Effie Gray, storia di un divorzio

Londra, aprile 1854 – Non appena il treno lasciò la stazione di King’s Cross, Effie Gray si sfilò la fede nuziale e la mise in una busta indirizzata alla suocera, insieme alle chiavi di casa e al libretto contabile. Fu grazie a quest’azione dettata dalla disperazione che questa donna diventò l’eroina di cui tutte noi non sapevamo di aver bisogno. La sua vita ci appare come quella di un romanzo, ricca di emozioni forti, sofferenze, scandalo e amore passionale; il suo primo marito fu un genio malato, il secondo un pittore ribelle e affascinante.
A tutti è universalmente noto il “triangolo amoroso” tra Effie Gray, il marito John Ruskin e il pittore John Everett Millais, che destò scalpore nella rigida società inglese dell’età vittoriana. Ispirato e brillante, Ruskin era uno degli uomini più in vista di Londra, invitato ai ricevimenti più esclusivi e corteggiato da miriadi di donne affascinanti. La sola idea di scappare da lui risultava inconcepibile. Ma, allora, che cosa si è celato realmente dietro questa vicenda? Una donna che ha avuto una seconda possibilità, ecco cosa. Una seconda possibilità per ribellarsi a un’unione infelice e piena di contraddizioni, tanto più che John Ruskin, astro nascente di Londra, non aveva mai voluto consumare il matrimonio.
Caste, puritane e repressive, ma anche sensuali, spregiudicate e voluttuose. Così l’era vittoriana voleva le sue donne. La regina stessa incarnava le novità e i paradossi della società, in quanto moglie e madre, ma anche sovrana di un vasto impero. Come tutte le giovani ragazze di buona famiglia, anche Effie si adeguò agli standard sociali e convolò a nozze in età molto giovane. Nella sua ingenuità, credeva che avrebbe potuto essere un valido sostegno per il marito nel bel mondo dell’arte e della cultura che tanto la attirava. Niente di più sbagliato. John Ruskin si rivelò un uomo freddo, soffocato dalla costante presenza dei genitori e incapace di darle anche solo il minimo gesto d’affetto; già durante la prima notte di nozze, non volle avere alcun rapporto sessuale con lei. I pettegolezzi londinesi sentenziarono che non era stato tenuto conto del ciclo mestruale, eppure, neanche negli anni seguenti il matrimonio sarà mai effettivamente consumato.
A causa delle continue manchevolezze di John, la salute di Effie iniziò a risentirne: insonnia, malesseri di vario genere e perdita dei capelli. Il marito la portò a Venezia e il viaggio sembrò rinsaldare il loro rapporto; una volta poi tornati a Londra, ebbe inizio la loro ascesa sociale, fino a essere presentati al cospetto della regina Vittoria. Il salotto di Park Street, la loro nuova residenza, si aprì alle migliori figure della cultura e dell’aristocrazia dell’epoca.
Tuttavia, l’indole solitaria di Ruskin lo portava a ritirarsi sempre più spesso a casa dei genitori, dove poteva immergersi indisturbato nei suoi studi. L’animo di Effie era costantemente inquieto, visto che il marito era completamente assente dalla sua vita e ogni tentativo di avvicinamento era risultato inutile; Ruskin non amava i bambini e, tra mille scuse, rimandava continuamente il perfezionamento della loro unione. In una lettera a Mrs Gray, Effie scrisse che John non la riteneva in grado di essere madre, come “se non proprio del tutto malvagia io fossi, come minimo, pazza.”
Perciò, pur circondata dal lusso e da invidiabili amicizie, Effie viveva una completa solitudine. E le cose si sarebbero aggravate ulteriormente, dato che la giovane coppia dipendeva economicamente, in tutto e per tutto, dai genitori di John, i quali approfittarono del loro secondo viaggio in Italia per liquidare la casa di Park Street e prendere un altro appartamento irrimediabilmente lontano dal centro e dalla buona società londinese. Privata della carrozza e confinata in periferia, Effie si ritrovò più sola di prima. Solo nel 1853 si sarebbe presentata la sua seconda occasione, il riscatto di cui tanto aveva bisogno, quando il marito le propose di fare da modella per il quadro di un suo giovane protetto, esponente del movimento pittorico dei preraffaelliti. E così la rivincita di Effie si concretizzò nella figura di John Everett Millais.
Dopo la presentazione del dipinto alla Royal Academy, iniziarono a circolare dei pettegolezzi malevoli sul conto della donna per via del fatto che aveva posato come modella, alimentati dagli stessi suoceri, tanto che la giovane Gray iniziò a sospettare che tutta la famiglia Ruskin stesse cercando di screditarla agli occhi della buona società. A causa di ciò, John, che da tempo desiderava farsi ritrarre, coinvolse sia la moglie sia Millais in un viaggio nelle Highlands, alla ricerca dello sfondo naturale perfetto. Per via del maltempo, le tempistiche del ritratto si allungarono in modo imprevisto e i tre furono costretti ad una convivenza forzata. Come sempre, Ruskin rimase immerso nei suoi studi, così Effie e Millais iniziarono a trascorrere molto tempo in intimità, finendo per innamorarsi, tanto che la giovane ebbe anche il coraggio di confidargli il segreto che oscurava il suo matrimonio.
