Arte

MAC Fest 2026, “Libere malamente”: a Cava de’ Tirreni un confronto per capire e contrastare la violenza di genere

CAVA DE’ TIRRENI – Comprendere la violenza di genere significa andare oltre i numeri e la cronaca. Significa interrogarsi sulle dinamiche di potere che attraversano la società, sui linguaggi che contribuiscono a normalizzare discriminazioni e sopraffazioni, sugli stereotipi che continuano a influenzare relazioni, comportamenti e modelli culturali. È da questa consapevolezza che nasce “Libere malamente: alleanze contro la violenza”, il talk in programma giovedì 7 agosto alle ore 19 nella Sala Teatro “Luca Barba” di Cava de’ Tirreni, tra gli appuntamenti più significativi dell’ottava edizione del MAC Fest – Festival della Musica, dell’Arte e della Cultura.

L’iniziativa, promossa dal gruppo di lavoro sulle questioni di genere di Macass APS, si propone di offrire uno spazio di riflessione e confronto con chi affronta quotidianamente il fenomeno della violenza sulle donne. Non un semplice momento informativo, ma un’occasione per ascoltare l’esperienza di professioniste e operatrici che lavorano nei centri antiviolenza e nelle case rifugio, accompagnando le vittime in percorsi complessi di protezione, autonomia e ricostruzione della propria vita.

Il significato di “Malamente”

Il confronto si inserisce nel percorso culturale delineato dal MAC Fest 2026, che ha scelto come parola guida “Malamente”. Un termine che richiama ciò che è stato storicamente considerato deviante, scomodo, pericoloso o fuori dagli schemi, ma che il festival ribalta trasformandolo in una categoria capace di generare nuove letture della realtà.

L’idea è quella di riportare al centro soggettività e storie spesso marginalizzate, mostrando come ciò che è stato a lungo represso possa diventare oggi una forza di cambiamento. Attraverso musica, arte, cinema, cultura e dibattiti pubblici, il festival invita il pubblico a interrogarsi sui meccanismi che producono esclusione, disuguaglianze e pregiudizi, nella convinzione che la cultura possa contribuire a costruire comunità più consapevoli.

In questo contesto, il tema della violenza di genere trova una collocazione naturale. Parlare di violenza significa infatti interrogare non soltanto i comportamenti individuali, ma anche il sistema culturale che li rende possibili, li minimizza o, talvolta, li giustifica.

Un dialogo con chi opera sul territorio

Il valore dell’incontro risiede soprattutto nella presenza delle realtà che quotidianamente lavorano accanto alle donne vittime di violenza.

Interverranno Anna Tortora, psicologa della Fondazione “La Crisalide in Rete”; Nadia Mandara, responsabile del Centro Antiviolenza “Leucosia”, insieme all’operatrice Lina SianiAlba D’Antonio, presidente dell’associazione “Resilienza Legale”, con la segretaria Filomena Avagliano, oltre alle rappresentanti del Centro Antiviolenza “Frida”. A moderare il confronto sarà la giornalista Maria Laura Amendola.

L’obiettivo non è soltanto raccontare le attività dei singoli servizi, ma mettere in dialogo esperienze diverse per riflettere su come nascono gli abusi, su quali siano i segnali da riconoscere e su quali strumenti siano oggi a disposizione delle vittime e delle comunità. La presenza di operatrici e professioniste consentirà inoltre di offrire uno sguardo concreto sulle difficoltà che caratterizzano il lavoro quotidiano dei centri antiviolenza, luoghi che rappresentano un presidio fondamentale di ascolto, tutela e accompagnamento.

Le radici culturali della violenza

Uno degli aspetti centrali della tavola rotonda sarà proprio l’analisi delle cause profonde della violenza di genere.

Gli squilibri di potere all’interno delle relazioni, la disparità tra uomini e donne, i modelli culturali fondati sul controllo, la diffusione di linguaggi sessisti e la persistenza di stereotipi rappresentano elementi che alimentano un fenomeno complesso e strutturale. A questi si aggiungono i silenzi, le giustificazioni e le narrazioni che finiscono per spostare l’attenzione dalla responsabilità di chi commette violenza al comportamento di chi la subisce.

Per questo motivo il confronto non guarderà esclusivamente all’emergenza, ma punterà a riflettere sulla prevenzione e sulla necessità di un cambiamento culturale condiviso, coinvolgendo istituzioni, scuole, famiglie, associazioni e cittadinanza.

Il valore della memoria e dei saperi femminili

Il programma dedicato alle questioni di genere sarà arricchito anche da un workshop che propone una riflessione sui saperi tradizionalmente custoditi dalle donne.

Attraverso un percorso che intreccia erboristeria, conoscenze popolari e memoria storica, il laboratorio ripercorrerà la figura di Trotula De Ruggiero, considerata la prima medica della storia europea e simbolo della tradizione della Scuola Medica Salernitana. Il viaggio attraverserà inoltre la memoria della caccia alle streghe, l’immaginario della janara campana e il simbolismo dei tarocchi, proponendo una lettura critica del rapporto tra cura, conoscenza e potere.

Anche in questo caso il tema “Malamente” diventa una chiave interpretativa: ciò che per secoli è stato guardato con sospetto, svalutato o perseguitato viene riletto come patrimonio culturale da riscoprire e comprendere, restituendo dignità a pratiche e conoscenze tramandate di generazione in generazione.

Un festival che intreccia cultura e attualità


L’appuntamento del 7 agosto si inserisce in un calendario che conferma la vocazione multidisciplinare del MAC Fest. Nato nel 2019 per iniziativa di Macass APS con l’obiettivo di valorizzare Cava de’ Tirreni attraverso la cultura e offrire nuove opportunità alle giovani generazioni, il festival è cresciuto fino a diventare un punto di riferimento nel panorama culturale locale.

Nelle precedenti edizioni ha coinvolto oltre cento artisti, prodotto decine di cortometraggi e organizzato numerosi concerti, richiamando migliaia di partecipanti, in larga parte giovani. Negli anni il progetto ha ottenuto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, è stato presentato come caso studio al Festival dell’Economia di Trento e, dal 2024, è sostenuto dalla Camera di Commercio di Salerno.

Anche l’edizione 2026 propone un programma articolato che spazia dal cinema alla geopolitica, dall’arte al lavoro, fino allo sport. Tra gli appuntamenti figurano la tavola rotonda dedicata alla distribuzione cinematografica indipendente, il confronto sugli equilibri geopolitici internazionali, il talk “Macrovisioni: Generazione Sospesa” dedicato alle difficoltà economiche e lavorative dei giovani e una riflessione sul ruolo dello sport come strumento di crescita e inclusione.

All’interno di questo mosaico di temi, “Libere malamente: alleanze contro la violenza” rappresenta uno dei momenti in cui il festival manifesta con maggiore chiarezza la volontà di utilizzare la cultura come spazio di confronto civile. Non per offrire risposte semplici a problemi complessi, ma per creare occasioni di ascolto, mettere in rete competenze diverse e contribuire a una riflessione collettiva che parta dai territori.

Perché il cambiamento culturale, come suggerisce il tema stesso del festival, nasce spesso proprio da ciò che per troppo tempo è stato relegato ai margini e trova forza nelle voci che scelgono di rompere il silenzio.

violedimarzo

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