Quando si parla di linguaggio e femminile in italiano si entra spesso in un terreno scivoloso. Ci sono termini che continuano a creare resistenze, dibattiti accesi e persino scandali mediatici: direttore o direttrice? Sindaco o sindaca? Poi il caso, ormai noto, di presidente riferito a Giorgia Meloni.
In questo panorama rientra anche una parola che suona ancora strana a molte orecchie:‘personaggia’. Eppure, non solo è la declinazione morfologicamente corretta del maschile ‘personaggio’, ma è anche un termine che porta con sé un significato ben preciso.
In questo articolo si esplora soprattutto l’uso del termine in ambito letterario, ma il concetto può essere facilmente esteso anche al cinema, alle serie TV e a tutte le narrazioni di finzione.
Come nasce il termine ‘personaggia’?
Ad avanzare la proposta del termine fu la ricercatrice Maria Vittoria Tessitore durante una riunione del direttivo SIL (Società Italiana delle Letterate) nel biennio 2009-2011.
Il termine ‘personaggia’ secondo queste studiose ha una sua valenza specifica e può essere utilizzato per riferirsi anche a figure femminili già esistenti in letteratura. La professoressa Elena Porciani, studiosa di letteratura italiana contemporanea, definisce infatti come ‘personagge’ quei personaggi femminili che, a partire da una fase storica ben precisa – individuata soprattutto nella seconda ondata del femminismo – incarnano cambiamenti profondi nelle condizioni di vita e nel diritto di parola delle donne.
La definizione, tuttavia, si applica anche retroattivamente a figure della letteratura precedente che rappresentano questi cambiamenti, non costruite secondo schemi narrativi tradizionali, ma come presenze che portano nel testo un’esperienza vissuta, autentica, spesso scomoda. Tra i numerosi esempi: Elisabeth Bennet, Nora, Margherita Gautier, Mrs Dalloway, Rossella O’Hara.

Scritture, identità e trasformazione
Il concetto di ‘personaggia’ può essere esteso anche ad altri ambiti della produzione culturale “dal margine”, per usare una celebre espressione di bell hooks. Parliamo di saperi e narrazioni che nascono da posizioni di subalternità critica e che mettono in discussione il centro, la norma, il canone.
La pluralità identitaria della personaggia – quel “io sono molte” che ritorna spesso nelle scritture femminili – non riguarda soltanto il genere. Entra in gioco anche ciò che il femminismo della Terza Ondata ha definito come intersezionalità: identità attraversate da classe, razza, sessualità, corpo, linguaggio.
La personaggia, insomma, non è mai una figura monolitica. È contraddittoria e in continua trasformazione.
Secondo la docente di letterature comparate Nadia Setti, la personaggia è spesso un io femminile che fa della scrittura il luogo della propria nascita. Scrivere diventa un atto fondativo, capace di trasformare non solo il racconto, ma anche la storia stessa.
Per questo motivo, l’autobiografia è uno strumento centrale nello statuto della personaggia. Non sorprende che tra gli esempi più emblematici vengano citate le figure create da Goliarda Sapienza come Modesta, protagonista de L’arte della gioia e la bambina e narratrice Goliarda di Io, Jean Gabin e Lettera aperta.

Qui il confine tra vita e finzione si fa poroso e la personaggia diventa il luogo in cui l’esperienza personale si trasforma in gesto politico, oltre che letterario.
Esistono “tipi” di personagge?
Difficile dirlo. La personaggia sfugge alle classificazioni rigide perché nasce proprio dal rifiuto di schemi e stereotipi. Può ribaltarli o reinventarli, ma raramente li accetta così come sono.
Ciò che accomuna le ‘personagge’ è una tensione costante verso la libertà. E questa libertà coincide spesso con la libertà della scrittura stessa. Non è un caso,infatti – come sostiene Nadia Setti – che in molte opere di autrici come Virginia Woolf, Hélène Cixous, Clarice Lispector, Goliarda Sapienza, la scrittura sembri diventare la vera protagonista: una personaggia invisibile ma potentissima, capace di dare forma al mondo.
Parlare di ‘personagge’, dunque, significa scegliere di cambiare le parole, ma soprattutto di cambiare sguardo. Significa riconoscere nuove genealogie, nuove voci e nuovi modi di abitare le narrazioni.
Fonti:
Elena Porciani, Dall’invenzione all’inventario delle personagge. Riflessioni su un controverso
termine critico-femminista del secolo XXI, Narrativa [Online], 44 | 2022
Nadia Setti, Personaggia, personagge, Società italiana delle letterate, n. 12 – 11/2014 208