MONKEYPOX E GBMSM: COMBATTERE LO STIGMA, CONOSCERE I RISCHI REALI

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Il Monkeypox è una malattia infettiva causata dal Monkeypox virus o virus del vaiolo delle scimmie, un virus zoonotico che a differenza del vaiolo virus o smallpox ormai scomparso, ha come serbatoio naturale scimmie e roditori, e non appunto l’uomo, che però può infettare con salto di specie definendo quella che è a tutti gli effetti una zoonosi.

Monkeypox virus è endemico in aree dell’Africa centrale e occidentale, ma nello scorso maggio 2022 alcuni paesi in cui il vaiolo delle scimmie non è endemico hanno segnalato casi di monkeypox, in particolare paesi dell’area europea e delle Americhe. La maggior parte dei casi segnalati di vaiolo delle scimmie è stata rilevata nei maschi tra i 18 e i 50 anni e, per ora, principalmente – ma non esclusivamente – tra gli uomini gay/bisessuali e/o che hanno rapporti sessuali con uomini (GBMSM).

Un uomo mostra uno striscione con la scritta “Dov’è la vaccinazione?” durante la manifestazione del Christopher Street Day a Berlino, il 23 luglio 2022 – foto di Emmanuele Contini.

Chi è a rischio?

L’identificazione della categoria di persone a maggior rischio di contagio e di quelle a maggior rischio di complicanze permette di avviare misure di prevenzione primaria e secondaria realmente efficaci, è dunque uno strumento collettivo utile ad arginare il fenomeno a livello comunitario e non deve essere strumentalizzato per alimentare lo stigma nei confronti della comunità LGBTQ+ con finalità politiche.

Va specificato che il vaiolo delle scimmie può essere trasmesso a chiunque, indipendentemente dall’orientamento sessuale, attraverso il contatto con fluidi corporei, con le lesioni corporee causate dalla malattia o con oggetti condivisi. Può diffondersi da persona a persona attraverso il contatto fisico stretto, attraverso baci, abbracci, sesso orale e penetrativo sia vaginale che anale con una persona infetta.

Dal punto di vista epidemiologico è noto che nella comunità di persone GBMSM si riscontrano semplicemente maggiori probabilità di contrarre l’infezione oltre che per il numero di partner anche perché nei rapporti anali il rischio di lacerazione delle mucose è più alto. Ma una volta che una persona è stata infettata, chiunque ne venga a contatto nelle modalità specificate è a rischio contagio.

Monkeypox non è una IST!

L’errore sta nel considerare monkeypox una IST (infezione sessualmente trasmissibile): sebbene sia stato isolato il virus dal liquido seminale non si tratta di una malattia sessualmente trasmessa. Questo, dunque, implica che non sia in realtà corretto affermare che possa colpire preferenzialmente alcune fasce o categorie di popolazione piuttosto che altre: un errore simile è stato commesso con l’AIDS negli anni ‘80 stigmatizzando gli omosessuali e in quel caso anche i tossicodipendenti, con il risultato di far crescere enormemente la malattia fra i soggetti eterosessuali convinti che il rischio non li riguardasse.

A chi è riservato il vaccino JYNNEOS ?

In Italia il Ministero della Salute ha fornito le indicazioni per la strategia vaccinale contro il vaiolo delle scimmie lo scorso 5 agosto. Considerando l’attuale scenario epidemico e la limitata disponibilità di dosi di vaccino JYNNEOS (MVA-BN), il vaccino verrà riservato inizialmente ad alcune prime categorie ad alto rischio, tra cui persone gay, transgender, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM) i quali svolgano un’attività sessuale non monogamica, ovvero si trovino in una delle seguenti condizioni citate nel documento consultabile al link https://www.salute.gov.it/portale/malattieInfettive/dettaglioFaqMalattieInfettive.jsp?lingua=italiano&id=291:

-storia recente (ultimi tre mesi) con più partner sessuali;

-partecipazione a eventi di sesso di gruppo;

-partecipazione a incontri sessuali in locali/club/cruising/saune;

-recente infezione sessualmente trasmessa (almeno un episodio nell’ultimo anno);

-abitudine alla pratica di associare gli atti sessuali al consumo di droghe chimiche (Chemsex).

Si è parlato delle persone a maggior rischio di contagio perché sono quelle a cui verrà riservato il vaccino ora che questo ha ancora una disponibilità limitata, ma l’obiettivo è quello di proteggere indirettamente tutti, perché va ribadito che tutti sono a rischio.

Le persone invece a più alto rischio di complicanze causate dalla malattia sono le persone immunodepresse, le donne in gravidanza e i bambini.  Le complicazioni includono infezioni cutanee secondarie, broncopolmoniti, sepsi, encefaliti e infezione della cornea.

