Cerca
Close this search box.

La gravidanza attraverso la mostra Introspection di Diana Orving

Dal 24 novembre 2022 al 24 febbraio 2023 Tempesta Gallery di Milano ha ospitato le opere di Diana Orving con la mostra Introspection, una serie di sculture e installazioni tessili che, nel loro insieme, creano un suggestivo spazio scenografico. In questo ambiente coinvolgente, l’artista ha permesso alle spettatrici e agli spettatori di esplorare il suo vissuto personale in un momento molto delicato della sua vita: la gravidanza.

Classe 1985, Orving è originaria di Stoccolma, in Svezia, dove esordisce come stilista d’avanguardia sbarcando anche all’estero. Da due anni a questa parte ha scelto di dedicarsi totalmente al lavoro di artista, pratica che le permette di dare forma alle sue emozioni. Attraverso l’immediatezza e l’imprevedibilità del gesto, Diana Orving interviene direttamente sulla materia plasmando i suoi stati d’animo, così come i vari processi mentali e fisici che li accompagnano. La forza delle opere risultati non scaturisce solamente dalla loro materialità, che spesso trasmette un senso di movimento e di leggerezza, ma anche dal loro lato più spirituale, poiché, per l’artista, l’arte riesce a comunicare un messaggio che va oltre le parole.

Diana Orving

La mostra si apriva con una grande installazione side-specific dal titolo Becoming la cui forma ricordava una placenta. L’opera, realizzata in diverse varietà di iuta riciclata, poiché sospesa e di grandi dimensioni, catturava immediatamente l’attenzione dei visitatori e delle visitatrici trasmettendo sia un senso di leggerezza, sia di potenza. Orving è affascinata proprio dal grande formato, caratteristica che le permette di avere meno controllo sulla resa finale dell’opera dando vita a creazioni sempre più imprevedibili. La placenta, inoltre, rappresenta di per sé l’atto della nascita, processo straordinario che riguarda tutti gli esseri viventi, animali e piante inclusi: l’opera, in questo senso, si fa portavoce del legame che ci unisce con il resto del mondo. Oltre a Becoming, all’interno della galleria vi erano anche Observer I, II, opere in grado di farci sentire tanto sotto osservazione quanto accolti, e alcuni dipinti scultorei, Presence I, II, III, lavori in movimento che mettono in connessione la forma del paesaggio naturale con quella del corpo femminile.

Introspection
Diana Orving e Becoming

A mio parere, una caratteristica comune alle opere di Orving è la molteplicità delle sensazioni e dei rimandi che i suoi lavori trasmettono. Le sue creazioni, proprio perché nate dall’improvvisazione e dalle emozioni provate, lasciano spazio alle più disparate interpretazioni che, spesso, sfociano anche in contraddizioni: se un’opera come Becoming risulta essere leggera ed eterea, il suo grande formato fa trasparire al contempo una grande forza. Questa polarità di significati riesce a trasmettere perfettamente al visitatore e alla visitatrice la complessità della gravidanza: questa condizione, difatti, genera un cambiamento del corpo in funzione della nuova vita che ospita; i muscoli si rilassano, il ventre crea spazio, aumenta la ritenzione idrica e possono comparire delle smagliature. Nonostante sia straordinario il fatto che il corpo si modifichi senza alcun intervento attivo per dar supporto a un’altra vita, per molte persone l’alterazione corporea conseguente alla gravidanza rappresenta una grande fonte di paura proprio perché la fisicità si trasforma indipendentemente dal nostro controllo. Questo accade soprattutto perché il giudizio altrui, rafforzato dalla nostra società patriarcale e fortemente giudicante nei confronti dei corpi, rende difficile vivere con serenità questa fase della vita. Al contempo, è proprio da questa metamorfosi eccezionale che si riesce a comprendere il proprio potere e le proprie capacità.

L’arte di Diana Orving, sicuramente, non ci dà una risposta chiara e univoca sull’esperienza della gravidanza, ma ci accompagna nel suo percorso nel modo più sincero possibile: abbracciando e trasmettendo la complessità di un’emozione.

Ilaria Rusconi

Ilaria Rusconi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi Post

L’hai mai visto bene un porno?

Sessualità

A Sign of Affection: nel mondo senza suoni di Yuki

Attualità, Cinema, Femminismo, Letteratura, Recensioni

Evelyn Nesbit

Storia, Violenza di genere

Antonia Pozzi e l’infinito desiderio di leggerezza

Letteratura

Cookie & Privacy

Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nella Privacy Policy
Puoi acconsentire all’utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante “Accetta”. Chiudendo questa informativa, continui senza accettare.

Quando l’arte diventa consapevolezza: Francesca Menghini, Unbounded