Il mondo persiano dagli occhi di una donna velata: “Persepolis”

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Non mi sono mai avvicinata al mondo delle graphic novels: forse perché troppo impegnata a divorare libri di ogni specie o forse perché nutrivo una sorta di pregiudizio nei confronti dei testi a fumetti. Devo dire che la mia iniziazione avvenuta con Persepolis non avrebbe potuto essere più fruttuosa.

La graphic novel è disegnata e scritta dall’autrice iraniana Marjane Satrapi, in originale è in francese, ed è stato pubblicato per la prima volta in Italia nel 2002. Recentemente la casa editrice Lizard ha fatto uscire un’edizione integrale dei precedenti quattro volumi. Marjane racconta la sua storia, quella di una ragazza nata e cresciuta a Teheran in una famiglia benestante, costretta a emigrare in Europa durante l’adolescenza a causa della guerra, e poi trasferitasi definitivamente in Francia da adulta. La storia non solo narra la visione della guerra dagli occhi di una bambina prima e di una giovane adulta poi, ma dona un ritratto inaspettato del mondo occidentale osservato da un’adolescente costretta ad allontanarsi dal proprio paese.

La vita di Marjane diventa così un ponte tra due culture e due modi di vita completamente diversi: prima vediamo come si vive in una società iraniana ancora libera, si passa poi alla vita in tempo di guerra e di regime talebano oppressivo, infine si arriva alla società occidentale. Per noi lettori occidentali, che siamo nati in quest’ultimo mondo, è quasi straniante vedere come Marjane sembri vivere nelle condizioni peggiori proprio in Austria, un paese che considereremmo moderno e capace di accogliere ogni cultura. La fotografia di questi tre scenari fa molto riflettere e scardina tutte le convinzioni occidentalocentriche che possediamo.

Infatti, la storia ha anche un fine didascalico per gli occidentali: condivido ad esempio un’immagine che personalmente ha illuminato la mia idea riguardo all’uso del velo:

Come ogni storia di guerra e di oppressione, ci sono momenti molto intensi all’interno del fumetto: ciò che più mi ha colpito sono state alcune vignette in cui i disegni bastavano per poter dare un’emozione molto profonda, senza l’uso delle parole.

Le linee decise e marcate del fumetto sui toni del nero vengono interrotte solo da alcuni sprazzi di bianco. Il colore mi ha dato l’impressione di rispecchiare il mondo visto dagli occhi di una ragazza col velo, oppure il modo in cui l’occidentale tende a vedere la donna islamica coperta totalmente con un velo scuro (che simboleggia l’oppressione) da cui fuoriescono solo due sclere bianche dell’occhio.

Spesso si associa la donna islamica a un’idea di poca libertà, ma in questa storia vediamo come la scelta della libertà (per chi non è tanto fortunato/a da averla) ha sempre un prezzo da pagare: superflui sarebbero i confronti con ciò che succede in questi giorni proprio nel mondo occidentale e sulle conseguenze che questi eventi hanno nella vita di molte persone. Proprio questo è il messaggio finale di Persepolis: la libertà ha sempre un prezzo.

Gloria Fiorentini

Gloria Fiorentini

Gloria Fiorentini

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