Paura del mare

Paura del mare

Scese dal bus e impiegò un po’ di tempo per orientarsi. Si era già trovata in quel posto, o forse, come spesso le succedeva, era già stata in un luogo simile e per questo le sembrava familiare. Dopo aver studiato la direzione per il mare, la tartaruga si incamminò verso la spiaggia, in una cittadina ancora addormentata. Nello zaino aveva un po’ di acqua e qualche spuntino per sopravvivere. La tartaruga temeva infatti che la sua ricerca si fosse prolungata e le avesse fatto saltare il pranzo. Si era detto che avrebbe traslocato il resto dei suoi averi in un secondo momento. Più camminava e più la città si svegliava. I negozi iniziavano a prepararsi per accogliere la loro clientela. I camerieri aprivano gli ombrelloni e disponevano tavoli e sedie per i primi turisti che sarebbero arrivati per la colazione.

Erano passati diversi anni da quando la tartaruga non si era recata per l’ultima volta in quella cittadina marittima. Dopo l’attacco che aveva ricevuto in mare cinque anni prima, si era allontanata dalle spiagge e aveva deciso di ritirarsi sulle colline. Di fatto quel giorno non era successo niente che avesse messo a repentaglio la sua vita, ma l’impatto con quella barca l’aveva profondamente spaventata e si era ripromessa di non mettere più una zampa in acqua.

La tartaruga era sempre stata molto paurosa e forse quello era stato solo il pretesto per concedersi di vivere una vita diversa. Un’esistenza più tranquilla, senza troppi colpi di scena. Nella sua tana sulle colline, dove ogni giorno si ripeteva uguale a se stesso, iniziavano però a mancarle un po’ le emozioni del contatto con nuovi animali. In mare, infatti, per quanto pericoloso e stressante per la tartaruga, vi erano sempre mille novità. Sulle coste dove era cresciuta, oltre a quelle maledette barche che l’hanno sempre tormentata, viveva anche una variegata popolazione di acqua salata.

In quella zona dell’atlantico, grazie ai fondali profondi, si potevano trovare tantissimi cetacei e il loro sostentamento preferito, i calamari giganti. La tartaruga era sempre stata affascinata dalla maestosità dei delfini e delle balene con cui si ritrovava a nuotare. Per una caretta caretta come lei, pensare di poter nuotare al fianco di animali così grandi ed eleganti, era sempre stato un privilegio.

Nonostante le facesse molta paura, il mare le mancava. Così quel giorno aveva deciso di vincere la sua pigrizia, ma soprattutto la sua paura dell’ignoto, e si era diretta sulla costa. Si era prefissata l’obiettivo di trovare una nuova tana sulla spiaggia, che potesse accoglierla e riabituarla al mare. La tartaruga, la cui caratteristica principale era la sua capacità organizzativa, decise che per una volta avrebbe improvvisato e si sarebbe lasciata trasportare dalle sensazioni che quella cittadina le aveva sempre evocato.

La tartaruga aveva pensato che per riabituarsi al mare, una via di mezzo, sarebbe stato un ottimo punto di partenza. Una tana sulla spiaggia di quella cittadina così vitale e carica di energia, invece del mare aperto, era una scelta che la rassicurava. Destreggiandosi tra la moltitudine di persone che iniziavano ad affollarsi sulla spiaggia, iniziò la sua ricerca attenta. Subito il suo occhio fu attratto da una piccola fenditura nella roccia. Un spazio sufficiente ad accoglierla, con limiti più smussati e sinuosi lateralmente e posteriormente e un soffitto invece ben delineato e spiovente, perfetto per evitare eventuali allagamenti della tana.

Si avvicinò a quel posto che le sembrava così confortevole e adatto a lei, per osservarlo meglio e capire come organizzarsi per il trasloco. Non aveva la pretesa di trovare una tana definitiva, ma era molto contenta di aver deciso di fare un primo passo per trovare una tana sulla spiaggia. Dopo aver scrutato bene quella casetta tra le rocce, decise di improvvisare un lettino di alghe e sabbia, per testare la sua nuova dimora.

Stanca del viaggio, della ricerca della casa e di tutti i nuovi stimoli della cittadina sul mare, si addormentò profondamente. La tartaruga si svegliò solo alcune ore dopo, disturbata da un rumore sordo e ripetitivo. Soffermandosi meglio su quelle note, si accorse che era il rumore di qualcuno che stava russando. Decise quindi di affacciarsi per capire che fosse il suo vicino e se non fosse magari il caso di cambiare riparo, vista l’intensità del suo respiro durante il sonno.

Timidamente sporse il suo muso fuori dalla tana e scorse un imponente schiena di un colore blu notte con note opache e alcune cicatrici più chiare. La pelle ancora inumidita rifletteva al sole, creando dei luccichii che la vestivano di brillantini dorati di differenti dimensioni. Si avvicinò alla balena e le girò intorno, per osservarla meglio. La tartaruga, sollevata che il grosso cetaceo non fosse realmente la sua vicina di casa, continuò a osservarla durante la sua siesta pomeridiana.

La balena si stava lentamente svegliando e il suo respiro si faceva sempre più affannoso fino a terminare in un gorgoglio che risvegliò definitivamente l’animale. Dopo aver aperto gli occhi, la balena scorse l’ombra della tartaruga al sole che la stava osservando a bocca aperta. Intenerita dalla piccola caretta caretta, la balena fece un gran sorriso e si presentò. La tartaruga, ancora estasiata da quell’immensa presenza, impiegò qualche istante in più per rispondere, fino a che imbarazzata si scusò per averla fissata tanto a lungo.

I due animali iniziarono a parlare, riscaldati e coccolati dalla calda luce delle ultime ore del pomeriggio. La tartaruga confessò la sua paura per il mare e allo stesso tempo la sua grande nostalgia della compagnia di tutti gli animali con cui era cresciuta. La balena le raccontò come, di tanto in tanto, avesse bisogno di solitudine e per questo veniva a rilassarsi sulla spiaggia, lontano dagli occhi dei turisti.

Rimanevano ancora pochi attimi di luce e la balena chiese alla tartaruga se volesse seguirla in acqua per un giro insieme, dopo tanti anni. La tartaruga, in una smorfia di sorpresa e incredulità, rispose che la sua paura, non era qualcosa che si potesse risolvere in un giorno. Spiegò che aveva bisogno di tempo per riabituarsi lentamente alle emozioni che le provocava l’ingresso nell’acqua salata. Lievemente irritata la tartaruga salutò la balena e tornò nella sua nuova tana, con la scusa di doversi organizzare per la prima notte nella nuova casa. Dall’interno della sua tana, la tartaruga guardò la balena allontanarsi e raggiungere l’acqua. Con grande maestosità, la balena si muoveva lungo la spiaggia tracciando profondi solchi con le pinne. Infine raggiunsela riva e, attendendo la giusta quantità di acqua, si lasciò trasportare a largo dalle onde.

La balena era ormai sparita in lontananza e la notte aveva conquistato la cittadina, ora illuminata dalle luci artificiali di diversi colori. La tana della tartaruga era completamente al buio e rivolta verso la spiaggia, continuava a guardare il mare. Decise di avvicinarsi alla riva, seguendo le linee tracciate dalla balena, ma quando fu a pochi metri dall’acqua si sentii invadere dalla paura di non riuscire più a tornare indietro. La tartaruga allora tornò nella sua tana e pensò di rallentare un po’ i ritmi e di attendere che la balena tornasse a riposarsi sulla spiaggia, per finalmente accettare il suo invito a nuotare insieme.

Immagine di Lavinia Pascariello

Lavinia Pascariello

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