Come riconoscere i sintomi

Quali sono invece i sintomi del vaiolo delle scimmie? Febbre, sonnolenza, dolori muscolari e mal di testa. L’eruzione cutanea si sviluppa di solito da uno a tre giorni dopo l’inizio della febbre ma può anche presentarsi prima dei sintomi generali o in una minoranza di casi può non presentarsi. Interessa soprattutto le aree ano-genitali, il tronco, le braccia e le gambe, il viso, i palmi delle mani e le piante dei piedi, nel 5% dei casi il cavo oro-faringeo. Le lesioni cutanee o mucose si presentano come macule che si evolvono in papule, vescicole, pustole e croste. A partire dalla caduta con scomparsa delle croste e rigenerazione della cute o mucosa sottostante si considera la fine del periodo di trasmissione del virus.

Il caso della Spagna

Per meglio comprendere l’andamento della malattia nella popolazione generale riportiamo l’esempio dei risultati condotti da uno studio spagnolo di coorte multicentrico, prospettico e osservazionale pubblicato su Lancet lo scorso 8 agosto 2022

181 pazienti hanno avuto una diagnosi confermata di vaiolo delle scimmie e sono stati arruolati nello studio. 

-166 (92%) sono stati identificati come uomini gay, uomini bisessuali o altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM) e 15 (8%) identificati come uomini eterosessuali o donne eterosessuali. 

-L’età media era di 37 anni.

-32 (18%) pazienti hanno riportato una precedente vaccinazione contro il vaiolo.

-72 (40%) erano sieropositivi.

-Otto pazienti (11%) avevano una conta di cellule CD4 inferiore a 500 cellule per μL(condizione di immunodeficienza).

-A 31 pazienti (17%) è stata diagnosticata una simultanea infezione sessualmente trasmessa. 

-L’incubazione mediana è stata di 7 giorni.

-Tutti i partecipanti si sono presentati con lesioni cutanee: 141 (78%) partecipanti avevano lesioni nella regione anogenitale; 78 (43%) nella regione orale e periorale. 

-70 (39%) dei partecipanti hanno avuto complicazioni che hanno richiesto un trattamento: 45 (25%) hanno avuto una proctite, 19 (10%) hanno avuto tonsillite, 15 (8%) hanno avuto edema del pene, sei (3%) un ascesso e otto (4%) avevano un esantema. 

-Tre (2%) pazienti hanno richiesto il ricovero ospedaliero.

-La carica virale era maggiore nei tamponi della lesione rispetto ai campioni faringei.

-108 (65%) su 166 MSM hanno riportato sesso anale-ricettivo. 

-MSM che ha praticato sesso anale-ricettivo presentava proctite e sintomi sistemici prima dell’eruzione cutanea più frequentemente rispetto a MSM che non praticavano sesso anale-ricettivo. 

-18 (95%) dei 19 partecipanti con tonsillite hanno riferito di aver praticato sesso orale-ricettivo. 

-Il tempo mediano dall’inizio delle lesioni alla formazione di una crosta secca è stato di 10 giorni.

Le conclusioni dello studio riportano che il vaiolo delle scimmie ha causato lesioni e complicazioni genitali, perianali e orali, tra cui proctite e tonsillite. A causa della variabilità delle presentazioni, i medici dovrebbero privilegiare dei test diagnostici ad alta sensibilità per il sospetto e il riconoscimento del vaiolo delle scimmie . I tamponi delle lesioni cutanee in particolare sono quelli che hanno mostrato le cariche virali più elevate, il che, combinato con la storia dell’esposizione sessuale e la distribuzione delle lesioni, suggerisce inoltre che proprio il contatto ravvicinato è probabilmente la via di trasmissione dominante nell’attuale focolaio.

Cosa (non) fare in caso di diagnosi di monkeypox

Le raccomandazioni in conclusione sono quelle di astenersi dai rapporti sessuali e di evitare il contatto ravvicinato e in particolare “pelle a pelle” per un periodo da definirsi individualmente su indicazione del medico curante se si avvertono i sintomi di cui sopra e insolite eruzioni cutanee e mucose. È bene ricordare sempre di avvisare eventuali partner nel caso si riceva la diagnosi di monkeypox, in tal caso consultare e far consultare il proprio medico curante.

È altresì importante non generare allarmismi: ad eccezione delle categorie fragili di cui si è parlato, nell’attuale focolaio e nella maggior parte dei casi i sintomi del vaiolo delle scimmie scompaiono da soli entro poche settimane senza lasciare alcuna sequela.

Dominica Lucignano

Dominica Lucignano

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