Anche a voi febbraio è sembrato il mese più lungo dell’anno e avete già divorato le ultime puntate di Bridgerton – serie 4 uscite su Netflix lo scorso giovedì 26? Vi siete sentite giudicate per aver atteso bramosamente l’uscita del gran finale, mentre tutti erano presi da Sanremo (qualora aveste scelto Bridgerton, ecco un riepilogo qui)? In questo articolo (oltre a fare qualche SPOILER) cercheremo di trovare qualche spunto su cui ragionare: perché se per Sal Da Vinci è facile dire un sì, a quanto pare non è lo stesso per Sophie e Benedict.

Bridgerton emblema della pink culture
Il doppio standard è presente non solo nella società, ma anche nelle nostre scelte di quali contenuti d’intrattenimento scegliamo di fruire. La pink culture è quell’estetica e quell’immaginario che ammantano di empowerment prodotti culturali rivolti prevalentemente a un pubblico femminile: autonomia, desiderio espresso, sensualità non sono più un tabù. Bridgerton si inserisce perfettamente in questa cornice: corpi desideranti, donne che parlano di piacere, erotismo soft ma esplicito.
Se un uomo guarda un film d’azione pieno di fucili e sparatorie, è tutto socialmente accettato perché è quello il suo “essere maschio”, ma se una donna guarda una serie tv fatta di pettorali e pizzetti è una sciocca superficiale. Il piacere maschile è dotato di dignità intellettuale, mentre quello femminile viene etichettato come una stupidaggine, e colei che sceglie contenuti che descrivono questo piacere è marchiata a fuoco per sempre come una frivola.
Ebbene, Bridgerton non è stupido come pensiamo: è sicuramente un prodotto mainstream, ma che parla di diversi temi scottanti (in tutti i sensi). Pensiamo al ruolo dell’educazione sessuale nella serie: in quest’ultima stagione ne è stata protagonista Francesca Bridgerton con il fatidico “pinnacle”, ma, per le più affezionate, non dimentichiamo la prima stagione in cui Daphne Bridgerton, per via della sua ignoranza sul tema, non riesce a capire subito che suo marito non gliela sta raccontando giusta.

Maturità narrativa della quarta stagione di Bridgerton
La maturità narrativa non si misura dalla quantità di scene sensuali o dalla consapevolezza del desiderio femminile, ma dalla capacità di rappresentare il potere come elemento che attraversa il desiderio stesso. In particolare, un momento di riflessione ci è dato nella puntata ambientata nel “My cottage”, che vede protagonisti Benedict e Sophie in una sorta di mini-fuga dalle loro rispettive maschere sociali e, di conseguenza, dalle loro responsabilità.
Breve riepilogo: dopo aver salvato Sophie e la sua amica Hazel da una tentata aggressione da parte del loro datore di lavoro, Benedict è intenzionato a portare Sophie a Londra, ma una tempesta li costringe a fermarsi nel cottage dei Bridgerton. Durante la notte, Sophie aiuta Benedict a superare una forte influenza dovuta all’infezione di una ferita, e i due passano qualche giorno nel cottage in attesa della guarigione di Mr. Bridgerton.
In questo scenario bucolico, i protagonisti tornano a una sorta di regressione quasi infantile, dovuta alla lontananza dai lor doveri: ne è un emblema la scena in cui entrambi giocano con l’aquilone, fondamentale nel processo di crescita dei loro sentimenti reciproci. Tuttavia, questo gioco tra i due non fa che alimentare anche una certa carica erotica, la quale, tuttavia, viene fermata dall’intervento di un “grillo parlante”: Mrs. Crabtree, governante del cottage.

Il doppio standard spiegato da Mrs. Crabtree
Mrs. Crabtreefunge da bussola morale di Benedict. Notando una certa intesa tra i due, fa riflettere Benedict sulla disparità della situazione. Quello che per lui è un gioco eccitante, può trasformarsi in un consenso forzato da parte di Sophie.
Fermo restando che Sophie è ben consapevole dei suoi sentimenti e del suo desiderio nei confronti di Benedict, Mrs. Crabtree, in quanto voce della working class, dà una svolta alla serie facendole acquisire maturità narrativa. Mentre Benedict, giovane rampollo di una casata nobiliare, non deve responsabilizzare il suo desiderio perché è abituato a viverlo liberamente – ricordiamo che nelle stagioni precedenti è il personaggio che esplora maggiormente la sua sessualità – Sophie non ha le stesse possibilità.

Facendo un’operazione di zoom in, le donne della classe inferiore non possono avere la stessa libertà nel consenso. Infatti, emerge come il consenso di Sophie possa essere condizionato in due modi. Da una parte, nel suo piccolo, dalle sue condizioni lavorative/vitali: che cosa succederebbe se rifiutasse un nobleman verso cui è in debito per averla protetta, e che potenzialmente potrebbe chiuderle qualunque strada lavorativa a Londra, per non parlare del fatto che da lui dipende il suo avere un tetto sopra la testa in quel momento? Dall’altra, il suo consenso è condizionato anche dalle regole sociali: se si venisse a sapere della tresca con un gentiluomo di rango superiore, sarebbe marchiata a vita come una donna “priva di virtù” e una lavoratrice “che non sa stare al proprio posto”, perdendo dignità personale e sociale.
Il consenso di Sophie deve sopravvivere al tribunale sociale: Benedict può desiderare; Sophie deve valutare le conseguenze del suo desiderare.
Questo non significa infantilizzare Sophie o negare al suo personaggio agency. Al contrario: riconoscere la disparità significa prendere sul serio la sua posizione. La vera maturità narrativa consiste quindi nel mostrare che, in presenza di uno squilibrio strutturale, la responsabilità etica pesa maggiormente su chi detiene il potere. Non basta “chiedere il consenso”. Bisogna interrogarsi sulle condizioni materiali che rendono quel consenso realmente libero.
La quarta stagione apre una crepa interessante: il desiderio non è mai neutro, il consenso non è mai puramente individuale, e la libertà erotica non è distribuita equamente. Quello del doppio standard è solo uno dei temi che Bridgerton, a parer mio, porta alla superficie, naturalmente circondato da merletti e balli in maschera, tenendo fede all’intento primario di intrattenimento leggero a cui la serie aspira.
Com’era ovvio, comunque, alla fine il per sempre sì arriva anche in Bridgerton.