La storia di Plautilla Bricci è stata riscoperta grazie al libro di Melania Mazzucco, L’architettrice (sebbene oggi la parola corretta sia architetta, al riguardo si veda questo articolo). Plautilla entra nel mondo artistico nella seconda metà degli anni Trenta del Seicento, anche se sono pochissime le opere giunte fino a noi. L’artista fu celebrata già alla fine del Seicento dallo storico dell’arte Filippo Baldinucci per il suo talento sia nella pittura sia nell’architettura (F. Baldinucci, Notizie de’ professori del disegno da Cimabue in qua, 1681-1728).
Plautilla Bricci, o Briccia come si firmava lei stessa femminilizzando il cognome, nacque nel 1616 a Roma da Chiara Recupito e Giovanni Bricci, pittore, drammaturgo, matematico e musicista. Terzogenita, fin da piccola fu immersa in un clima familiare strettamente legato alla cultura e alle arti: introdotta dal padre alla pittura e alla scultura mostrò grande creatività e abilità artistica, dedicandosi con passione e devozione alle arti insieme al fratello Basilio.
La sua vita artistica fu decisamente fuori dalla norma: una giovane che voleva dipingere nel Seicento doveva necessariamente avere un padre con una bottega già ben avviata, ad esempio le pittrici Elisabetta Sirani e Lavinia Fontana, oppure prendere i voti e dipingere in convento. Giovanni Bricci non aveva una bottega ben avviata, anzi, era un pittore modesto che si occupava di opere minori, quali insegne, stemmi, illustrazioni per opuscoli teatrali o musicali.
Tuttavia, proprio suo padre la avviò alla pittura, e accettò di buon grado che potesse essere una “zitella” che dipingeva, potendo così vivere della sua professione di pittrice senza doversi sposare o rinchiudere in convento. Proprio suo padre la introdusse nel cerchio delle sue conoscenze e Plautilla, insieme a suo fratello Basilio, andò a bottega da Gian Lorenzo Bernini in quanto diplomata alla prestigiosa Accademia di San Luca, scuola di pittura che solo dal 1607 aveva ammesso le donne ad alcuni corsi. Infatti, due documenti, uno del 1655 e uno del 1671, ci dicono che fu accademica di San Luca, anche se non si conosce la data di ammissione.
Nonostante ciò, la naturale vocazione di Plautilla era l’architettura, arte ancora esclusivamente maschile.
Nel 1640, all’età di 24 anni, ebbe la sua prima grande opera pubblica: la Madonna col bambino della chiesa di Montesanto a Roma, oggi Chiesa degli Artisti.
Il dipinto ha una storia miracolosa: si diffuse la credenza, alimentata volontariamente dal padre, che fosse un dipinto miracolato. A causa della mancanza di esperienza nelle tele di grandi dimensioni, Plautilla avrebbe sbagliato l’ombreggiatura del volto della Madonna, trovandola invece il mattino dopo sistemata. Queste opere si chiamano acheropite, cioè create da mano non umana: si pensava infatti che la Madonna avesse finito il suo stesso dipinto. Plautilla diventa la “romana zitella”, affiancando per tutta la vita quell’epiteto alla sua firma, permettendole così di non sposarsi e, di conseguenza, di continuare a praticare la sua arte e a studiare.
Fu una suora, Maria Eufrasia, a presentarla a Elpidio Benedetti, che diventò col tempo il suo maggiore committente e mecenate, affidandole l’incarico di realizzare una cappella all’interno della chiesa di San Luigi dei Francesi.
Oggi chi visita la chiesa romana di San Luigi dei Francesi è attratto soprattutto dalla Cappella Contarelli, affrescata nel 1599 da Michelangelo Merisi detto Caravaggio con episodi della vita di san Matteo. La grande notorietà di questo capolavoro, prima importante commissione pubblica del pittore lombardo, finisce però per mettere in ombra un’altra straordinaria testimonianza artistica presente nella chiesa.
Si tratta della Cappella di San Luigi, splendido esempio di arte barocca progettato da Plautilla Bricci tra il 1671 e il 1680.
Osservando la cappella, si può notare come Plautilla faccia proprio il linguaggio del grande Barocco romano. Al centro, la pala dedicata a San Luigi, è dipinta dalla stessa Plautilla.
Dobbiamo tuttavia rimarcare che in quanto donna, sebbene stimata tra i suoi contemporanei, non meritò mai un compenso pari a quello dei suoi colleghi uomini. Infatti, quando la compagnia della Misericordia di Poggio Mirteto le affidò l’incarico di creare per l’oratorio di San Giovanni Battista uno stendardo processionale, raffigurante sul fronte la natività del Battista e sul retro la sua decapitazione, la somma ricevuta in pagamento fu di soli 100 scudi.
Plautilla continuò a lavorare per vari committenti nel corso della vita, e decise infine di ritirarsi nel monastero di Santa Maria in Trastevere dopo la morte di suo fratello Basilio. Morì molto anziana per l’epoca, a 89 anni, nel 1705.
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