Ho sempre dato per scontato il mare. Il colore verde scuro che spesso ha nella mia città, tante volte mi ha fatto pensare che non servisse a niente. Lunga spiaggia che non arriva in nessun posto, afinalistica. Gli edifici che si vedono dalla riva, gli ombrelloni e le costruzioni degli stabilimenti balneari mi hanno sempre creato angoscia e malessere. Da quella prospettiva da cui lo guardavo, quasi lo maledicevo e sognavo altro.
Desideravo una città con opportunità, una città elegante, persone educate. Mi piaceva la libertà di quella piccola città: uscire in infradito e pantaloncini. Allo stesso tempo però vi era una sensazione di cappa, di impossibilità di sfuggire. Si aveva sempre l’impressione che si sapesse tutto di tutti, e forse era anche così. Un piccolo villaggio direi, dove poche persone riuscivano ad apprezzare i ritmi lenti, il mare e l’aria pulita. La maggior parte degli abitanti erano così infelici e rabbiosi, da rovinare le domeniche di sole.
Me ne andai, feci alcune esperienze all’estero, alcune più lontane e altre più vicine. Cambiai città in Italia, ma poi tornai. Tornai a casa, in un ambiente familiare, che tanto avevo odiato. La piccola cittadina sul mare, dopo alcuni anni aveva assunto un nuovo colore; non era più grigia e melmosa, ma aveva assunto un colore più piacevole man a mano che il tempo passava. Un colore arancione, una tonalità confortevole e vitale, adesso contraddistingueva quel posto tanto detestato.
Era cambiato il colore, perché ero cambiata io. Il posto non era cambiato e le persone non erano cambiate. Tutto era rimasto identico, ma io iniziai a viverla in modo più solitario e meditativo. Evitavo la vita mondano, se non in rare occasioni e mi concentravo sulla possibilità di passare più tempo nella natura, all’aria aperta.
Anche il mare aveva assunto un nuovo colore, tortora nei giorni d’inverno in cui provavo a prendere le onde con la tavola e giallo nei giorni caldi e soleggiati di primavera. Mi ricordo di come un giorno d’inverno con un tempo uggioso, mi trovai sola sulla spiaggia. Posata la tavola sulla sabbia per sistemarmi la muta, mi guardai dintorno. Il mio sguardo arrivò in lontananza. Chilometri e chilometri di sabbia di un freddo marrone scuro si perdevano a vista d’occhio. Colori freddi dipingevano anche il cielo e il mare che si era fatto scuro, a eccezione della spuma bianchissima delle onde.
Pensai a quanto fosse bello quello scenario e quanto fossi fortunata a godermi tutta quella natura in solitudine, senza che nessun altro essere umano, con i suoi problemi o la sua invadenza, rovinasse quel momento. Rivolsi lo sguardo anche verso le montagne, parzialmente coperte dalle nubi. La maestosità della natura in quel semplice giorno metteva tutto a tacere. Dopo aver un po’ lottato con le onde, tornai scalza alla macchina e mi asciugai. Quel giorno veramente pensai che mi ero innamorata di quel mare che avevo tanto odiato e che i respiri fatti davanti a quel mare in inverno, me li sarei ricordati in qualsiasi momento ne avessi dovuto aver bisogno.