Cerca
Close this search box.
Copertia de "La coda delle lucertole" di Alice Cervia

Alberi e piume: La coda delle lucertole di Alice Cervia

ALBERO GENEALOGICO DELLA FAMIGLIA D’ESTE (RAMO DUCALE) EDITO TRA IL 1560 E IL 1564 DA GIROLAMO FALLETTI. PARTICOLARE ASMO, A.S.E., CASA E STATO, GENEALOGIE, STORIE E NOTIZIE DI CASA D’ESTE, B. 59
ALBERO GENEALOGICO DELLA FAMIGLIA D’ESTE (RAMO DUCALE) EDITO TRA IL 1560 E IL 1564 DA GIROLAMO FALLETTI. PARTICOLARE ASMO, A.S.E., CASA E STATO, GENEALOGIE, STORIE E NOTIZIE DI CASA D’ESTE, B. 59

Ci sono dei libri di cui è difficile parlare senza farsi prendere dalla voglia di descrivere ogni svolta delle loro trame fin nei dettagli più sottili a chiunque capiti accanto. Ti ritrovi a pensarci per giorni dopo la prima lettura (sì, perché poi ne soggiunge immancabilmente una seconda) e ti viene voglia di scrivere una lista di domande da inviare all’autrice, pur sapendo che non saranno mai abbastanza.

È stato questo il caso quando ho letto per la prima volta “La coda delle lucertole” di Alice Cervia, pubblicato da AUGH! Edizioni per la collana Frecce.

Ha ragione sua madre, i cimiteri le sono sempre piaciuti. Tutte quelle foto, tutte quelle storie. Non li ha mai visti come luoghi di fine, ma di nuovi inizi. Quei corpi lì sotto non li pensa ‘sepolti’ ma ‘seminati’ in attesa di ricominciare. Non una destinazione finale, insomma, ma un luogo di passaggio. Si sente a suo agio tra le lapidi e ci si muove fluida, come tra gli scaffali della sua libreria preferita.

Vincenzina Montefiori ha ventitré anni e una quasi laurea in Lettere. Si guadagna da vivere ricostruendo gli alberi genealogici di clienti che stranamente smettono di rispettare gli appuntamenti senza neppure avvisare. La vita sembra scorrere come sempre. Suo padre con l’Alzheimer e il dolore della separazione involontaria provocato dal progresso della malattia, sua madre con cui è sempre così difficile capirsi. Quasi come sempre, perché cominciano invece a infiltrarsi nella sua storia particolari imprevisti ai quali è difficile dare una spiegazione. Questo almeno fino a che non arriva Ruben. Ruben che si presenta con tutta la sua singolarità, le affida un nuovo incarico e forse possiede alcune risposte.

Vincenzina ha molti difetti, qualche pregio e un paio di veri e propri doni. Uno è capire al volo le omissioni. Ruben non stava mentendo, che fosse pazzo o meno era un altro discorso, ma di sicuro c’era qualcosa che non le stava dicendo. Però era rimasta in silenzio, per capire perché avesse scelto proprio lei per raccontare questa strana storia.

***

Ecco, io qualche domanda ad Alice Cervia sono riuscita a farla davvero e a parlare con lei de “La coda delle lucertole”. Eccone qui di seguito alcune (le domande in corsivo):

Vincenzina Montefiori è un personaggio pazzesco, ma non è l’unico. Senza rivelare nulla a chi ancora deve leggerlo, mi vengono in mente Patrick e l’amanuense. Lo stesso Ruben è un personaggio incredibile. Da dove nasce l’idea per questi personaggi? C’è un riferimento alla vita reale, oppure sono assolutamente inventati?

Dipende caso per caso. Nel caso della protagonista, Vincenzina, sicuramente alcuni aspetti della sua personalità, della sua storia sono tratti dalla mia. È un po’ autobiografica, ovviamente con tantissima immaginazione inventiva. L’idea di Vincenzina nasce un giorno in cui, dopo la nascita della mia bambina, stavo provando a compilare un albero genealogico della nostra famiglia da passarle e quindi ho immaginato la storia di una ragazza che per per lavoro si dedicasse a creare alberi genealogici per gli altri, con tutte le ricerche che questo implica.

