Lo stereotipo sulle bionde: il conflitto maschilista tra sesso e castità

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 “Una bionda va a passeggio e arriva a un fiume. Vede un’altra bionda sull’altra riva e le grida: “Ehi, come si fa ad arrivare dall’altra parte?” La seconda bionda si guarda intorno, guarda il fiume, si gira a destra e a sinistra, e poi risponde urlando: Ma tu sei già dall’altra parte”.

Dopo che ti sarai fatto una grossa risata (a meno che tu non sia una bionda) vorrei spiegarti come mai barzellette del genere non sono certo da associare a ironia o sarcasmo. Il mito della donna bionda e stupida è un costrutto culturale maschile, ma è stata la cinematografia degli anni ’50 a lanciare lo stereotipo definitivo: un personaggio che punta sul fisico e sulla bellezza. In questo non ci sarebbe nulla di male, l’idea della creazione di un personaggio “Afrodite”, se non fosse per un dettaglio non indifferente: sì, gli uomini preferiscono le bionde, ma poi sposano le more. Gli uomini preferiscono. A poco conta ciò che desidera la donna.

La bionda frivola e lontana dalle tematiche impegnative ha dominato la cultura di massa degli anni ’50 così tanto che il pregiudizio va avanti ancora oggi. Diventata una personalità remissiva e poco intelligente. Quindi non è più semplicemente un personaggio caratterizzato del cinema, ma ormai è una protagonista creata per soddisfare l’esigenza di divertimento dell’uomo. Le sue caratteristiche personali non vengono minimamente considerate.

Donne bionde e pregiudizi

Un pregiudizio è un preconcetto senza fondamento, spesso negativo, che ha una forte influenza sul nostro modo di comportarci e interagire con gli altri. Nel momento in cui un pregiudizio diventa interiorizzato divento incapace di vedere una persona come individuo unico, dotato di diverse sfaccettature. Questo è ciò successo con le donne bionde.

Il più delle volte i pregiudizi si basano su stereotipi e da qui nascono credenze errate e discriminazioni. Ma come siamo arrivati a giudicare l’intera popolazione femminile bionda come attraente ma stupida? Siamo caduti in un errore mentale che deriva dalla nostra tendenza a classificare in modo veloce le informazioni che ci arrivano dal mondo che ci circonda. In breve siamo pigri. Quindi prima hai riso ad una battuta che si basa sulla tua pigrizia mentale.

L’essere attraenti e intelligenti allo stesso tempo è qualcosa che ci risulta di difficile comprensione, qualcosa che non riusciamo ad associare ad un’unica persona. Quante volte ci siamo sentite dire che o sei bella o sei intelligente? Quante volte se un posto di lavoro lo ottiene una donna attraente per tutti è stato merito del suo corpo? Tendiamo a categorizzare in modo semplicistico ciò che ci risulta ambiguo o che conosciamo poco. La nostra mente fa il minimo sforzo per classificare le esperienze, portandoci a generalizzare. A riprova anche dell’aspetto sessista di questo tipo di pregiudizio, basti pensare che è rivolto soprattutto alle donne. Quante battute sugli uomini biondi conosci?

The blonde trope: l’ideale della bionda sexy

Se le bionde sono considerate stupide è soprattutto colpa di Hollywood (e della struttura patriarcale). Il personaggio femminile dai capelli biondi è un caposaldo dei film hollywoodiani. Lo stereotipo della bionda si concretizza in tre tipologie specifiche: dumb blonde, blonde bombshell e ice cold blonde. Considerate in ogni caso come più desiderabili, ma meno intelligenti delle more. Se ci fate caso Marilyn Monroe, Brigitte Bardot e Marlene Dietrich (per citarne solo alcune) sono tutte vere e proprie icone di questo stereotipo.

Il problema di questa tipologia di personaggio è di essere rivestito di tutti i pregiudizi (e giudizi) di una cultura maschilista e patriarcale. La bionda è fatta per piacere all’uomo che vuole esperienze e soprattutto non vuole una donna che lo affronti e che sia suo pari. L’esperienza con le bionde verrà poi superata dal matrimonio con la mora perché altra caratteristica delle prime è la superficialità e inaffidabilità. Insomma non sono buon materiale per un matrimonio o una famiglia, ma per divertirsi sì.

