Vittima, criminale o amateur detective?L’evoluzione del ruolo della donna nella Crime Fiction

La crime fiction è il genere letterario che si occupa dei crimini e più nello specifico, dell’indagine, dell’individuazione del criminale, del suo movente e dell’assicurazione di questo alla giustizia. Oltre a crimine e criminale, sono necessarie altre due figure per completare il quadro del genere: la prima è la vittima e la seconda è colui che si occuperà di arrestare o fermare il colpevole. Riuscite a vedere dov’è il problema? Eh già, è proprio la parola “colui” che ci da fastidio: quando, all’interno della letteratura, si è iniziato a pensare alla possibilità che anche le donne potessero essere capaci investigatrici e detective? Forse con la famosa Miss Marple di Agatha Christie? Era già il 1930… Non abbiamo davvero altri esempi antecedenti? Andiamo con ordine e cerchiamo di capirlo…

Il ruolo della donna nella Early Crime Fiction

Non è difficile dedurre a chi gli scrittori preferissero assegnare le parti principali e più dinamiche in questo genere narrativo: gli uomini prendevano automaticamente sia il ruolo di detective che di criminale, lasciando alle donne ben poco campo. Si potrebbe quasi affermare che, se una donna appariva in un romanzo criminale, essa non agiva, bensì reagiva a ci che veniva detto o fatto dal personaggio principale, cioè dall’uomo. Eppure, ripercorrendo la strada della letteratura, troviamo nei personaggi femminili, tantissimi esempi di figure poliedriche. Pensate alla Medea di Euripide, personaggio spietato che, abbandonata da Giasone, ottiene la sua vendetta su di lui, anche se a spese dei suoi stessi figli; oppure alla famigerata Lady Macbeth, una delle villainess più note di Shakespeare, che infett il marito con la sua ambizione per poi essere portata alla pazzia proprio da quest’ultima; per non parlare di Lady Lucy Audley, protagonista di Lady Audley’s Secret, personaggio malvagio di un racconto del 1862 di Mary Elizabeth Braddon, la quale si rivela essere una violenta criminale, nonché colpevole di bigamia e dell’abbandono del figlio.
Nonostante questi esempi di criminali anche tra le donne, sempre più spesso, specialmente a partire dal periodo vittoriano, veniva attribuita alla donna l’etichetta di Angel of The House, “l’angelo del focolare”, tanto che gli autori assegnavano spesso e volentieri alle fanciulle, il ruolo della vittima. Uccisa, derubata o profondamente turbata da atti di uomini rissosi e violenti, la donna veniva descritta come un personaggio indifeso e sempre alla mercé di uomini bruti, a cui non avrebbe mai potuto opporsi.

Le prime “amateur detective”

“La curiosità è donna”, dice il proverbio… “E perché non dovrebbe esserlo?”, dico io!
Sin dai tempi antichi, l’idea della curiosità è stata associata alla donna: basti pensare a Pandora, che nel mito greco, non riuscì a resistere alla tentazione di aprire il famoso vaso e scoprire cosa ci fosse all’interno; o a Psiche, che trasportata da un personaggio sconosciuto in un meraviglioso castello, non resiste ad accendere una candela nel cuore della notte per scoprire chi fosse l’uomo misterioso ( o in questo caso, il dio, Cupido). Un discorso diverso deve essere fatto per quanto concerne colei che è l’emblema tra gli esempi della curiosità: la prima donna, Eva. La prima donna, che è incuriosita dai presunti poteri che le potrebbero venire dall’assaggio del famoso frutto proibito, si dimostra sì “investigatrice”, ma anche vittima, poiché spinta all’assaggio del frutto dal serpente tentatore e persino villainess, cioè criminale, poiché induce anche il marito Adamo ad assaggiare il frutto, facendo così cacciare entrambi dal Paradiso Terrestre.
Col passare dei secoli, la figura della donna curiosa, piano piano si evolve e diventa quasi una “donna rivelatrice”, ossia colei che porta alla luce i segreti di chi le sta intorno. La timida ma acuta Jane Eyre, nell’omonimo romanzo di Charlotte Bronte, capisce fin da subito che Mr Rochester le nasconde qualcosa, anzi, qualcuno: la povera e pazza moglie, Bertha Mason.

Le antesignane di Sherlock Holmes: Miss Gladden e Mrs. Paschal

Le donne sono sempre state portate a “investigare”, per questo è così strano pensare che fosse già il 1919 quando venne introdotta la prima donna poliziotto nella Metropolitan Station Police di Londra. Eppure, le prime donne “investigatrici” nei romanzi e nelle storie, risalgono a ben prima di questa data, persino a prima della nascita di Sherlock Holmes, il detective per eccellenza.
Tra gli esempi più famosi troviamo Miss Gladden e Mrs. Paschal, protagoniste rispettivamente di The Female Detective e Revelations of a Lady Detective, entrambi presumibilmente pubblicati per la prima volta tra il 1862 e il 1864 da autori anonimi. Queste professional female detectives collaborano con la Metropolitan Station Police di Londra e risolvono anche casi da sole: si sa poco di come entrambe siano arrivate ad avere questo lavoro e nessuna delle due sembra volerlo dire apertamente, probabilmente per non essere giudicate nel caso avessero intrapreso questa carriera per passione e non per necessità o perché rimaste vedove.
Miss Gladden afferma che il valore di un buon detective si dimostra non tanto nel trovare informazioni utili, quanto nel mettere insieme e scoprire cosa esse significhino. Ed è per questo che lei, come Mrs. Paschal, non si avvale solo degli indizi che incontra sul suo cammino, ma anche di registri e documenti ufficiali, nonché di personaggi che diano una mano a recuperare informazioni. In questo modo, abbiamo la possibilità di vedere all’opera coloro che potremmo definire come “antesignane” di Sherlock Holmes, poiché iniziano a “dedurre”, grazie agli indizi accumulati, ma sono ancora molto attaccate alle loro “prime intuizioni”, che spesso conducono le indagini a una svolta favorevole. Oltre ai contatti e ai vari documenti, Miss G. e Mrs. Paschal sono vere e proprie maestre del travestimento, della recitazione e dell’inganno. L’interpretazione di parti di donne che appaiono deboli e sottomesse, come governanti e domestiche, sono quelle che riescono meglio alle due detective, poiché possono passare inosservate e sembrare inoffensive anche al più scaltro dei criminali, ma allo stesso tempo, danno loro l’opportunità di girare indisturbate per le case e ascoltare anche la più privata delle conversazioni senza destare sospetti.

Insomma, pare proprio che queste due donne abbiano tutte le carte in regola per entrare nell’annovero dei detective di professione: esse sono le antesignane letterarie di Miss
Marple, Lisbeth Salander e Nancy Drew.
E come direbbe Miss Gladden: “I criminali possono essere sia uomini che donne, perci sembra logico affermare che anche i detective necessari alla indagini, debbano essere di entrambi i sessi”.
Non credete anche voi?

Selenia Romani

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