Benaltrismo: quando i veri problemi non risolvono il problema

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

“Vogliamo abbattere le discriminazioni nel linguaggio? Il vero problema è la discriminazione sul lavoro.
Vogliamo abbattere le discriminazioni sul lavoro? Il vero problema è la disoccupazione. Vogliamo abbattere
la disoccupazione? Il vero problema è la morte sul lavoro. Vogliamo abbattere il problema delle morti sul
lavoro? Il vero problema è il capitalismo. Vogliamo abbattere il capitalismo? Il vero problema è il
riscaldamento climatico. Vogliamo abbattere il riscaldamento climatico? Il vero problema è il sole. Quindi,
abbattiamo il sole.”

Il vero problema è dire che il vero problema è un altro

Insomma, di qualsiasi cosa si parli c’è sempre, nella mente dellə nostrə interlocutorə, una gerarchia ben
specifica che verrà opposta alla nostra argomentazione iniziale. E questo è un chiaro esempio di benaltrismo.
Il benaltrismo è un’arma subdola e con una lama affilata che ha conseguenze su più piani e non porta, di fatto, a nessun pensiero costruttivo. Per definizione, il benaltrismo è un neologismo e indica il comportamento di una persona a spostare l’attenzione su altre tematiche durante una discussione. In realtà, però, non risolve né il problema iniziale, né il nuovo problema che viene portato a galla. E spesso, il benaltrismo viene utilizzato per accusare il femminismo di non occuparsi di tutti problemi, quelli “veri”, ovviamente. E avete mai visto la persona che vi dice che “i veri problemi sono altri” alzare un dito per affrontarli? Ovviamente no. Ma, anzi, inizierà a farne parte.

Il problema del problema del problema del problema è non risolvere i problemi

Ribattere in modo costruttivo di fronte al benaltrismo non è sempre facile. E, allo stesso tempo, questo

atteggiamento non aggiunge valore di alcun tipo alla discussione, ma la paralizza su opinioni statiche,
asettiche e delegittimanti.
Ed è così che il benaltrismo agisce. Da un lato, infatti, non affronta le problematiche di cui si sta parlando,
sminuendole a meri fatti di secondaria importanza. Ma svalutare un problema non significa risolverlo, anzi, significa aggravarlo. Togliere legittimità a un’argomentazione equivale a non relazionarsi con essa, poiché troppo difficile da gestire: si preferisce, quindi, eludere il confronto e ridimensionare l’argomento iniziale, pur di non affrontarlo. Ma se non si è parte della soluzione, si è parte del problema, anche quando può sembrare piccolo o insignificante.
Dall’altro lato, il benaltrismo strumentalizza argomentazioni, che in altri casi sarebbero valide e
fondamentali, in modo astuto. Magari, la persona con cui state parlando di discriminazione di genere sul
lavoro vi dirà che il vero problema è la violenza contro le donne, opponendo una tematica, per quanto
importante, solo finalizzata a delegittimare la vostra. Si finisce, quindi, per utilizzare i problemi – quelli che comunque e in ogni caso il femminismo tenta di risolvere, anche se il o la benaltrista fa finta di non vederlo – a proprio piacimento, senza mai aver agito attivamente su di essi.
Infine, allo stesso tempo, il benaltrismo critica: dove sono le femministe quando servono? Dov’è Greta quando serve? Dov’è Laura Boldrini quando c’è bisogno di lei? Probabilmente – e azzardo quest’ipotesi – a fare qualcosa di concreto per migliorare il mondo ma who knows. Ciò che chi pratica il benaltrismo non comprende è la versatilità dell’attivismo – dall’ambientalismo al femminismo e oltre – che riesce ad accogliere la complessità e le varie sfaccettature dei problemi. E, specialmente, a combatterli su più fronti.
Quindi, il problema vero è – e sarà sempre – non occuparsi dei problemi, a prescindere dall’importanza che
gli viene attribuita.

Cosa fare contro il benaltrismo

Come sempre, bisogna essere informatə. La persona di fronte a noi probabilmente non ha argomentazioni abbastanza valide per continuare il discorso, schermandosi dietro i “veri problemi”. Opporre informazioni
certe, con basi scientifiche o empiriche, può essere un passo in più verso un discorso costruttivo, sia per voi che per il o la benaltrista.
Poi, è importante saper riportare il discorso verso il punto iniziale da cui siamo partitə: anche se il o la
benaltrista vorrà portarvi per la strada nuova, dovete continuare a preferire quella vecchia, prendendovi i vostri tempi.
Infine, la soluzione più efficace ma anche la più difficile è ricordarsi per cosa e chi si sta combattendo: siete
voi e soltanto voi a dare il peso alle cose, non lasciate che il o la benaltrista ve lo portino via, sminuendo il vostro lavoro. Che sia abbattere le discriminazioni nel linguaggio o il sole, l’importante è far parte della soluzione.

Elena Morrone

Elena Morrone

Elena Morrone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ultimi Post

Lettere d’amore

Racconti, Rubriche

Doctor Who e la rigenerazione in donna: ecco perché era DANNATAMENTE ora 

Attualità, Cinema, Femminismo

Billie Holiday: il blues e la lotta contro il razzismo

Arte, Storia

LA SINDROME DI YENTL: CHE GENERE DI MEDICINA?

Cinema, Femminismo, Salute

Cookie & Privacy

Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nella Privacy Policy
Puoi acconsentire all’utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante “Accetta”. Chiudendo questa informativa, continui senza accettare.