L’ossessione per la bellezza e la ricerca della perfezione

Questo articolo, come molti, molti altri, nasce da delle conversazioni che ho avuto recentemente con delle mie amiche in merito ai corpi e alla bellezza. Sono temi su cui mi interrogo e mi sono sempre interrogata moltissimo, come la maggior parte delle donne, mi viene da dire. In particolare, i nostri discorsi nell’ultimo periodo si sono concentrati nientepopodimeno che sulla chirurgia estetica e sulla ricerca quasi ossessiva della perfezione.

Ci tengo a precisare che l’ambito della chirurgia estetica è un grande tema di riflessione per me e mi sono chiesta varie volte, ad esempio, se volessi (o dovessi) sottopormi a una rinoplastica. Me lo chiedo ancora, a onor del vero. Spero che questo basti a specificare che, chiaramente, non ho nulla contro gli interventi di chirurgia estetica e non ho alcuna opinione negativa nei confronti di chi decide di sottoporvisi. Allo stesso tempo, però, ritengo che sia necessario analizzare questo fenomeno, sicuramente interessantissimo, e i motivi che portano le persone a ricorrere alla chirurgia, più o meno invasiva.

Mi sembra doveroso fare un’altra premessa, ovvero che tutte queste riflessioni non le faccio in quanto specialista del settore, ma in quanto persona che semplicemente si interroga su ciò che la circonda. Soprattutto, mi porgo queste domande in quanto donna che analizza – delle volte anche troppo minuziosamente – il proprio aspetto. Sono una grande appassionata del concetto di “bellezza”, ecco tutto, e analizzarla, capirla, trovarla, occupa una parte considerevole dei miei pensieri.

È innegabile che all’occhio umano piacciano la simmetria e, di conseguenza, i volti simmetrici. Questo, a mio avviso, è il primo elemento da tenere in considerazione. Siamo naturalmente attratti dall’armonia. Il secondo è che esistono canoni estetici in ogni epoca e in ogni parte del mondo, soprattutto per le donne. Un viso con occhi grandi, labbra carnose e naso all’insù è considerato, oggettivamente, più attraente. Allo stesso modo, hanno un ruolo centrale anche le proporzioni e l’armonia dei tratti. Non si può quindi negare che esista una bellezza oggettiva, dettata appunto dai canoni estetici e dalla nostra propensione ad apprezzare l’armonia dei lineamenti.

Ciò su cui mi sono trovata a riflettere è il fatto che, rincorrendo un ideale estetico, stiamo cancellando i nostri tratti caratteristici e le nostre unicità. Tante volte, online, vedo visi che si assomigliano tutti, e penso che sia un peccato che esista questa estetica livellante, dove ogni tratto unico sta scomparendo per lasciare spazio ai canoni odierni, spesso e volentieri irraggiungibili.

Lo ammetto: io sono arrabbiata con la società di oggi, per i canoni estetici che impone soprattutto alle donne. Non voglio sembrare complottista, ma credo che per la società patriarcale far sentire le donne insicure sia un ottimo modo per limitarne la libertà. È una tattica perfetta per distrarci e in qualche modo per farci sentire indebolite, in modo da essere più controllabili. L’energia e il tempo che impieghiamo a volerci migliorarci esteticamente potrebbero essere impiegati in maniera molto più produttiva. Potremmo imparare, crescere, far sentire la nostra voce, leggere, conoscere persone, osservare il mondo e fare esperienze. Ecco quindi che accettare sé stesse e prendersi sì cura di sé, ma senza che diventi un’ossessione, diventa un gesto rivoluzionario ed estremamente politico.

Ancora una volta, non penso ci sia niente di male nel voler apparire belle agli occhi degli altri. Anzi, credo che questa volontà sia un modo di volersi bene. Credo che nessuna di noi si svegli la mattina desiderando affrontare la giornata con il peggior aspetto possibile, chiaramente. Trovo che ci voglia molta cura nel desiderare di apparire presentabili e – perché no – belle, e questo è molto dolce verso noi stesse.

Se però c’è la volontà di migliorarsi esteticamente, credo che ci debba essere anche una buona dose di lavoro su di sé per accettarsi e amarsi così come si è. Le due cose devono procedere parallelamente. Trovare un equilibrio tra desiderio di apparire al meglio e accettazione delle proprie imperfezioni è sicuramente difficile, ma ritengo che sia essenziale. Altrimenti, si rischia di entrare in un vortice da cui è difficile uscire, perchè chiaramente ci sarà sempre qualcosa da voler migliorare nel nostro aspetto.

Oltre a ciò, desidero sollevare un’altra questione: quando desideriamo migliorarci fisicamente, con trattamenti e interventi, per chi e perché lo stiamo facendo? Per noi stesse, per sentirci meglio con la nostra persona e per dare un boost alla nostra autostima, e, perché no, per apparire meglio agli occhi del mondo? O lo facciamo per gli altri, perché la società ci dice che quella nostra caratteristica non è come dovrebbe essere? Ecco quindi che interrogarsi su queste questioni, e sui motivi che ci portano a voler modificare il nostro corpo tramite bisturi, laser e filler, diventa il nocciolo del discorso. In altre parole, che cosa rappresenta per noi quella ruga in mezzo alla fronte e perché stiamo cercando di sbarazzarcene?

Mi sento di concludere dicendo che, ovviamente, esiste anche una bellezza soggettiva. “La bellezza sta negli occhi di chi guarda” è vero, tanto quanto lo è dire che un naso piccolo e proporzionato è in generale ritenuto più bello. La bellezza soggettiva è quella che ci fa guardare una persona a cui vogliamo bene e che riteniamo bellissima. Lo pensiamo al di là dei suoi denti storti, del suo naso con la gobba e delle sue rughe ai lati degli occhi. Anzi, spesso sono proprio quei dettagli a renderla speciale ai nostri occhi.

In un mondo in cui moltissime persone, sui social e non, si stanno assomigliando sempre di più, mi trovo a notare e apprezzare i lineamenti che fuoriescono dagli standard, e i visi “diversi”. Ai miei occhi, sono estremamente affascinanti, coraggiosi e interessanti. I visi “imperfetti” sono unici, e per questo bellissimi. A questo proposito, conservo tuttora uno screenshot di ciò che scrisse anni fa Mariangela De Luca, professoressa di italiano e scrittrice, in una storia su Instagram. Vorrei terminare con questo, perché lascia spazio a moltissime riflessioni:

La bellezza risiede nell’unicità di un viso imperfetto. “Perfetto” in latino significa “compiuto, finito”: un viso imperfetto non esaurisce mai la sua narrazione.

Immagine di Elisa Manfrin

Elisa Manfrin

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