Sono passati quasi quindici giorni dall’uscita al cinema della rivisitazione del celebre romanzo di Emily Brontë. A giudicare dal mio algoritmo di Instagram, pare che anche mia nonna abbia una sua opinione su questo controverso adattamento! Occhio! Da qui in avanti, ci saranno degli spoilers!

Premetto che io, pur amando molto andare al cinema, non sono un’esperta di film. Non so nulla di come si produca un film o di come si crei una sceneggiatura o delle inquadrature più adatte per una scena. Prendete questa “recensione” per quello che è: l’opinione di un’amante del cinema e della letteratura, che vuole analizzare ciò che l’ha colpita.
In quanto professoressa di lingue, amante dei classici inglesi in particolare, accolgo sempre volentieri le trasposizioni cinematografiche di storie a me care. E Cime Tempestose mi è molto cara. La trama complessa, i diversi livelli di narrazione, i personaggi così umani e così distanti dai soliti archetipi vittoriani, hanno reso la mia analisi in classe del romanzo di Emily Brontë un vero divertimento. Divertimento che spero di essere in grado di trasmettere ai miei studenti. Ma fate attenzione! Letteratura e cinema sono vicini, ma allo stesso tempo molto lontani tra loro.
Quante volte siete andati al cinema convinti di poter vedere rappresentato sul grande schermo una copia esatta della storia letta da voi in un libro? Sperando magari di poter vedere i personaggi simili a come li avevate immaginati o cercando di cogliere una battuta che fosse detta esattamente come nel romanzo… Lo ammetto, io sono una di quelle persone che, spesso e volentieri, escono dal cinema affermando: “Okay, non era male… Ma il libro è molto meglio!”. Beh, non stavolta e vi spiego perché.

Fin da subito, dalle prime interviste alla regista, è stato chiaro per me che non avrei visto il romanzo della Brontë sul grande schermo. Quelle “virgolette” poste ad arte nel titolo, ci hanno subito detto di non aspettarci una trasposizione fedele. La regista Emerald Fennell ha affermato che non avrebbe potuto rendere giustizia al romanzo intero e per questa ragione, ha preferito concentrarsi sulla prima parte, facendo qualche cambiamento e rendendolo simile ha ciò che lei si è immaginata mentre leggeva. Emerald Fennell, sin dopo Saltburn, è diventata nota per uno stile visivo eccessivo e provocatorio. “Cime Tempestose” non è da meno, con le sue originali atmosfere gotiche che si mescolano a toni pop che stimolano i sensi. Lei stessa l’ha definito un film “primordiale e sensuale”. Così io sono andata al cinema, sapendo che avrei visto qualcosa che “sapeva” di Wuthering Heights, ma allo stesso tempo, non lo era affatto.
Parliamo un attimo anche della scelta degli attori, che tanto ha fatto discutere le persone. Nel film appaiono personaggi di numerose etnie, scelta non innovativa (la cosa è stata ampliamente sfruttata ad esempio nella serie tv Bridgerton), ma che ha fatto storcere il naso a diverse persone. So che a molti saranno venuti diversi infarti nel sapere che Edgar Linton è interpretato da Shazad Latif, attore inglese di origini pakistane e che Nelly Dean ha il volto di Hong Chau, attrice thailandese. Per non parlare delle persone che, sui social, si stracciano le vesti perché Jacob Elordi sarebbe troppo bianco e troppo poco zingaro per interpretare Heathcliff. Curioso, visto che non ricordo che questo problema fosse mai esistito per i suoi predecessori e colleghi attori che interpretarono Heathcliff in altri adattamenti.

Parlando invece di Cathy, ovvero dell’attrice Margot Robbie, pare siano state criticate sia la sua età (una 35enne che interpreta una ventenne.. una cosa mai vista, come no!), che il fatto di essere bionda, mentre nel libro, Catherine sarebbe castana. Ancora una volta, ci perdiamo nelle differenze tra libro e film, quando io ho trovato la Robbie quasi magistrale. Grazie a una potenza estrema e a una presenza che riempie ogni fotogramma in cui si trova, Margot Robbie è una Catherine insopportabile nel senso più riuscito del termine. Riesce a fare qualcosa di davvero difficile: rendere un personaggio fondamentalmente antipatico, egocentrico e narcisista, abbastanza carismatico da farci capire perché tutti i personaggi attorno a lei continuino a gravitarle intorno come falene verso una fiamma, pur sapendo che si bruceranno.
Jacob Elordi è a mio parere, un Heathcliff convincente: tormentato, ossessionato e violento, con quella qualità selvatica e un po’ animale che il personaggio richiede. Menzione speciale a Alison Oliver: una rivelazione nei panni della protetta di Linton, Isabella. Anche qui il pubblico si divide tra chi si aspettava di più l’Isabella pentita e spaventata di aver sposato Heathcliff del libro e chi ha apprezzato questa visione più consenziente. Isabella entra nella dinamica con piena consapevolezza, senza percepirsi in pericolo e anzi, aiuta attivamente Heathcliff a peggiorare le cose, scrivendo le lettere che lui vuole far recapitare a Catherine.

E ora arriviamo forse, alla cosa che molti amanti del libro riscontrano come il vero e unico problema principale del film. Nel romanzo, la storia tra Catherine e Heathcliff, non ha quasi niente a che fare con l’amore: ha molto a che fare, invece, con il possesso, l’ossessione e l’egoismo, scatenando forze che distruggono i personaggi. Cime tempestose non è una storia d’amore, è la storia di una maledizione. Qui invece abbiamo, molto più semplicemente, due amanti che, a causa di un’incomprensione iniziale, rimangono incastrati in una concatenazione di vendette, finché, inevitabilmente, qualcuno muore. È forse per questo che, alla fine, il film risulta una specie di trasposizione troppo melensa di una relazione tossica.
“Cime Tempestose” è stato progettato fin dall’inizio per un pubblico globale, oltre a quello del romanzo originale. Pensato più per lo spettatore contemporaneo, per la Gen Z se vogliamo, è un Wuthering Heights come non si era mai visto. Emerald Fennell ha osato, cercando di ingraziarsi il pubblico sensibile all’opera originale, ma che è sempre pronto a farsi sedurre ed essere preso per la gola – o meglio, per gli occhi. E il pubblico ha risposto. L’estetica dichiaratamente distante dal romanzo, si è rivelata il suo punto di forza capace di attrarre spettatrici e spettatori in cerca di un’esperienza diversa. Forse non tutti la penseranno come me, forse in molti continueranno a lamentarsi al grido di “Era meglio il libro!”, ma non la sottoscritta. Non stavolta.