VIOLENZA E PRONTO SOCCORSO PSICOLOGICO

Quando si parla di violenza di genere, non si parla mai abbastanza del giusto approccio psicologico che bisogna avere verso le vittime durante colloqui e durante le fasi processuali.

In giurisprudenza con il termine ‘vittima’ si fa riferimento alle persone offese dal reato, più precisamente a coloro che sono state danneggiate. Nell’ambito del femminismo, o comunque tra coloro i quali lottano contro la violenza di genere, il termine che viene usato non è quello di vittima, ma quello di ‘survivor’, sopravvissute. Il termine indica viene molto rivendicato da chi ha subito violenza i quanto non sono appunto vittime, ma persone che hanno lottato e che lottano per i loro diritti.

Spesso capita che, a causa di un’educazione adeguata assente, le servivo, dopo aver raccontato la loro storia, vanno ad essere ‘colpite’ da commenti i quali vanno a vedere la donna come la causa di quanto avvenuto. Ecco che nasce ciò che viene definito come vittimizzazione secondaria e, tra gli artefici, ci può essere, anzi questo accade spesso, la giustizia. I commenti, i comportamenti di colpevolizzazione della servivo fanno scaturire in lei uno stato di debolezza e sofferenza: di vulnerabilità.

Ecco, perché fondamentale è istruire tutti, anche le forze dell’ordine, che fanno con la donna un primo colloquio, ascoltando la sua testimonianza, sia le figure che eseguiranno il processo successivamente alla denuncia. Lo stato di stress è molto elevato e, questo tipo di pressione, andrà ad influenzare la modalità di elaborazione del trauma.

Importante, fondamentale, direi è quindi attuare un adeguato ‘pronto soccorso psicologico’. Quest’ultimo fa riferimento alla messa in atto di buoni interventi che hanno come scopo quello di individuare e cercare di soddisfare, nel miglior modo possibile, i bisogni richiesti. L’appoggio, il sostegno è quindi fondamentale in questi casi e la figura dello psicologo ha un ruolo importante. Fondamentale è anche la fiducia ed il tipo di rapporto che si viene a creare. Quando la persona viene ascoltata si deve trovare in un luogo sicuro, deve sentirsi protetta tanto da abbassare il livello di vulnerabilità presente. L a polizia durante la testimonianza deve accogliere la donna, ovvero ascoltarla per comprendere quello che sta raccontando. Comprendere significa ‘essere partecipi’ al racconto senza dare nessun tipo di giudizio. Questo deve avvenire specialmente in riferimento all’immobilità della vittima durante l’atto traumatico. Lo stato di freddezza è un comportamento normale in casi di trauma , si chiama freezing ed è una risposta messa in atto dal sistema nervoso.

In questi colloqui devono poter esserci anche psicologi che possano intervenire al fine di valutare in modo appropriato la capacità di testimoniare e la capacità di ricordare (cosa e quanto) rispetto alla violenza subita.

Rispetto alle giuste modalità che dovrebbero mettere in atto coloro i quali ci devono difendere c’è ancora molto da fare. Ed ecco perché investire sull’educazione è la base per garantire un miglioramento rispetto all’ascolto, all’ accoglienza e alla protezione delle survivor.

Alessandra Quarto

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