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Pro-Vita VS Pro-Aborto: siate Pro-SCELTA

Scegliere. Un verbo apparentemente semplice. Sembra sicuramente molto più semplice di parole che sono diventate sempre più importanti negli anni, come ad esempio “vita” o “aborto”. Parole pesanti, parole piene di significato. Eppure “scegliere”, proprio perché verbo, esprime un’azione che a mio parere, sovrasta le altre due. DARE una scelta. AVERE una scelta. FARE una scelta. SCEGLIERE. Quando una persona arriva ad avere tutte queste possibilità, allora può ritenersi fortunata. La libertà di scegliere ciò in cui si crede, ciò di cui si ha bisogno, ciò che si ritiene meglio per se stessi sembra essere quasi banale, quasi scontato. Io spesso l’ho dato per scontato. Ma non oggi.

A seguito delle notizie delle ultime settimane, sono qui a riportare i fatti di ciò che sta accadendo, ma soprattutto, sono qui a dire la mia in quanto donna. Credo infatti, che gli uomini abbiano discusso anche troppo sul corpo delle donne. Come se li riguardasse, come se fosse di loro proprietà, come se fossero loro a disporre di un utero! Ma come afferma la grandissima Rachel nella serie tv Friends: “Okay, niente utero, nessuna opinione!”.

Jennifer Aniston è Rachel in Friends

Ma andiamo con ordine. Qualche settimana fa è stato approvato dalla Camera un emendamento che sarà finanziato con parte dei fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Questo emendamento, consentirebbe ai consultori di “avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità“. In altre parole, si aprono le porte dei consultori ad associazioni pro-vita.

I consultori sono un servizio unico per la tutela della salute della donna, del bambino e degli adolescenti. Svolgono un’insostituibile funzione di informazione a sostegno della prevenzione e della promozione della salute della donna. Eppure in Italia i consultori sono sempre meno. Da un’indagine condotta dal Ministero della Salute tra novembre 2018 e luglio 2019, nel nostro Paese ci sono troppo pochi consultori familiari rispetto ai bisogni della popolazione. Sono appena 1 ogni 35.000 abitanti sebbene siano raccomandati nel numero di 1 ogni 20.000. E il loro numero è ulteriormente in discesa. Ne sono stati chiusi 1 su 10 negli ultimi anni: erano 2.467 nel 2012 contro i 2.161 del 2022. Guardando i numeri, forse l’urgenza vera sarebbe quella di rafforzare il loro ruolo dei consultori nelle diverse regioni, garantendo un sostegno economico adeguato per lo svolgimento di un lavoro di questa importanza e svolto su temi così delicati.

Ebbene, cosa è successo? Beh, pare che il nostro caro Governo, invece di spendere soldi per aiutare l’evidente e crescente crisi nel tenere aperti i consultori, abbia preferito dare soldi ad associazioni che potessero infiltrarsi al loro interno e imporre la propria idea. In questo modo si riaccende il dibattito sull’aborto, portando le persone a dividersi su due fronti: pro-vita o pro-aborto? Nonostante la mia scelta possa sembrare già chiara a molti dei lettori, tengo ad approfondire il tema del diritto all’aborto in Italia. Eh si… il DIRITTO.

Nel nostro Paese, l’aborto dovrebbe ( e sottolineo dovrebbe) essere garantito dalla Legge 194. Una donna che decide di abortire ha bisogno di un certificato medico e questo può essere rilasciato da un medico di sua fiducia oppure dal ginecologo del consultorio pubblico. Dopodiché l’aborto può essere praticato in due modalità: quella chirurgica e quella farmacologica. La prima prevede il ricovero in day-hospital. La seconda prevede l’assunzione di due farmaci: il mifepristone, più noto come RU486, e il misoprostolo e può essere eseguita in regime ambulatoriale oppure in day-hospital. Fin qui sembra tutto fattibile, ma in realtà, per poter arrivare a una corretta e completa applicazione di questa legge, si dovrebbe agire anche su altri fronti. I medici obiettori di coscienza raggiungono l’80% in alcune regioni e rendono impraticabile la Igv (Interruzione di gravidanza volontaria), costringendo le donne a spostarsi in altre città o regioni.

Il tema dell’aborto affrontato da SETTE UOMINI durante la trasmissione Porta A Porta

Non è una novità che anche in Italia, arrivare a poter abortire in sicurezza sia sempre più complicato. Ma allora c’era davvero bisogno di questo emendamento? Una domanda che molti si sono posti e che in tanti hanno discusso, anche in maniera molto pubblica. Trovo vergognoso e mortificante che nel 2024 si lasci discutere di questo argomento, così strettamente legato ai diritti delle donne, uno studio televisivo di sette uomini. SOLO UOMINI. Neanche una donna, nemmeno una dottoressa o una persona che avesse perlomeno affrontato una scelta tanto difficile.

Ed ecco che torniamo al dilemma: siete pro-vita o pro-aborto? Non sarò un’ipocrita, non vi dirò che sono contenta o indifferente a questo emendamento. Anzi, posso dirvi sinceramente che appena ho letto la notizia mi sono inc****ta come una iena. Una legge così fragile, un diritto così labile, non avevano davvero bisogno di altri impedimenti. Però ecco quello che rispondo a tutti quelli che mi fanno la fatidica domanda: io sono Pro-Scelta. Io non giudico la scelta di qualcun altro, io non impongo la mia idea, perché non conosco la storia di colei che deve scegliere tra abortire e continuare la gravidanza. Io sono A FAVORE dell’aborto se quella è la scelta della donna e sono A FAVORE della vita se per quella donna è importante.

Ho apprezzato in modo particolare l’intervento della deputata Sportiello, la quale ha riportato in Parlamento la sua diretta esperienza e che vi invito ad andare ad ascoltare. “Io sono madre,” dice la deputata, “ho scelto di esserlo, ma 14 anni fa ho scelto di abortire”. Ho scelto. Scegliere. Un verbo importante. Un verbo essenziale. Un DIRITTO dovuto a tutt*.

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Selenia Romani

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