pensiero non è più controllato dalla mia opinione, ma da quella imposta della società? Il risultato è un automatismo di massa, che non esclude nessuno.

Anna Luna Di Marzo

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