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A PRISCILLA NON PIACCIONO LE SCALE DI LEGNO

Priscilla ha paura dell’altezza, ha sempre avuto paura. Quando era piccola si ricorda che anche suo padre aveva paura dell’altezza. Sua madre allora le diceva di seguirla e di stare con lei quando visitavano le chiese ed arrivavano in cima al campanile dove c’era la vista. Priscilla si sforzava ed alla fine riusciva a vedere il cielo aprirsi davanti a lei. Anche suo padre si sforzava e così salivano tutti e tre sul campanile ed ammiravano la città.

Era bello che suo padre avesse la sua stessa paura. Suo padre la capiva. A volte quando c’erano quelle maledette scale di legno che lasciavano intravedere la distanza tra lei e terra, bastava tenere la mano di sua madre così da andare al suo stesso passo, per poter vincere la sua paura e continuare a salire.

A Priscilla piacevano le viste. Suo padre era un amante indiscusso dei punti panoramici. È divertente come proprio loro due che amavano apprezzare il mondo dall’alto avessero paura dell’altezza.

Crescendo Priscilla ha dovuto imparare a salire le scale di legno da sola, a fingere di non aver paura dell’altezza per poter ammirare in compagnia la vista dai palazzi. Molto spesso Priscilla non era più con suo padre quando si trovava ad affrontare la sua paura dell’altezza. La maggior parte delle volte Priscilla non voleva rivelare questa sua paura per timore di essere giudicata o di costringere i suoi amici a cambiare i piani e quindi saliva. Priscilla saliva le scale per lei più paurose e si ritrovava a delle altezze per lei inimmaginabili da raggiungere senza suo padre e sua madre che le tenevano la mano.

Un giorno Priscilla si ritrovò da sola ad attraversare un ponte di ferro che lasciava intravedere il canale sotto i suoi piedi. L’attraversamento del canale non era necessario, esistevano vie alternative, ma lei voleva provare a se stessa che sarebbe riuscita ad attraversare quel ponte e l’ha fatto. Una volta sul ponte, non si è goduta la vista perché era troppo concentrata sulla paura dell’altezza, o meglio del vuoto che era presente sotto di lei. Le avevano già detto che in realtà la sua paura dell’altezza era la paura del vuoto. Questa precisazione le sembrò talmente stupida che quasi si irritò contro il suo interlocutore.

<<Mi sembra ovvio che per paura dell’altezza si intenda paura del vuoto>> pensò Priscilla, <<Chi mai potrebbe avere paura dell’altezza, stare in alto è bello, quello che dovrebbe spaventare tutti è cadere, non salire>>.

La paura di poter cadere ha sempre accompagnato Priscilla ma non le ha mai impedito di tuffarsi da una scogliera. Non amava la sensazione di quando si trovava in cima, a tre metri dal mare e si doveva tuffare, però era bella l’adrenalina di quando il suo corpo si trovava nel vuoto. Il vuoto non le era poi così estraneo. Per lei a volte il vuoto era la solitudine, il buio o la paura.

Priscilla quando aveva paura pensava alle volte in cui si era buttata da una scogliera. Pensava a quanto si fosse dovuta impegnare per saltare e tuffarsi e si ricordava la frase che un giorno qualcuno le disse <<È quando hai più paura di saltare che devi assolutamente farlo>>.

 A volte Priscilla non aveva tutte le risposte, ma si ricordava di questa frase e saltava e si stupiva di quanto fosse bello saltare, nonostante la paura del momento. Le piaceva saltare e scoprire, saltare e cambiare visione delle cose e per quanto potesse farle paura il vuoto, non si è mai pentita di aver saltato.

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Lavinia Pascariello

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