Color legno di noce

Si svegliò angosciata e con il respiro accelerato intorno alle quattro di notte. La sensazione di mancanza d’aria la aveva già sperimentata poco prima, rientrando a casa per cena e salendo quei cinque piani di scale che separavano il mondo esterno dalla sua tana. Le piaceva casa sua, il suo piccolo rifugio, arredato sui toni del bianco e del lilla pastello. Era una casa piena di ricordi, quelli che aveva portato dal luogo in cui era cresciuta e quelli che aveva costruito lì. La sua casa era piccola, ma anche lei era minuta. Una ragazza indipendente e capace, la cui statura e il cui fisico, tradivano un pochino la forza d’animo che l’aveva sempre caratterizzata.

Si conosceva bene e sapeva che quell’incubo che l’aveva svegliata nelle ore del sonno che iniziavano a farsi più leggere, non era solo un brutto sogno. Quella raffigurazione così vivida dei due sconosciuti inquietanti ed enigmatici, che cercavano un dialogo con lei, era più che altro la rappresentazione dell’angoscia che aveva sperimentato nel pomeriggio precedente, quando si era resa conto del senso di vuoto che aveva provato negli ultimi mesi.

La relazione con quel ragazzo, che andava avanti da circa due anni. Un amore scoppiato all’improvviso, in una serata di febbraio, passata in compagnia delle amiche. Lei non era mai stata molto convinta, o meglio, lui non la convinceva molto. Non le dava l’impressione di essere una persona affidabile e lei in quel momento non voleva neanche una relazione. Tutto però sembrava dirle che fosse la persona giusta. Forse non per sempre, ma il fatto che parlasse la sua lingua madre, che ascoltassero lo stesso genere di musica e che lui sembrasse così coinvolto, la convinse a farla aprire.

Da moltissimo tempo non aveva avuto una frequentazione così romantica. Diverso tempo prima di trasferirsi, aveva deciso di chiudere la relazione con il suo collega di università perché il fuso orario e la distanza, non sarebbero stati sostenibili. La separazione fu facilitata da mesi di lontananza emotiva e quella sensazione di solitudine che le aveva provocato quella situazione nell’ultimo periodo.

Quando aveva conosciuto il suo collega, si era trasferita da poco. Lui la aveva subito notata e si era avvicinato iniziando a parlarle in uno spagnolo impeccabile. Lei, che stava ancora faticando con la lingua, si sentì molto accolta da quel gesto. Fu così che, sia la facilità di esprimersi nella sua lingua madre, sia la mancanza degli amici di sempre, resero più rapida la loro conoscenza.

Il suo collega era sicuramente chiaro nelle sue intenzioni: lei le piaceva, ma cercava di non forzare troppo le cose. Lui non si permise di invadere il suo spazio, finché non fu lei per prima a prenderlo sotto braccio, cercando un contatto fisico. Il gesto di lei, con l’energia che questo aveva sprigionato in entrambi, gli confermò che il loro rapporto non era dettato solo da complicità e interessi affini.

Iniziò quindi una frequentazione che sembrava non presentare difficoltà. Alcuni alti e bassi, come è normale in ogni coppia. Tante tante coincidenze, ma ogni volta che si guardavano negli occhi, il carico di sentimenti era tumultuoso per entrambi. Fu quando lui le confessò di essersi da poco separato da una lunga relazione, che la situazione iniziò a farsi diversa.

Lei si accorgeva di essere quella che lo osservava durante le giornate lavorative, mentre lui si stava piano piano allontanando. Le attenzioni che le riservava non erano cambiate, ma le sue premure, non eguagliavano più le sue parole. Lei si rese conto di alcune sue bugie. Erano menzogne che le facevano male, ma nonostante questo, decise che sarebbe resistita e avrebbe aspettato tempi migliori.

 Neanche l’inizio dell’estate e le lunghe giornate dorate migliorarono le cose. Decisero che si sarebbero allontanati, ma di fatto non riuscivano a smettere di cercarsi. Ogni volta che lei lo guardava negli occhi, sentiva tutto l’amore che le sembrava di aver già provato per lui in una vita precedente. Lui, che cercava di distrarsi e dimenticarla come poteva, non riusciva a mentire di fronte ai suoi occhi legno di noce che lo guardavano. Lo sguardo che lei gli rivolgeva era troppo per lui, che si accorgeva non poterne ricambiare l’intensità.

Lui non le disse niente, ma si allontanò sempre più, lasciandola nell’incertezza delle sue azioni. Lei comprese e, senza fare scandali, accettò quella scelta così vigliacca. L’estate giunse così al suo termine nel rimpianto di ciò che sarebbe potuto essere. Proprio nel mese di Novembre, quel pomeriggio all’uscita da lavoro, c’era un’altra ragazza ad aspettarlo; l’ombrello aperto e un passeggino con un neonato vestito di arancione dentro. Quella immagine, la lasciò pietrificata. D’un tratto realizzò di aver vissuto una realtà che non era esistita per nessuno, tranne che per i loro sguardi di mesi e mesi prima. Incrociò gli occhi di lui e della sua dolce metà, che la salutarono, ma non vide niente di familiare nei loro volti. Cosa potevano mai volere da lei quei due estranei?

Immagine di Lavinia Pascariello

Lavinia Pascariello

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