Penelope e Circe: l’Odissea in Meadowlands di Louise Glück

In questi giorni, l’Odissea è tornata ad essere argomento di discussione per l’uscita del nuovo adattamento cinematografico di Christopher Nolan.

Il poema è protagonista anche in Meadowlands (1996) del premio Nobel Louise Glück: la poetessa esplora la fine di un matrimonio, la memoria, il dolore e la perdita, dialogando con i personaggi omerici. Le poesie instaurano un parallelismo tra la famiglia passata-tradizionale del mito (Penelope-Ulisse-Telemaco) e quella personale-moderna dell’autrice, mostrando la disgregazione dei rapporti e la perdita del nucleo familiare.

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In questa raccolta, infatti, la poetessa unisce passato e presente, mito e autobiografia, fin dal titolo: Meadowlands, infatti, è un luogo riconducibile sia ai prati della lirica greca antica, sia all’ex Giants stadium nel New Jersey. Questa doppia accezione geografica sottolinea la differenza simbolica tra l’amenità del passato e l’aridità del presente.

La moglie- Penelope

La raccolta si apre con il componimento Canzone di Penelope, personaggio che ritroviamo anche ne L’ostinazione di Penelope. Nella prima poesia c’è l’apostrofe alla sua anima, a cui ordina di attendere il ritorno di Ulisse, cercando di continuare ad attirare la sua attenzione.

Piccola anima, piccola e perpetuamente spoglia,
fa’ ora quel che ti ordino, sali
sui rami a scaffale dell’abete;
attendi in cima, attenta, come
una sentinella o una vedetta. Ritornerà presto a casa;
ti conviene essere
generosa. Nemmeno tu sei stata proprio
perfetta; con il tuo corpo problematico
hai fatto cose che non è il caso di discutere
in poesia. Perciò
chiamalo a gran voce sulla distesa delle acque, sull’acqua lucente
con la tua oscura canzone […]

Penelope cerca di motivarsi nell’attesa rintracciando in sé stessa delle colpe (il “corpo problematico” fa riferimento all’anoressia di Glück e mette direttamente in dialogo la poetessa con la Penelope omerica), ma per i sentimenti contrastanti che prova, rischia di cantare una canzone “oscura”, fatta non solo di pura luce e affetto, ma anche di buio e rancore.

Nella seconda poesia si riflette sulla pazienza , l’umanità e la vera libertà, a partire dall’incontro di Penelope con Circe, mutata in forma di uccellino, che si reca dalla moglie di Ulisse per farle sapere della loro relazione. Penelope rivendica la sofferenza a partire dalla sua componente umana: se soffrire è umano, allora è giusto rivendicare il dolore.

L’amante- Circe

Proprio Circe è la protagonista del componimento Il dolore di Circe, in cui Glück ci offre l’immagine di un’amante inedita e sofferente

Alla fine mi feci conoscere

a tua moglie come

avrebbe fatto un dio, nella sua stessa casa, a

Itaca, una voce

senza corpo: lei

interruppe il suo tessere, il capo voltato

dapprima a destra, poi a sinistra

sebbene fosse impossibile naturalmente

collegare quel suono a una qualche

fonte oggettiva: dubito

che ritorni al suo telaio

con quel che ora sa. […]

Da semplice ruolo di “sfasciafamiglie”, passa ad essere voce di una sofferenza tutta da esplorare nella poesia Il dolore di Circe: non è più soltanto una seduttrice e pericolosa, ma anche una donna che ama, soffre e riflette sul proprio potere

Non ho mai trasformato nessuno in maiale.

Certe persone sono maiali; faccio in modo

che si veda. […]

La famiglia disgregata- Itaca

Glück prova ad immaginare il viaggio verso Itaca come il tentativo di ritornare a un nido familiare, ma l’approdo al luogo tanto desiderato svela l’irreversibile disgregazione della famiglia. Emily Gordon ha descritto questa raccolta come Odissea al contrario: l’immagine tradizionale di Penelope che disfa la tela per ingannare i pretendenti nell’attesa del marito si trasforma in quella di una moglie moderna, che materialmente distrugge il legame matrimoniale, separando i fili che la tenevano legata al marito.

Riferimenti bibliografici

Vasiliki Avramidi. “Exit Penelope. Towards a Lyric of Her Own in a Post-68 World“, tesi di dottorato, Università di Bologna, 2024.

Louise Glück, Meadowlands, Il Saggiatore, Milano, 2022.

Emily Gordon. “Above an Abyss – Louise Glück.” Poetry Criticism, edited by Margaret Haerens, Christine Slovey, Vol. 16. Gale Cengage, 1997, 17 July 2026 <https://www.enotes.com/topics/louise-gluck/criticism/gluck-louise/emily-gordon-essay-date-1996>.

Immagine di Maura Catania

Maura Catania

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