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Charlotte Abramow, tra surrealismo e femminismo

Avete presente quelle opere d’arte che vi toccano profondamente? Che vi parlano? Ecco, quando ho visto per la prima volta le opere di Charlotte Abramow mi sono sentita così. Grazie a quest’artista mi sono ricordata, ancora una volta, dei motivi per cui mi considero una femminista e delle ragioni per cui lotterò ogni giorno affinché sempre più persone lo diventino. 

Innanzitutto, Charlotte Abramow è un’artista, fotografa e regista belga di 29 anni. Amante dell’arte sin da bambina, ha studiato in scuole d’arte prestigiose e ha vinto numerosi premi per la sua originalità. Di originalità, infatti, ne ha da vendere, perché le sue opere sono estremamente evocative, oltre a essere molto educative. Lei parla di corpi e di sesso senza vergogna, anzi celebrando le differenze e l’unicità di ognuno. E lo fa in un modo incredibile.

Al centro delle sue opere troviamo argomenti fondamentali come la scoperta del piacere e il significato del consenso, ma anche il rispetto per il proprio corpo e per quello degli altri, l’accettazione di sé e la bellezza della diversità. Per alcune persone le sue opere potrebbero apparire scioccanti, quasi esagerate: si vedono seni, vulve, sangue mestruale. Il femminismo traspare e molto spesso è protagonista, ma non si parla solo di quello, anzi. Ogni lavoro di Abramow è un tentativo di abbattere quella mascolinità tossica che purtroppo conosciamo e che ci danneggia in modi sempre meno velati:

Nuages, 2015

È proprio la vergogna, o meglio l’eliminazione della stessa, secondo me, ad essere al centro dei suoi lavori. Me ne sono resa conto soprattutto quando ho letto il libro che ha scritto per la serie Sex Education su Netflix, in cui ci spiega le basi dell’educazione sessuale che a scuola, purtroppo, non abbiamo mai imparato. Le sue illustrazioni sono delicate e dirette. Oltre a ciò, contribuiscono ad abbattere il senso di disagio che a volte proviamo nel parlare di argomenti riguardanti la sfera sessuale. Abramow ci invita quindi a parlare di sessualità, a rifletterci e a confrontarci con essa. Ci prende per mano e ci fa capire che è una cosa bella, che non dobbiamo trascurare. 

Lei dedica molto del suo lavoro anche alla scoperta del piacere femminile, in un modo potentissimo. Ci ricorda, ad esempio, che solo nel 2017 il clitoride è stato rappresentato in modo adeguato nei libri di testo scolastici francesi e che: “Gli esseri umani erano già stati sulla luna molto prima di vedere questo organo chiave del piacere femminile”. Un altro lavoro a mio avviso straordinario è Vulvotopia, in cui Abramow ci mostra delle vulve di forme e colori diversi, senza in realtà mostrarcele. Vuole raccontarci che: “La rappresentazione della vulva qui è poesia e forza, una fonte di piacere e di vita”. Non è meraviglioso?

Vulvotopia, 2018

Abramow è poetica, divertente, buffa, sincera e provocatoria allo stesso tempo. Le sue opere potrebbero mettere a disagio qualcuno, ma è proprio quello l’obiettivo. Sembrano dirci: “Ah, allora provi vergogna a vedere un corpo grasso o del sangue mestruale? E perché? Prova a ragionarci.” In questa foto, dal titolo Rosso su bianco, la pittrice ha uno sguardo di sfida e credo si capisca bene il concetto di cui ho appena parlato: 

Rouge sur blanc, 2018

In quest’altro lavoro dal titolo Censura assurda, invece, l’artista ha riprodotto in chiave moderna Gli amanti di Magritte, artista a cui Abramow si ispira moltissimo. L’elemento essenziale della foto è il fatto che Abramow abbia ritagliato il capezzolo maschile e l’abbia incollato su quello femminile. Si tratta chiaramente di una critica verso la censura che ancora avvolge i capezzoli femminili sui social: 

Absurde censure, 2018

I temi che Abramow affronta mi stanno molto a cuore, penso l’abbiate capito. Per questo quando qualcuno li porta alla luce e li affronta con delicatezza e rispetto sono molto felice. Tutti noi possediamo un corpo che occupa spazio nel mondo e siamo quindi automaticamente coinvolti in ciò che lei affronta tramite la sua arte, che lo si voglia o no. Le opere di Charlotte Abramow sono dunque un invito a parlare della nostra corporeità e di come la viviamo. Troppo spesso ignoriamo il fatto di avere un corpo, ma invece c’è, esiste e abita il mondo nella sua interezza, con “difetti”, pregi e desideri. Dobbiamo parlarne in modo che sempre più persone capiscano che non c’è vergogna nel fatto di volere bene al nostro corpo e soprattutto di viverlo, qualsiasi forma e colore esso abbia. Tutti, ma proprio tutti, ce lo meritiamo.

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Elisa Manfrin

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