Niki de Saint Phalle: Il significato dell’emancipazione attraverso lo strumento dell’arte

Introduzione biografica

Niki de Saint Phalle nasce a Neuilly-sur-Seine, in Francia. È la seconda di cinque figli. Il padre è un banchiere francese, la madre un’attrice statunitense. Niki de Saint Phalle proviene da una famiglia alto-borghese. Nel 1929 la famiglia subisce una crisi bancaria e si trasferisce negli Stati Uniti nel 1937. Niki all’epoca vuole diventare un’attrice e inizia a studiare teatro. Nello stesso periodo posa come modella per numerose riviste, tra cui Vogue. La madre è una donna severa e fedele alle regole dell’aristocrazia, per tale motivo vuole che la figlia trovi un buon marito, frequenti la Chiesa e si occupi di tutte quelle attività che nell’immaginario collettivo del tempo erano considerate “compito delle donne”. Nel 1950 Niki de Saint Phalle sposa lo scrittore Harry Mathews. La coppia si trasferisce a Parigi e avrà due figli: Laura nel 1951 e Philip nel 1954. I traumi del passato hanno provocato in Niki un’ansia cronica, portandola ad avere un esaurimento nervoso e a un ricovero nell’ospedale di Nizza. È proprio in questo periodo che si avvicina alla pittura. Nel 1960 si separa da Mathews e nel 1971 sposa lo scultore Jean Tinguely, con il quale collaborerà anche artisticamente nel corso della sua carriera. Muore nel 2002, a causa di problemi respiratori.

Shooting Paintings

Nel 1956 Niki de Saint Phalle ha la sua prima personale a St.Gallen, in Svizzera. A partire dal 1960 realizza i primi Shooting Paintings. Si tratta di rilievi in gesso contro i quali spara con una carabina facendo esplodere il colore contenuto dentro dei sacchetti di plastica posti all’interno dell’opera. Si tratta di un’opera che prevede il coinvolgimento del pubblico. Difatti, molto spesso, sono proprio gli spettatori a sparare. Queste prime opere sono la dimostrazione di come l’arte sia stata praticata da Niki per esorcizzare gli abusi subiti da ragazza. All’età di undici anni viene violentata dal padre. Ci segna profondamente la vita di Niki, la quale per tutto il corso della vita soffre di ansia cronica. Più volte, nel corso della sua vita, è stata proprio l’arte a salvarla dalla sofferenza.

Nanas

Nel 1956 Niki inizia a produrre opere rappresentanti figure femminili a grandezza naturale. Lo studio di queste figure la conduce alla creazione delle Nanas. Nel 1966 realizza Hon/ Elle. Si tratta di una Nanas gigantesca, incinta, lunga ventotto metri, alta sei e larga nove. La Nanas è stesa sul dorso come se fosse in procinto di partorire. I visitatori entrano all’interno dell’opera attraverso la vagina della scultura. Ci ha suscitato numerose critiche. Le Nanas sono donne che non hanno timore di esprimere la propria femminilità. I seni sono prosperosi, i fianchi grandi e tondi. Sono corpi femminili in grado di autoaffermarsi in quanto tali, senza avere timore di mostrarsi. Sono forti, maestose, un grido di emancipazione.

Il giardino dei tarocchi

A partire dal 1979, a Garavicchio, in Toscana, Niki inizia a lavorare al Giardino dei Tarocchi. L’opera prende ispirazione dal Parco Güell realizzato da Gaudì a Barcellona. Il Giardino dei Tarocchi è composto da ventidue sculture, alcune delle quali sono abitabili. Per finanziare il progetto, Niki ha deciso di produrre e vendere un ingente quantitativo di opere, ha scritto libri, ha persino creato una linea di profumi. Non avrebbe concesso a nessuno di pagare al posto suo. Questo giardino sarebbe stata la sua opera, sotto ogni punto di vista. Questa è considerata l’opera chiave che rappresenta l’intera vita di Niki. Vi sono sculture raffiguranti serpenti, altre sono un inno all’amore e ai momenti di gioia della sua vita. In altre ancora è possibile rileggere i momenti di sofferenza più acuta della sua esistenza. In ogni angolo è possibile ricostruire il suo percorso di vita, costernato da profonda sofferenza e inquietudine, ma da altrettanta forza e resilienza che hanno condotto Niki de Saint Phalle ad essere un’artista che pu insegnare ad ognuno di noi il significato dell’emancipazione attraverso lo strumento dell’arte.

Anna Luna Di Marzo

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