Febbraio è il mese dell’amore e dell’amore ne hanno parlato diversi miti tra cui Ovidio nelle sue ‘Metamorfosi’ con la storia di Apollo e Dafne.
Forse molti di voi hanno sempre visto in questa storia qualcosa di romantico, ma di romantico non c’è niente. L’aggettivo che mi viene in mente pensando a questa storia è solo quello di tossico; ora vi spiego il perché.
Apollo è il dio delle arti e, un giorno, si innamora di Dafne, Ninfa delle acque dolci (dafne, infatti era figlia di Gea – dea della Terra – e Peneo – dio del fiume). Innamorato, inizia a vantarsi della sua abilità nell’usare l’arco, anche con il dio Cupido (o Eros), dio dell’amore, facendo notare di essere riuscito – da piccolo – ad uccidere un gigantesco serpente. Al dio dell’amore, però, questa cosa non va giù: decise, di conseguenza, di vendicarsi.
Essendo a conoscenza dell’amore di Apollo per Dafne, Cupido colpisce con la freccia d’oro, freccia dell’amore, Apollo e con la freccia di piombo, freccia d’odio, la Ninfa. Dafne, quindi, per effetto della freccia, rifiuta ogni tipo di avance di Apollo. Dafne non ricambia i sentimenti di Apollo il quale fu condannato per tutta la vita ad amare e a ‘raggiungere’ Dafne soffrendo nel vedere questo amore non corrisposto.
Il dio delle arti non riesce a lasciare andare la giovane fanciulla di cui tanto è invaghito; inizia a cercarla ovunque nel bosco fino a trovarla. Dafne però non si arrende, continua a scappare. Ama troppo la sua libertà. La ama così tanto da preferire di perdere se stessa piuttosto che rinunciare a tutto per stare con qualcuno che non desidera.
Chiede, quindi, aiuto ai suoi genitori per essere trasformata. Dafne diventa un albero di alloro (che in greco si dice proprio dafne). Completò la sua trasformazione davanti ad Apollo stesso il quale giurò, abbracciando il tronco dell’albero, che il lauro – altro nome per indicare la pianta – sarebbe diventato, da quel momento, il suo albero sacro, diventando suo simbolo eterno, sempreverde e decoro dei vincitori.
Da questo mito, e dal suo finale, possiamo comprendere il perché dell’uso della corona di alloro alle lauree: la corona di alloro, nella tradizione classica si faceva indossare agli uomini valorosi – il lauro simboleggia la gloria poetica – . ma, non c’è solo questo che possiamo capire da questo mito. Come detto all’inizio, la storia di Apollo e Dafne non ha niente di romantico e, soprattutto, niente di amore. È una relazione tossica. Il termine tossico deriva dal greco toxicon che significava il veleno in cui si intingevano le frecce per rendere le armi più forti e infallibili. Tossico, quindi, significa nocivo, pericoloso.
Quando un amore, una relazione, la possiamo descrivere come tossica? Sicuramente quando questo legame non fa bene ai soggetti protagonisti. La relazione viene ‘inquinata’. C’è uno squilibrio di potere, non c’è rispetto per l’Altro e non nutre, bensì consuma energie. L’Altro viene abusato, viene fatto cioè di lui (nel caso del mito di Dafne), un ‘cattivo uso’. Apollo non rispetta il volere di Dafne, i suoi sentimenti, il suo amore per i suoi boschi e per la suo modo di vivere libera. Dafne diventa per Apollo un’ossessione, tanto che alla fine, possiamo dire che l’ha fatta propria.
Il mito di Apollo e Dafne ci da una lezione sull’amore che dobbiamo tenere sempre a mente: l’amore che non vede l’altro, che non ne rispetta i confini e che si nutre di inseguimento non è passione, ma . Il mito ci ricorda anche che la libertà individuale ha un valore così inestimabile tanto che la giovane Ninfa ha preferito diventare corteccia e foglie piuttosto che un trofeo nelle mani di un dio. Oggi,in questo mese – ma non solo – celebrare l’amore dovrebbe significare innanzitutto insegnare il consenso e il rispetto dell’identità altrui.
