La verità, vi prego.

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Dal 6 aprile è possibile vedere “La verità, lo giuro”, il nuovo spettacolo di Michela Giraud su Netflix. 

Caldamente sconsigliato a chi ama il politically correct e sta bene nella sua comfort zone fatta di cose che si pensano ma non si dicono perché “non si fa”, oppure ha appena trovato la quadra tra le varie etichette che circolano in questo nuovo sistema di valori. 

State tranquilli e guardatevi Bridgerton: il duca e il suo cucchiaino non ci sono e fanno un po’ meno sesso ma Anthony fa comunque la sua porca figura quando non annusa l’aria tipo setter inglese. 

Non me ne volete, ma quando ci vuole ci vuole, quella scena non si poteva vedere.

Non ho spoilerato nulla  quindi non finisco in nessun girone maledetto. 

Ma torniamo allo spettacolo di Michela Giraud. 

L’ho visto qualche sera fa, ed è stato illuminante

Ma non quell’illuminazione tipo San Paolo sulla via di Damasco, con tanto di trombe che suonano a festa e putti svolazzanti, o da crisi mistica che mi fa partire zaino in spalla per l’India.

No. 

Più che altro è stato come quando le mestruazioni ti arrivano mentre stai TORNANDO dal mare e non cinque minuti dopo che sei arrivata in hotel. 

Oppure quando hai finito di pulire la lettiera del gatto e quell’infame non ci entra dopo 30 secondi esatti. 

Tipo: ma allora è possibile, si può fare, non è solo una leggenda metropolitana!

E nel caso specifico di questo spettacolo è più un: ma allora si può dire!

Si può mandare a quel paese da un palco la maestra di danza che ti ha fatto patire le pene dell’inferno perché non eri abbastanza aggraziata, magra, leggiadra. 

O perché i tuoi genitori hanno avuto davvero una PESSIMA idea ad iscriverti, tanto per dirne una.

Si può “pestare un merdone” (parole testuali) facendo una battuta su Demi Lovato e il suo essere non binary, ammettendo che era fuori luogo ma soprattutto di non aver capito cosa significasse e di non essere andata a cercare. 

Come facciamo tutti, almeno una volta (quella che ammettiamo almeno): parlare senza sapere di cosa stiamo parlando ma solo perché dobbiamo dire qualcosa. 

Eh ma non si fa, bisogna sempre informarsi, manchi di rispetto, sei una persona orribile…

Ma non le ha mica augurato la morte (come hanno fatto con lei su Twitter, tra l’altro, alla faccia del politically correct. Sempre a sentimento mi sembra di intuire), ha fatto una battuta. 

Pessima? Dipende dal punto di vista. Mi chiedo quanti di quelli che le hanno dato contro si siano informati e sappiano chi è il Divino Otelma. Per dire. 

Fuori luogo? Hai voglia. Però non è che possono essere tutte Kate Middleton, che probabilmente è bionica e il suo gatto non fa nemmeno la cacca. Al contrario del mio che sospetto sia un drago travestito da felino. 

Si sbaglia. Capita anche alle migliori (ma non a Caterina). 

Poi si chiede scusa e si va avanti. E si molla il colpo. 

Sono un paio le cose sulle quali io invece non voglio mollare il colpo: le curvy, i vegani e gli integralisti (inclusi quelli del coaching ma quella è un’altra storia). 

Delle curvy ne parla anche Michela nel suo spettacolo, partendo dalla mail di un’autrice che la definiva “non proprio filiforme”. 

Ora. Io non ne posso più di questi termini zuccherosi e diplomatici per nascondere il proprio pensiero che è tutto fuorché bodypositive. 

Partiamo da un presupposto che vale anche per i vegani e per chiunque voglia dettare regole sulla vita altrui.

La metto giù semplice: io rispetto e non ti stresso per la forma del tuo corpo, per il fatto che hai deciso di nutrirti di bacche (E LA VITAMINA B???? Come se fosse quello il punto) o di seguire alla lettera la Bibbia (anche se nutro seri dubbi a riguardo avendola letta e studiata). 

Tu fai lo stesso con me. 

Che io sia taglia 50 o 62 non ti riguarda.

Che io mangi carne e formaggio non ti riguarda.

Che io decida cosa fare fare del mio corpo, della mia anima, e come nutrire entrambi, indovina?

NON TI RIGUARDA.

Vero, viviamo in un paese libero, ma è libero per tutti, sempre e non a sentimento. Quello va bene solo per mettere il parmigiano sulla pasta al sugo.

Anziché farsi venire la gastrite e consumarsi i polpastrelli per maledire la gente su Instagram e Twitter fate una bella cosa. 

Vivete la vostra vita.

Con le vostre regole. E vedrete che non avrete più il tempo e la voglia di rompere le palle al prossimo. 

E anche io voglio ringraziare una persona. 

Quel docente del liceo classico di Varese che vedendomi avvicinare ai quadri per scoprire se ero stata ammessa alla maturità ha urlato in mezzo alla strada: arriva la miracolata!

Perché sì, nonostante avessi passato un anno di merda come non ne ricordo altri, combattendo contro bulimia e depressione, ero stata ammessa e mi sono pure diplomata.

E adesso ho pure una mio business dove aiuto le donne a dire le cose come stanno, soprattutto alla gente come lui.

Quindi vaffanculo prof. di italiano.

 

Per conoscermi meglio in tutta la mia delicatezza.

Michela Papagno

Michela Papagno

2 risposte

  1. Sono d’accordo, sono una persona diretta e mi piace essere corretta ma quando è troppo è troppo. Penso che esprimere le opinioni e discutere fa parte della civiltà, che confrontarsi e criticare alcuni atteggiamenti fa evolvere, che chi si atteggia a supremo giudice sbaglia in partenza. “Ama e fa ciò che vuoi “ diceva Agostino, mi pare più che sufficiente. Un saluto

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