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Quanto siamo disposti a sacrificare per la libertà?

La libertà mi ha sempre affascinata. Mi hanno sempre affascinato tutte le sue sfaccettature e definizioni. Personalmente trovo che parlare di libertà sia veramente difficile.  Volendo fare un po’ di filosofia, partirei dicendo che il concetto di libertà fa parte dell’inconscio collettivo, riprendendo un termine coniato da Jung. Lo psichiatra svizzero definisce l’inconscio collettivo come un contenitore psichico universale, nel quale tutti noi conserviamo gelosamente concetti e simboli innati, che non vengono dalla nostra esperienza né tantomeno dalla nostra conoscenza.

Dovendoci pensare infatti, direi che il termine libertà non debba essere spiegato a nessuno. Ognuno è in grado di dare una propria definizione, già a partire dall’età prescolare. A seconda dell’età, della cultura e delle caratteristiche individuali, il significato di libertà può variare molto. Potremmo immaginare che, per un bambino di cinque anni, il significato di libertà sia quello di giocare fino a tardi, nonostante il giorno dopo debba andare a scuola. Per un adolescente invece il concetto di libertà potrebbe essere semplicemente ricollegato alle prime uscite serali tra amici e senza genitori.

Pensando alla prima volta in cui mi sono sentita libera, mi viene alla mente un episodio in particolare. Intorno ai 7 anni, i miei genitori mi hanno detto che saremmo andati a comprare un paio di occhiali da sole e che avrei potuto scegliere quello che più preferissi tra tutti i modelli. Inutile dire che ho provato tantissimi occhiali ed alla fine ne abbiamo comprato un paio che mi facevano impazzire. Era estate, erano i tempi di “Hips don’t lie” di Shakira e nonostante fossi timida, mi sentivo veramente una diva con indosso quegli occhiali.

Ripensando oggi a quel paio di occhiali, mi accorgo di quanto siano stati per me un simbolo, quanto abbiano scandito un momento di passaggio tra l’età in cui i genitori ti dicono quale sia la cosa migliore da fare e l’età in cui siamo in grado di cominciare a fare liberamente piccole scelte. Sinceramente non so se ho sempre i miei occhiali da sole del 2005, ma ho conservato vivo il ricordo di quella bambina che era così fiera dei suoi occhiali, della sua prima “grande” libera scelta. Crescendo poi la libertà per me è diventata viaggiare. Ho capito che per me la libertà era scoprire nuovi luoghi, nuove culture ed essere libera di sbagliare in un ambiente non familiare.

Sempre viaggiando e crescendo però mi sono accorta di come cambiasse la concezione di libertà, a seconda dell’interlocutore. Purtroppo non tutti abbiamo la stessa possibilità di pensarci liberi. Purtroppo alcune definizioni di libertà sono molto limitate rispetto ad altre a causa di fattori socio-economici o familiari per esempio.

Negli anni, diverse definizioni soggettive di libertà mi hanno colpita ed anche in parte cambiata. Alcune di queste libertà le condividevo a pieno, altre parzialmente ed alcune tutt’oggi non le ho capite. Ho parlato con persone per cui la libertà è la tranquillità, la possibilità di avere la testa libera da preoccupazioni. Per altri la libertà è spendere i soldi per fare ciò che più amano. Ho sentito dire a più persone che la libertà consistesse nell’avere l’opportunità di lavorare, ma ne ho sentite altrettante dire che la libertà sia non avere un lavoro. Trovo poi interessante quanto la nostra definizione di libertà non sia statica ma plastica e possa cambiare nel tempo ed a seconda delle circostanze.

Recentemente mi ha colpito la definizione di libertà che mi ha dato un mio amico. Parlando mi ha detto che per lui la libertà consiste nell’assenza di forti legami inter-personali. Dopo una prima fase di titubanza nei confronti della sua teoria, ho analizzato meglio il suo punto di vista e ho capito che in realtà, in parte, condivido anch’io questa visione della libertà. Prima di arrivare a questa conclusione però, ho pensato: “okay ma quindi a che prezzo? Qual è il prezzo che sono ed in senso più lato, siamo, disposti a pagare per attenerci alla nostra definizione di libertà?”. Per esempio, personalmente non rinuncerei ai rapporti profondi che ho, con le persone a me più care, solo per sentirmi più libera. Non mi sentirei più libera a non avere nessuno da chiamare per aggiornarlo su come sto, su cosa ho fatto e per interessarmi alla sua vita.

A tal proposito mi viene in mente un filosofo del 1600, Thomas Hobbes. L’autore inglese aveva ben chiaro quanto uno stato potesse sbilanciarsi nel concedere libertà ai propri cittadini. Tuttavia sapeva anche quanto questa fosse limitata, rispetto alla libertà infinita che gli esseri umani, potenzialmente, hanno. Secondo la filosofia politica di Hobbes infatti, gli uomini, senza un contratto sociale e quindi delle leggi, sono costantemente in guerra gli uni con gli altri per difendere la propria esistenza. Questi uomini necessitano quindi di stipulare un patto che li priverà di parte della loro libertà, ma gli garantirà un’esistenza più serena, nel rispetto delle leggi. Fino ad oggi però non è mai esistito un paese nel quale ci fosse il completo rispetto delle leggi e quindi la sicurezza auspicata nelle teorie di Hobbes.

Nella storia gli uomini hanno seguito il consiglio del filosofo politico inglese e hanno sviluppato società, più o meno complesse, ma che comunque impongono delle regole e quindi ci privano di libertà. Allo stesso tempo quindi, abbiamo perso parte della libertà che avremmo avuto nello stato di natura, senza un’organizzazione politica e ci abbiamo guadagnato solo una riduzione di quegli atti istintivi e lesivi.

Sostanzialmente -facendo un bel riassunto filosofico- nel mondo di oggi le leggi che ci privano della nostra libertà, potenzialmente infinita, con la promessa di proteggerci, ci rendono salvi solo in parte. Semplicemente viviamo, chi più e chi meno, nel rispetto delle leggi, sperando che nessuno un giorno decida di imporci, senza ovviamente chiedere il consenso, la sua definizione di libertà. In casi patologici infatti la libertà può sfociare nell’uccidere una persona o abusarne a proprio piacimento

Fortunatamente questi casi sono abbastanza rari. La maggior parte delle volte le definizioni di libertà che gli individui scelgono, sono innocue per la comunità; in una percentuale non trascurabile dei casi invece possono essere fastidiose per alcune persone o per l’individuo stesso che decide di applicarle. In una piccola percentuale dei casi invece la definizione di libertà adottata dalle persone è inaccettabile ed estremamente lesiva.

La domanda a questo punto mi sorge spontanea: se ci sono visioni della libertà che non ledono nessuno, visioni della libertà che ledono solo al soggetto che le applica ed altrettante invece che ledono ad individui terzi, fino a che punto siamo pronti a spingerci, qual è il limite che siamo pronti ad accettare per rispettare tutte le differenti visioni della libertà?

Picture of Lavinia Pascariello

Lavinia Pascariello

Una risposta

  1. di profondo e luminoso acume è questo testo: Lavinia ci ha guidato in una riflessione ad ampio spettro, attingendo alla propria intima visione di libertà e allo stesso tempo abbracciandone le altre forme. sta in questo essere liberi: vivere nel pieno spazio della propria vita senza mai sottrarre, ma anzi aggiungere alla vita degli altri. una libertà potenzialmente infinita che si autorigenera ed espande, di cuore in cuore, come in una catena umana che libera e mai imprigiona. grazie Lavinia!

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