Un amore che consuma l’altro non è una metamorfosi divina, è solo una fine precoce.
Forse molti di voi hanno sempre visto in questa storia qualcosa di romantico, ma di romantico non c’è niente. L’aggettivo che mi viene in mente pensando a questa storia è solo quello di tossico; ora vi spiego il perché.
Apollo è il dio delle arti e, un giorno, si innamora di Dafne, Ninfa delle acque dolci (dafne, infatti era figlia di Gea – dea della Terra – e Peneo – dio del fiume). Innamorato, inizia a vantarsi della sua abilità nell’usare l’arco, anche con il dio Cupido (o Eros), dio dell’amore, facendo notare di essere riuscito – da piccolo – ad uccidere un gigantesco serpente. Al dio dell’amore, però, questa cosa non va giù: decise, di conseguenza, di vendicarsi.
Essendo a conoscenza dell’amore di Apollo per Dafne, Cupido colpisce con la freccia d’oro, freccia dell’amore, Apollo e con la freccia di piombo, freccia d’odio, la Ninfa. Dafne, quindi, per effetto della freccia, rifiuta ogni tipo di avance di Apollo. Dafne non ricambia i sentimenti di Apollo il quale fu condannato per tutta la vita ad amare e a ‘raggiungere’ Dafne soffrendo nel vedere questo amore non corrisposto.
Il dio delle arti non riesce a lasciare andare la giovane fanciulla di cui tanto è invaghito; inizia a cercarla ovunque nel bosco fino a trovarla. Dafne però non si arrende, continua a scappare. Ama troppo la sua libertà. La ama così tanto da preferire di perdere se stessa piuttosto che rinunciare a tutto per stare con qualcuno che non desidera.
Chiede, quindi, aiuto ai suoi genitori per essere trasformata. Dafne diventa un albero di alloro (che in greco si dice proprio dafne). Completò la sua trasformazione davanti ad Apollo stesso il quale giurò, abbracciando il tronco dell’albero, che il lauro – altro nome per indicare la pianta – sarebbe diventato, da quel momento, il suo albero sacro, diventando suo simbolo eterno, sempreverde e decoro dei vincitori.
Da questo mito, e dal suo finale, possiamo comprendere il perché dell’uso della corona di alloro alle lauree: la corona di alloro, nella tradizione classica si faceva indossare agli uomini valorosi – il lauro simboleggia la gloria poetica – . ma, non c’è solo questo che possiamo capire da questo mito. Come detto all’inizio, la storia di Apollo e Dafne non ha niente di romantico e, soprattutto, niente di amore. È una relazione tossica. Il termine tossico deriva dal greco toxicon che significava il veleno in cui si intingevano le frecce per rendere le armi più forti e infallibili. Tossico, quindi, significa nocivo, pericoloso.
Quando un amore, una relazione, la possiamo descrivere come tossica? Sicuramente quando questo legame non fa bene ai soggetti protagonisti. La relazione viene ‘inquinata’. C’è uno squilibrio di potere, non c’è rispetto per l’Altro e non nutre, bensì consuma energie. L’Altro viene abusato, viene fatto cioè di lui (nel caso del mito di Dafne), un ‘cattivo uso’. Apollo non rispetta il volere di Dafne, i suoi sentimenti, il suo amore per i suoi boschi e per la suo modo di vivere libera. Dafne diventa per Apollo un’ossessione, tanto che alla fine, possiamo dire che l’ha fatta propria.
Il mito di Apollo e Dafne ci da una lezione sull’amore che dobbiamo tenere sempre a mente: l’amore che non vede l’altro, che non ne rispetta i confini e che si nutre di inseguimento non è passione, ma . Il mito ci ricorda anche che la libertà individuale ha un valore così inestimabile tanto che la giovane Ninfa ha preferito diventare corteccia e foglie piuttosto che un trofeo nelle mani di un dio. Oggi,in questo mese – ma non solo – celebrare l’amore dovrebbe significare innanzitutto insegnare il consenso e il rispetto dell’identità altrui.
Un amore che consuma l’altro non è una metamorfosi divina, è solo una fine precoce.