Lidia Poët: la sua Legge, le sue conquiste

Siete donne italiane alla fine del 1800: non potete votare, non potete divorziare, non potete neanche guidare liberamente una bicicletta. Riuscite a immaginarvelo? Se poi avete delle ambizioni lavorative, rassegnatevi: sono davvero poche quelle professioni considerate adatte a una donna. La serie tv Netflix La legge di Lidia Poët, liberamente ispirata alla vita della donna che le da il nome, ci racconta di una avvocata di Torino che ha lottato per ribaltare molti pregiudizi e ottenere alcuni diritti per le donne italiane.

La vera Lidia Poët

“Se Dio ti voleva avvocato, non ti faceva donna”. Questa è solo una delle cose che Lidia Poët si sente dire quando cerca di spiegare che lei potrebbe fare lo stesso lavoro di un uomo e forse, farlo anche meglio. La vita di questo personaggio, interpretato da Matilda De Angelis, si ispira a quella dell’avvocata Lidia Poët, nata a Torino nel 1855. Lidia era una donna pioniera, appassionata e determinata. Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza e aver superato l’esame di abilitazione, nel 1883 si iscrisse all’albo degli avvocati di Torino, segnando una novità assoluta in Italia. Tuttavia, la sua iscrizione fu immediatamente contestata dal procuratore generale del Regno, che portò la questione alla Corte d’Appello. L’undici novembre 1883, la Corte accolse il ricorso e annullò l’iscrizione di Lidia Poët, sostenendo che la legge italiana non prevedeva espressamente l’accesso delle donne alla professione.

Anche nella serie Netflix, Lidia affronta l’annullamento dell’iscrizione all’albo. Dopo essersi trasferita a casa del fratello, inizia a preparare il ricorso alla Corte di Cassazione. Nel frattempo, lavora al suo fianco come assistente, misurandosi con casi difficili, affinando il suo intuito. In ogni episodio, Lidia risolve un caso diverso grazie alla sua intelligenza, e al suo spirito, dimostrando la sua bravura e intraprendenza, nonostante il veto ad esercitare la professione. La Lidia della serie è quasi una Sherlock Holmes italiana più che un’avvocata, che sfida le regole della società non solo nella scelta della professione, ma nei suoi modi di fare e di essere.

Sebbene i discendenti ancora in vita della Poët non abbiano approvato l’immagine dell’avvocata presentata dalla serie tv, credo che sia proprio la personalità e il modo di essere di questo personaggio a riuscire a catturare gli spettatori. La protagonista viene infatti rappresentata come una donna disinibita e imperiosa, che beve cognac, impreca e vive abbastanza liberamente la sua sessualità, senza sentire il bisogno di un marito. Lidia ci conduce tra rifugi di anarchici, carceri, case chiuse, manicomi e ville dell’alta società. A passo sicuro, la donna gira per le strade buie di notte, vestita di eleganti abiti in velluto, crinoline ed eclettici cappelli. Il ritratto di un’eroina moderna in un mondo che non era ancora pronto. Tra le micro-storie dei crimini di ogni episodio e la macro-storia della donna che cerca continuamente di riscattarsi e raggiungere quei diritti che ancora non le sono concessi, Lidia si concede anche l’amore. Un amore forte forse, ma mai forte quanto il suo amore per la giustizia e le pari opportunità.

Chi ha letto la sua storia, sa bene cosa succederà all’avvocata. Per i 37 anni successivi alla cancellazione dall’albo, Lidia continuò a praticare la professione con il fratello, specializzandosi nella tutela diritti dei minori e delle donne. Solo nel 1919, grazie al movimento femminista, il Parlamento approvò la legge che ammette le donne ad accedere ai pubblici uffici, ad eccezione della magistratura. Lidia all’età di 65 anni, finalmente, diventa Avvocato. Morì all’età di 94 anni, nubile.

L’avvocata Lidia Poët

Personalmente, credo proprio che continuerò a guardare la serie. Guardare questa serie è un omaggio a tutte quelle donne che hanno aperto la strada, a volte pagando un prezzo personale altissimo, affinché le generazioni successive potessero godere dei diritti di cui oggi beneficiano. La legge di Lidia Poët non solo celebra una pioniera dell’emancipazione femminile, ma ricorda quanto dobbiamo alle prime donne che hanno lottato per conquistare il proprio posto in un mondo progettato per escluderle.

Immagine di Selenia Romani

Selenia Romani

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