Invece la nascita del personaggio di Ruben è proprio ispirata a una persona reale che io incontravo tutti i giorni, quando abitavo a Londra. Lui era questo signore che io vedevo sull’autobus e ogni volta era vestito in modo diverso e improbabile. E io non ero mai riuscita a spiegarmi che lavoro, che hobby, che, che stile di vita giustificasse il fatto di vestirsi da pescatore alle otto e mezzo di mattina in centro a Londra. O da capitano di una nave pirata. Aveva veramente degli abbigliamenti fantastici. Io non ho mai avuto il coraggio di chiedergli la ragione di queste scelte o di seguirlo. Scendeva a Camden Town.

Ho letto il tuo romanzo due volte, una non mi è bastata perché durante la prima lettura mi ero fatta prendere dalla frenesia di capire come si sarebbe svolta la trama. Anche perché la storia corre velocissima e c’è un cambio vorticoso di scenari che ti tiene con il fiato sospeso. Poi, alla seconda lettura, più rilassata, mi sono resa conto che ci sono tantissimi temi in questa storia, come ad esempio l’accettazione, o forse dovrei dire la non accettazione della malattia di una persona cara, la linea, se c’è, che separa la vita e la morte, il rapporto madre-figlia. Una denuncia sottile, ma non troppo, al sistema universitario. E la lista potrebbe continuare. Senti che ci sono dei temi ricorrenti nella tua scrittura?

Me ne sono resa conto dopo aver riletto La coda delle lucertole, proprio nelle nelle varie stesure che si fanno quando si ha un libro in bozza, diciamo così. E rileggendo un po’ anche dei racconti precedenti che avevo pubblicato ho capito che c’è un tema, quello dell’anima, che ricorre molto in quello che scrivo, non tanto in senso metafisico, religioso, quanto proprio l’anima come l’identità, il nostro vero essere.

E poi ci sono dei temi che come tu, da lettrice, non hai colto subito, anch’io scrivendo non mi ero resa conto fossero così importanti. Uno di questi è proprio il rapporto di Vincenzina con il padre e me ne sono accorta rileggendolo, che in realtà era fondamentale il padre malato di Alzheimer per Vincenzina che è una detective della memoria. In realtà lei per tutta la storia sta cercando suo padre.

Mi sono accorta di questo e non avevo mai scritto prima un romanzo breve. Ho sempre scritto racconti e quindi è stato divertente rileggermi perché nel racconto breve è più facile trovarsi subito. Capire subito di cosa vuoi parlare. Invece scrivere di più è proprio quasi una seduta d’analisi. Vengono fuori cose che non pensavi avresti tirato fuori. È molto, molto interessante e, come esperimento, è molto, molto faticoso.

Grazie Alice Cervia, e buona lettura.

(L’intera intervista è ora disponibile online: prima puntata del podcast “Mabui” condotto da me per Kon Kon Production!)

Alice Cervia è nata in Toscana nel 1984. Laureata in Scienze politiche, ha lavorato per diversi anni nel settore della comunicazione e attualmente è video production manager per serie animate. Ha pubblicato racconti brevi su “Rivista Blam”, “Coye”, “Piegàmi”, “Bomarscé”, “la nuova carne”, “Rivista Pastrengo”, “Tits’n’Tales”, “Cedro Mag”, “Spore”, “Salmace”, “Nido di Gazza”, “Crack Rivista”. Nel 2022 è stata tra i vincitori del premio “Short Kipple” con Colori Clandestini e del contest letterario “Crimen Cafè” con Vuoti a vendere.

La coda delle lucertole è il suo primo romanzo breve.

Picture of Alessandra Marrucci

Alessandra Marrucci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi Post

Spine

Racconti, Rubriche

Body positivity: le donne celebri che mi aiutano ad amare il mio corpo

Attualità, Bellezza, Salute

MIMI

Racconti, Rubriche

Una piccola riflessione sulla donna in TV: Lorella Zanardo – Il corpo delle donne

Attualità

Cookie & Privacy

Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nella Privacy Policy
Puoi acconsentire all’utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante “Accetta”. Chiudendo questa informativa, continui senza accettare.

Dal bookclub Storie di corpi – “Felicemente seduta. Il punto di vista di un corpo disabile e resiliente” di Rebekah Taussig