Le donne bionde nella storia sono sempre state considerate più attraenti, ma cultura e advertising hanno sfruttato questa percezione. Sono percepite dagli uomini come donne capaci di divertirsi di più e per questo reputate in meno serie/intelligenti rispetto a donne con altri colori di capelli. Ma chiariamo una cosa: non esiste alcuna prova scientifica che stabilisca che le bionde siano meno intelligenti o che il colore dei capelli influenzi il QI di una persona.

Se porti i capelli chiari faranno scherzi sul tuo aspetto e le tue capacità lavorative. Basti vedere nel mondo del giornalismo come le notizie serie venivano affidate a uomini, mentre quelle frivole e leggere alle donne. Tutte discriminazioni che sono sempre sembrate giustificate. Una mera caratteristica fisica, come il colore dei capelli, che determina la tua intera persona e le tue competenze lavorative e interazioni sociali. Possiamo tutti ammettere che categorizzare un intero gruppo di persone a causa del colore dei capelli è ridicolo, eppure carta stampata, pubblicità e cinematografia hanno contribuito a rafforzare e perpetuare uno stereotipo basato sul nulla.

Madonna-Whore dichotomy: o sei desiderata o sei amata

In un’ottica più generale, che non riguarda solo le donne bionde, è stata teorizzata la “Madonna-Whore dichotomy” (MWD): la tendenza maschile a concepire la donna come casta oppure come puttana. Questa dicotomia è una polarizzazione della percezione della donna: la casta, pura, buona contro la puttana promiscua e seduttiva, due visioni considerate opposte e inconciliabili.

Un complesso che causa problemi sia all’ uomo, incapace di gestire insieme relazione e desiderio sessuale, che alla donna, che viene costantemente svilita e messa da parte (con annessa rinuncia ai propri desideri). Questo va a restringere l’autonomia della donna, ma anche ad alterare le relazioni intime che gli uomini hanno con esse.

Rappresentare due visioni opposte delle donne: la madonna contro la puttana. Uno scontro tra la vergine Maria e Eva. Freud fu il primo a formulare il Madonna-Whore complex, teorizzando che inibiva la capacità degli uomini eterosessuali a concepire nella stessa donna tenerezza e sensualità. Secondo Freud i soggetti maschili che soffrono di questo complesso si eccitano solo quando degradano il loro partner riducendolo a un oggetto sessuale. Questo perché un partner che rispettano non sarebbe in grado di essere sessualmente desiderabile per loro.

Gli psicologi evoluzionisti vedevano il MWD come un derivato del ruolo riproduttivo degli uomini. Vedere le donne fedeli come potenziali partner duraturi mentre quelle promiscue solo come occasionali esperienze. Le more degne del sacro vincolo del matrimonio, le bionde al massimo per il divertimento. Quindi: grande desiderio sessuale nei confronti di donne reputate partner occasionali, che a sua volta scatena scarso desiderio nei confronti di donne reputate come possibili partner per la vita.

Femminismo e MWD

Con le teorie femministe abbiamo un terzo approccio che considera anche i cambiamenti culturali e il potere di certe strutture sulla sessualità. Il MWD è un’ideologia che rafforza il patriarcato. La donna è costretta ad essere classificata in due tipologie esclusive e che sembra che nella visione maschile non possano coesistere. Quindi andrebbe anche a rafforzare l’ineguaglianza di genere, limitando l’espressione personale della donna e la definizione della sua identità sessuale.

Il patriarcato propone alle donne due rigidi copioni. O scegli un cammino di castità oppure sarai vista come cattivo materiale di moglie e madre. E la cattiva reputazione sessuale per una donna è ancora oggi una condanna a morte sociale. La stessa oggettivazione sessuale e il sessismo contribuiscono alla giustificazione secondo la quale le donne meritano di essere trattate così. Sono valutate solo in base alla scala del piacere sessuale maschile. Tutto, dai pregiudizi al MWD, rafforza la dominazione maschile.

Forse bisognerebbe ricordarsi che se siamo in grado di riconoscere come gli stereotipi e i pregiudizi regolano la nostra vita e le nostre interazioni sociali siamo anche capaci di reagire cambiandoli.

Erica Nunziata

Erica Nunziata

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