Prostituzione: quartetto per voci femminili

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Saggio dell’attivista americana Kate Millett (1934-2017), “Prostituzione: quartetto per voci femminili” racchiude un’analisi personale e spietata di cosa significava realmente essere una prostituta. E’ la storia di J. e M., due donne che sono state prostitute e hanno vissuto la realtà più cruda dell’essere parte di un genere a cui viene dato un valore commerciale. La Millett ha racchiuso in questo saggio le esperienze sue e della sua collaboratrice Liz e le storie di J. e M. Storie che rispecchiano le dinamiche di una società che difende il pubblico decoro, ma non le persone.

La struttura del saggio

Kate Millett, a differenza di altre sue opere, scelse in questo saggio di utilizzare uno stile più colloquiale. Il saggio è suddiviso in 4 parti che sono le voci di quattro donne: Kate e la sua collaboratrice Liz, J. e M., le due prostitute. La Millet rinunciò allo stile accademico a favore di una sorta di reportage personale, più adatto ad affrontare una tematica come la prostituzione. Tematica a cui l’attivista ha sempre prestato attenzione, ma che ha fatto fatica ad affrontare: parlare di prostituzione significa andare a sviscerare le esperienze di donne che hanno visto il peggio dell’essere umano.

L’ascolto è stata l’esperienza più liberatoria per Millet: una volta passata la foga del voler intervenire, si rese conto che stare ad ascoltare i racconti di due donne avrebbe permesso di riversare la loro esperienza in lei. Rappresenta l’interesse profondo e sentito per le esperienze che altre donne si sono ritrovate ad affrontare, ma che in qualche modo ci accomunano tutte.

Nelle altre io ritrovo le mie paure, insoddisfazioni, percezioni e frustrazioni: si va a formare una condivisione di ciò che la struttura patriarcale ha prodotto e che ci accomuna. Ma soprattutto, nel momento in cui io ti conosco, e conosco la tua esperienza, ho una grande responsabilità morale. Non posso continuare a fare finta di nulla. Per l’autrice scrivere questo saggio ha rappresentato un passo per svelare la verità dell’esperienza vissuta dalle prostitute. Il suo desiderio era di portare un reale cambiamento nelle loro condizioni.

La Millett si è ritrovata a dover combattere contro le sue stesse compagne, quelle con la presunzione delle “donne oneste” che volevano mettersi nel ruolo di missionario per salvare le prostitute, ma non senza screditarle. E’ in questo modo che la prostituta si sente disprezzata e rifiutata addirittura dalle rappresentanti del suo stesso sesso, le femministe. Un movimento di liberazione femminile deve riguardare ogni donna e non deve seguire i criteri di moralità imposti dalla struttura patriarcale e dagli stereotipi che essa produce.

La prostituzione come rapporto d’affari

J. ha iniziato per curiosità ed è arrivata a non distinguere più un uomo dall’altro. La prostituzione, soprattutto in questo periodo (seconda metà del 1900), non può essere vista come una sorta di liberazione femminile. E questo perché rappresenta una società in cui le casalinghe sanno che i mariti le tradiscono e le prostitute si ritrovano a doversi costantemente difendere. Anche se queste ultime hanno la libertà, a differenza delle mogli, di mandare via certi uomini. E’ una società in cui la prostituta occupa l’ultimo gradino della società, seppure la cerchino tutti.

C’è il cliente che viene per autocommiserarsi: la moglie non lo capisce e allora va dalla prostituta per parlare. Pensandoci bene, all’interno di un sistema sociale la prostituzione potrebbe rappresentare un servizio ragionevole: si paga per avere delle attenzioni di tipo sessuale. Il problema purtroppo è che la prostituzione è un sintomo dei rapporti sessuali e cui siamo abituati: matrimonio e figli obbligatori con conseguenti tradimenti perché la moglie non da attenzioni sessuali. Se una donna “onesta” è quella che sposi, poi cerchi la prostituta, perché lei non ti lega. E’ un gioco a carte scoperte e non devi sforzarti per ottenere ciò che vuoi.

Inoltre la prostituta accontenta i tuoi desideri, mentre un’altra donna si può rifiutare. La prostituta è legata a te in una maniera simile a quella della donna che hai sposato: è un contratto. A una fornisci denaro, all’altra sicurezza economica e sociale. Ma ciò che compri con la prostituzione non è tanto il sesso, ma il potere: la prostituta deve compiacere ed obbedire e tutto ciò abbassa il valore sia della donna che dei rapporti sessuali. Non è umiliante dover comprare qualcuno? Dover dare dei soldi per ottenere una posizione di superiorità che già si ha nella società?