Una volta tornata a Londra, Effie fu obbligata dalla madre a interrompere ogni corrispondenza con il pittore e cadde in depressione; allora le venne in aiuto la sorellina Sophie, a cui fu accordato il permesso di farsi ritrarre da Millais e costituire, di conseguenza, l’unico canale di contatto fra l’artista e la sorella maggiore. Grazie a Sophie, Effie riuscì a intuire per tempo che i Ruskin stavano cercando di farla passare per pazza e così prese la decisione che le avrebbe cambiato la vita. Contattò Mrs Eastlake, moglie del presidente della Royal Academy, che l’aveva presa in simpatia, e raccontò sia a lei che alla famiglia che le sue nozze non erano mai state consumate. In poco tempo fu organizzata la sua fuga: con la scusa di accompagnare Sophie in stazione, il 25 aprile 1854 Effie Gray prese a sua volta il treno per Bowerswell e lasciò definitivamente i Ruskin.
Di fronte a uno scandalo di tale portata, l’opinione pubblica londinese impazzì; Effie dovette sottoporsi a numerose visite mediche per confermare la sua verginità e le pratiche per il divorzio vennero avviate. In quegli anni, grazie anche alle vicissitudini dei Ruskin, le leggi sul matrimonio subirono un’evoluzione; infatti, prima del 1857, in Inghilterra il divorzio poteva essere concesso solamente grazie a un decreto speciale del Parlamento ed era una faccenda lunga e costosa. Se una donna inglese avesse lasciato il marito, questi avrebbe potuto riportarla a casa con la forza; la moglie avrebbe potuto intentargli una causa per crudeltà, ma solo se il marito “avesse messo gravemente a repentaglio la sua incolumità”. Se fosse tornata a casa da lui spontaneamente, poi non avrebbe più potuto lamentarsi dei maltrattamenti, visto che aveva “condonato” le sue azioni. E lo stesso valeva per l’adulterio: una volta perdonato il marito libertino, non c’era più alcuna possibilità di ottenere una riparazione legale. Durante il regno di Vittoria, solamente a quattro donne fu concesso di divorziare e due casi riguardavano l’incesto.
I legali di Ruskin sostennero che egli aveva stipulato un accordo, subito dopo le nozze, che dichiarava che non avrebbe dovuto consumare il matrimonio fino ai venticinque anni della moglie; anzi, pareva che in seguito fosse stata lei a non voler avere più alcun tipo di rapporto, notizia poi smentita da alcune lettere dello stesso Ruskin, nelle quali affermava il suo “disgusto” nei confronti di Effie. Le ragioni di tale disgusto sono tutt’ora sconosciute, anche se le ipotesi più accreditate riguardavano la sua repulsione per i peli del pube e per il sangue mestruale. Altri, invece, sostennero che si trattava di motivazioni economiche, poiché Ruskin non voleva che i Gray, meno ricchi, attingessero al suo patrimonio. Di qualsiasi natura fossero le motivazioni, alla fine la corte ecclesiastica annullò il matrimonio a causa dell’impotenza di John Ruskin.
Finalmente libera, Effie convolò a nozze con Millais, con cui ebbe la sua occasione di felicità. Nel corso degli anni riuscì a ricostruirsi una vita e anche una reputazione, occupandosi della carriera artistica del nuovo compagno, nonostante Londra la additasse ancora come “moglie di due uomini”. Solamente nel 1896 Effie sarà riammessa a corte, all’età di 67 anni, e questa rappresenterà la sua finale occasione di rivincita, agognata dopo tanto tempo.
Effie Gray, all’apparenza una donna come tante, che tuttavia ha dato prova di molto coraggio e tenacia, riprendendo il controllo sulla sua vita e i suoi affetti. Nonostante le difficoltà, si è rifiutata di continuare a vivere nella menzogna una relazione sempre più distruttiva; ha sofferto molto, sia fisicamente che psicologicamente, ma è stata in grado di rialzarsi a testa alta.
Inconsapevolmente, è stata partecipe di una grande rivoluzione per la figura femminile, dato che lasciare il marito l’ha condotta a sfidare le inflessibili trame sociali, rimodellando l’immagine tipica della donna vittoriana. Effie non avrebbe mai voluto essere un modello da seguire, eppure lo è diventata, dando speranza a migliaia di altre donne nelle sue stesse condizioni; quell’enorme passo verso l’ignoto, compiuto nell’aprile del 1854, ci avrebbe avvicinate sempre di più a quel mondo dove le donne sono libere di iniziare a pensare con la loro testa.
Quando all’allora primo ministro William Gladstone fu domandata la sua opinione sull’incresciosa vicenda, egli rispose: «Se mai doveste sentire qualcuno incolpare Millais o sua moglie o Mr Ruskin, ricordatevi che non c’è stata colpa. Ci fu sfortuna, persino tragedia, ma tutti e tre furono assolutamente irreprensibili.»

Beatrice Gioia

Fonti:
S.F. Cooper, “Effie – Storia di uno scandalo”, trad. Daria Restani, Neri Pozza Editore, 2012
https://www.missdarcy.it/effie-gray-vita-romanzo/

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