E tu, che cosa vuoi veramente?

L’abbiamo attesa trepidanti, e finalmente la sesta e ultima stagione di Lucifer è arrivata. Lo avevamo lasciato con una battuta emblematica, “Oh mio… io!”, ad indicare che ci era riuscito, aveva raggiunto il suo obiettivo grazie al sommo sacrificio (come da clichet): diventare Dio.

Quindi adesso è solo una questione formale, quasi burocratica: ascendere al trono e reclamare una volta per tutte l’agognato divin ruolo.
Eppure il Lucifer che troviamo nella sesta stagione non sembra più essere molto convinto: temporeggia, rimanda, procrastina… addirittura quando sembra essersi convinto le sue ali non collaborano… cosa succede?

Certo, la scoperta della paternità, ovviamente in pieno stile Morningstar, lo destabilizza, anche se non è tanto l’essere a conoscenza di avere una famiglia che lo lascia perplesso, ma il fatto di averla abbandonata: come è possibile che lui, che tanto ha sofferto per il padre assente, abbia commesso lo stesso, imperdonabile errore? Possibile che abbia sottovalutato il ruolo che desiderava così tanto?

L’immancabile divano della dottoressa Linda (che io, essendo di parte, in questa ultima stagione chiamerei più coach Linda) segna la genesi di una nuova consapevolezza in Lucifer: comprendere se è davvero essere Dio ciò che vuole veramente.

Quanto sarebbe facile se potesse guardarsi allo specchio e fare il suo solito giochino con se stesso, vero? Ma non sarebbe altrettanto vissuto e appassionante. Lui fa letteralmente un viaggio all’inferno e ritorno per capire chi è e che cosa vuole.

Partiamo dall’inferno. Il posto che gli appartiene, per definizione, e dal quale è scappato perché non voleva sottostare a quelle che pensava fossero le aspettative del mondo e del padre.
Per sei, lunghe stagioni, Lucifer ha combattuto per distruggere un’immagine di sè che gli era stata appiccicata addosso e che lui non sentiva sua, andando però incontro all’altro clichet legato alla sua iconologia: colui che voleva governare il Paradiso e di conseguenza gli uomini.
Ma da questo estremo all’altro, lungo il VIAGGIO, è cambiato.
Si è reso vulnerabile, è caduto, è tornato invincibile, ha tirato fuori il lato peggiore di sé perché era quello che sentiva di essere, per poi fare un altro salto evolutivo e trasformarsi in un angelo di luce, salvare la Terra e il paradiso da una divinità improbabile e fermarsi.

Non ho fatto tutta questa strada per trovarmi al punto di partenza, sommerso dalle aspettative altrui. Non è nella mia natura essere Dio. Ho un dovere morale nei confronti di me stesso, essere coerente e seguire la mia vocazione.

E con questa potentissima consapevolezza finalmente Lucifer raggiunge la sua autorealizzazione.

Non credo di aver mai visto un personaggio con un arco evolutivo così chiaro sebbene sia fortemente introspettivo.
L’autorealizzazione che sentiamo così spesso nominare in Lucifer è ciò a cui tutti aneliamo. Si tratta della piena consapevolezza delle nostre potenzialità e la capacità di usarle per realizzare i nostri obiettivi.

Quante volte vaghiamo su questa terra senza sapere bene cosa fare, oppure convinti di saperlo ma senza riuscire mai a raggiungerlo?
Mille progetti iniziati e pochissimi (se non nessuno) portati a termine.
Mille interessi e pochi approfondimenti.
La costante sensazione di essere una macchina con il motore inceppato.

Sono tutti segnali di un fortissimo desiderio di autorealizzazione.
Cosa serve per sbloccarti?
Esattamente quello che fa Lucifer Morningstar: conoscere se stesso. La sola strada per l’autorealizzazione è questa. Impara a conoscere te stesso, e ad esprimerti senza timore. E sarai felice. Al punto che non ti sembrerà più possibile tornare indietro, perché la tua stessa anima non te lo permetterà.

Essere felici crea dipendenza.

Il cambiamento, quello vero, porterà alcune persone ad allontanarsi, o sarai magari tu stesso a farlo, e mi rendo conto che possa essere un deterrente non da poco.

Ma ti posso assicurare che se non conoscerai te stesso davvero, a fondo, la conclusione sarà la stessa, con un bagaglio di rimpianti in più da trasportare.

Quindi te lo chiederò io, in pieno stile Lucifer Morningstar: tu che cosa desideri realmente?

Michela Papagno

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