Non si può certo eliminare il fattore economico che porta le donne a prostituirsi: realisticamente parlando era molto difficile per una donna guadagnarsi da vivere ed economicamente si ritrovava in una posizione molto limitata. Il modo più veloce per fare soldi resta sempre quello. La prostituzione è davvero solo la vendita di un servizio? In questo gioco di compravendita chi detiene davvero il potere? Perché se diventi una persona comprata perdi la tua dignità ed umanità. Purtroppo c’è alla base un’idea di proprietà, unita ad un marchio sociale totalmente denigrante nei confronti della prostituta.

La prostituta: come essere l’ultimo gradino della società

Tre sono i casi in cui la legge usurpa il diritto alla libertà sessuale. E questi sono prostituzione, omosessualità e aborto. La prostituzione in particolare è considerata un vero e proprio reato passabile di arresto. Ma è l’unico reato commesso in due nel quale viene punita solo una parte, quella della donna. La gente condanna tanto la prostituta (che poi in realtà è una vittima) invece di condannare l’istituzione che la ha resa vittima. Che la multa e la arresta, la schernisce e la punisce per un qualcosa di cui l’uomo fa uso?

I protettori poi, insieme a forze dell’ordine, vivono sui guadagni delle prostitute. Tutto questo a dimostrazione del valore commerciale della donna: ciò che vende non è tanto il sesso, ma la sua degradazione. Il cliente compra il potere su di lei. E’ sempre stato così, la donna è stata venduta e comprata per quasi tutta la storia dell’umanità. Considerata moneta corrente anche nelle società dove non esisteva un sistema monetario. Se per molti le donne hanno un comportamento autodistruttivo congenito bisogna ricordarsi che ciò fa parte del ruolo femminile: è un meccanismo di adattamento che si crea in ogni gruppo oppresso. E’ molto difficile che una prostituta voglia parlare della sua vita, ma nel momento in cui viene meno l’ignoranza si diventa responsabili.

A riprova della donna che vende la sua degradazione basta pensare al tasso di utilizzo di droghe tra le prostitute. Droga e prostituzione vanno spesso a bracetto, perché è difficile alienarsi senza l’aiuto di qualche sostanza. Ma poi purtroppo ti ritrovi in un circolo vizioso: ti serve la droga per annullare il dolore della prostituzione e hai bisogno della prostituzione per annullare il dolore dato dalla mancanza di droga.

“E’ la cosa peggiore: quello che vendi è la tua dignità umana”

Perché la prostituzione è accettata da tutti, polizia, giudici, avvocati, ma ci si ostina a voler mantenere quel velo di moralità? Il sistema legale che continua ad arrestare le donne e farsi i soldi sulla loro pelle non fa altro che sostenere gli uomini e confermare il loro potere.

La maggior parte delle donne infatti pagano una multa e vengono prosciolte, perché portare avanti processi del genere non gioverebbe al sistema legale, mentre le multe pagate sì. Oppure devono scoparsi qualcuno gratis per riottenere la libertà. Intimidazioni, molestie e estorsioni di denaro sono all’ordine del giorno. La prostituta che finisce arrestata flirta tutto il tempo perché sa che deve concentrarsi su coloro che detengono il potere di poterla rimettere in libertà. Ed è così che il sistema la dissangua sessualmente ed economicamente, mentre il pubblico decoro è salvo perché le puttane vengono arrestate.

Al giorno d’oggi si potrebbe affrontare la tematica della prostituzione forse in una nuova ottica. Potrebbe essere un mezzo attraverso il quale la donna riacquista il potere perché è lei che sceglie a chi e in che misura dare il suo corpo. C’è una nuova consapevolezza tra le donne, certo, da non confondere però con l’illusione di fare soldi facili, perché non c’è nulla di facile nel prostituirsi.

Ma la consapevolezza di non doversi far sfruttare dai protettori, da un sistema legale che ti sfrutta e da uomini che ti giudicano “troppo intelligente per fare la prostituta” potrebbe portare un cambiamento all’interno di come la prostituzione venga concepita dalla nostra società.

Erica Nunziata

Erica Nunziata

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