Sylvia Plath: anime di cristallo

Sylvia Plath è stata una scrittrice e poetessa statunitense. La depressione di Plath la portò al suicidio nel 1963. Dopo la sua morte ottenne molti riconoscimenti per il romanzo La campana di vetro e le raccolte di poesie The Colossus e Ariel. Nel 1982, Sylvia Plath è diventata la prima persona a vincere un premio Pulitzer postumo.

Speranza e realtà

Sylvia Plath è stata una delle poetesse più dinamiche e ammirate del XX secolo. Quando si tolse la vita all’età di 30 anni, Plath aveva già un seguito nella comunità letteraria. Negli anni successivi il suo lavoro attirò l’attenzione di una moltitudine di lettori, che videro nei suoi versi singolari un tentativo di catalogare la disperazione, l’emozione violenta e l’ossessione per la morte.

Intensamente autobiografiche, le poesie di Plath esplorano la sua stessa angoscia mentale, il matrimonio travagliato con il collega poeta Ted Hughes, i suoi conflitti irrisolti con i genitori e la visione di sé stessa. Le sue poesie catturano la sensazione di un’immaginazione dissoluta e ferita, mostrano ciò che l’egocentrismo rende possibile nella poesia e il prezzo che deve essere pagato per questo, nell’arte così chiaramente come nella morte.

Nella sua forma più articolata Sylvia Plath è una voce cinica, che delinea chiaramente i confini della speranza e della realtà.

Cenni biografici

Nata nel 1932 a Boston, Plath era la figlia di un professore universitario immigrato tedesco, Otto Plath, e di una delle sue studentesse, Aurelia Schober. I primi anni della poetessa trascorsero in riva al mare, ma la sua vita cambiò bruscamente quando il padre morì nel 1940.

Alcune delle sue poesie più vivide, tra cui la famosa “Papà”, riguardano la sua relazione travagliata con il padre autoritario e il sentimento di tradimento che provò quando egli morì. Le circostanze finanziarie costrinsero la famiglia Plath a trasferirsi a Wellesley, nel Massachusetts, dove Aurelia Plath inizia ad insegnare in una classe studi avanzati di segreteria all’Università di Boston. Sylvia Plath era già una studentessa di talento che aveva vinto numerosi premi e aveva pubblicato racconti e poesie su riviste nazionali mentre era ancora adolescente. Dopo l’adolescenza, inizia a frequentare lo Smith College con una borsa di studio e continua ad eccellere, vincendo il concorso di narrativa Mademoiselle un anno e ottenendo una prestigioso posto in una rivista l’estate successiva.

Un’anima di vetro

Fu durante gli anni universitari che Plath iniziò a soffrire di una grave depressione che alla fine l’avrebbe portata alla morte. In una delle sue annotazioni, datata 20 giugno 1958, scrisse: “È come se la mia vita fosse magicamente gestita da due correnti elettriche: gioiosa e positiva e disperata e negativa, qualunque cosa stia correndo in questo momento domina la mia vita, la inonda.” Questa è una descrizione eloquente del disturbo bipolare, una malattia molto grave per la quale non erano disponibili farmaci veramente efficaci durante la vita di Plath. Nell’agosto del 1953, all’età di 20 anni, Plath tentò il suicidio ingoiando dei sonniferi. È sopravvissuta al tentativo ed è stata ricoverata in ospedale, ricevendo cure con l’elettroshock. Le sue esperienze di esaurimento e recupero sono state successivamente trasformate nel  suo unico romanzo pubblicato, La campana di vetro.

Dopo essersi ripresa, la Plath tornò allo Smith per la laurea. Ottenne una borsa di studio Fulbright per studiare all’Università di Cambridge in Inghilterra, e fu lì che incontra il poeta Ted Hughes. I due si sposano nel 1956.

Poesia e morte

Plath pubblicò due opere importanti durante la sua vita, La campana di vetro e un volume di poesie intitolato The Colossus. Entrambi hanno ricevuto recensioni molto calorose. Tuttavia, la fine del suo matrimonio nel 1962 lasciò Plath con due bambini piccoli da accudire e, dopo un’intensa esplosione di creatività che produsse la raccolta di poesie Ariel, si suicidò inalando il gas da un forno in cucina.

Poco conosciuta al di fuori dei circoli poetici durante la sua vita, Plath divenne nella morte più di quanto avrebbe potuto immaginare. In gran parte grazie alla forza di Ariel, Plath è diventata una delle poetesse americane più famose del XX secolo.

La relazione di Plath con Hughes è stata a lungo oggetto di commenti, non sempre lusinghieri per Hughes. La critica femminista, in particolare, tendeva a vedere nel suicidio di Plath un ripudio delle aspettative riposte sulle donne nei primi anni ’60.

Comunque sia andata la sua vita è giusto ricordarla non per la sua morte ma per il suo incredibile talento e per i capolavori che ci accompagnano ancora oggi, in fondo la poesia e la morte inseparabili. L’una non potrebbe esistere senza l’altra.

Graziana Minardo

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