Ottessa Moshfegh – Nostalgia di un altro mondo

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
ottessa moshfegh

La vita è incredibile, Stephanie Reilly. Abbiamo vinto la lotteria solo per il fatto di poter vivere su questo pianeta meraviglioso. Quando riesco a mantenere questo atteggiamento positivo, un pazzo potrebbe pestarmi quanto vuole, spezzarmi tutte le ossa. Non sento dolore.

Non è strano che tutti ci sforziamo di abbracciare le nostre imperfezioni e tuttavia continuiamo ad aspirare a essere perfetti? Chiede Otessa Moshfegh ribaltando i ruoli in un’intervista* dedicata alla sua raccolta di racconti. Guardati attorno, esiste qualcosa che non sia contorto e oscuro? È la vita. È così che l’autrice del celebre romanzo “Il mio anno di riposo e oblio” riesce a esprimere in poche e semplici parole tutta l’anima dei 14 racconti contenuti nella raccolta “Nostalgia di un altro mondo” e precedentemente pubblicati su numerose riviste come la Paris Review e il New Yorker.

I protagonisti

I protagonisti sono outsider dall’animo disturbato e inquieto, ritratti in contesti di vita grotteschi e disturbanti, dove la ricerca di bellezza, estetica e perfezione è sostituita da un grande inno alle “brutture” della vita di tutti i giorni. Tra insegnanti che si rifugiano nella casa di villeggiatura per abbandonarsi alla noia e all’uso di sostanze stupefacenti, anziani che spiano i movimenti di giovani vicine appena trasferitesi e giovani che fuggono da luoghi in cui “non succede mai niente” in cerca di una fama che resterà immaginaria, i protagonisti di “Nostalgia di un altro mondo” sembrano desiderare di migliorarsi, senza tuttavia riuscirci, ricadendo costantemente nelle loro pulsioni e nei loro difetti.

Il significato


Perché non posso semplicemente fare ciò che so essere la cosa giusta? Perché non possiamo semplicemente comportarci nel modo giusto? Continua Otessa Moshfegh, spiegando come la sua scrittura nasca dalle incongruenze quotidiane, dalla frequente mancanza di un legame saldo tra cosa pensiamo e come agiamo. Molte vite non vanno da nessuna parte e la cosa interessante è ciò che accade dentro in quel momento. È quindi la mancanza di significato, la devozione per ciò che pare guasto ed erroneo (concretizzato anche nella rappresentazione dei corpi in tutti i loro difetti e in tutta la loro organicità) il fil rouge che unisce i 14 protagonisti. È il vivere vite che non sembrano andare proprio da nessuna parte, ma che, a uno sguardo più attento, nascondono grande autenticità e un senso di meraviglia verso l’esistenza.

*intervista di VINTAGE BOOKS (YouTube)

Ottessa Moshfegh

Ottessa Moshfegh è una scrittrice e saggista statunitense nata a Boston nel 1981. La sua storia con la scrittura, iniziata fin da subito, si concretizza dopo alcuni anni di viaggio e sperimentazione, durante i quali abbandona la carriera di insegnante per inseguire una vita alternativa a Wuhan, in Cina. Dopo quest’esperienza, la scrittrice torna infatti negli Stati Uniti, dove si concentra sulla stesura dei suoi primi racconti, pubblicati su The Paris Review e subito premiati dalla critica. Nel 2014 esce il suo romanzo breve McGlue e nel 2015 il suo secondo romanzo Eileen entra a far parte delle opere finaliste al Booker Prize.
La sua raccolta di racconti Nostalgia di un altro mondo viene pubblicata dalla Penguin Press nel 2017, mentre Il mio anno di riposo e oblio è tuttora considerato uno dei migliori (e più calzanti) romanzi pubblicati tra il 2018 e il 2020.

Irene Serra

Irene Serra

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ultimi Post

An unbelievable story of rape: come si racconta uno stupro

Violenza di genere

Una storia (non) violenta.

Racconti, Rubriche

It’s been a Pleasure, or maybe not

Cinema

Questo è il piacere: il #metoo raccontato in modo inedito

Biblioteca digitale, Letteratura, Recensioni

Cookie & Privacy

Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nella Privacy Policy
Puoi acconsentire all’utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante “Accetta”. Chiudendo questa informativa, continui senza accettare.

I giovani narcisisti: quando nasce la violenza