Vivienne Westwood: quando la cultura è la vera trasgressione

Si è battuta tutta la vita per i propri ideali ignorando il pensiero dominante, Vivienne Westwood è un’icona vivente. Le sue collezioni diventano manifesti e messaggi etico politici: ha dimostrato che la cultura è la vera trasgressione.

Cenni biografici

Vivienne Westwood, nata Vivienne Isabel Swire, si è trasferita ad Harrow (Londra) all’età di 17 anni con la sua famiglia. Studia moda e argenteria alla Harrow School of Art ma lascia dopo un semestre credendo che una carriera artistica non sarebbe stata redditizia per una ragazza che veniva da una famiglia facente parte della classe operaia. Dopo aver iniziato a lavorare in una fabbrica, Westwood studia per diventare insegnante. Mentre lavorava come insegnante di scuola elementare disegnava e vendeva gioielli a Portobello Road. Nel 1961 incontra Derek Westwood e un anno dopo lo sposa e nel 1963 da alla luce il suo primo figlio: Benjamin Westwood.

Una giovane Vivienne Westwood

Too Fast to Live, Too Young to Die

Più tardi, l’incontro con Malcolm McLaren segna la fine del matrimonio di Westwood con Derek. Westwood e la McLaren si trasferirono in un appartamento comunale a Clapham, dove continua a insegnare fino a quando non apre una boutique a King’s Road e la chiama Too Fast to Live, Too Young to Die. Westwood ha prodotto modelli di abbigliamento basati sulle sue idee provocatorie e stravaganti. Le loro magliette personalizzate, strappate e decorate con slogan e grafiche antiestablishment, ei loro pantaloni bondage ispirati al costume sadomaso, avevano un successo strabiliante nella Londra degli anni ’70.

Dettaglio della vetrina della boutique ‘Sex’ di Vivienne Westwood

Vivienne Westwood disegna i suoi abiti per la boutique ispirandosi a motociclisti, feticisti e prostitute. Durante questo periodo inizia anche a gestire la band dei Sex Pistols. Con la band che indossava i modelli della boutique, l’attenzione per Vivienne e McLaren cresce sempre di più. Durante questo periodo la coppia ebbe anche un figlio di nome Joseph.

La loro immagine di moda carica di erotismo, tuttavia, fece infuriare la stampa di destra britannica. Subito dopo che Westwood e McLaren hanno messo in scena Pirates, la loro prima collezione commerciale prêt-à-porter, nel 1981, hanno concluso la loro relazione personale. Sono rimasti partner professionali per altri cinque anni, ma Westwood ha presto stabilito la sua identità di designer indipendente.

Vivienne Westwood per British Vogue

There’s nowhere else like London

Dopo che Westwood e McLarens si sono separati, personalmente e professionalmente, Vivienne ha continuato da sola aprendo il suo negozio Nostalgia of Mud. Le sue mostre e collezioni successive si dividevano in periodi tra cui: gli anni pagani, l’anglomania e l’esplorazione. Corsetti, le sue ricercatissime mini-crini (una mini gonna a campana), Vivienne Westwood gioca con la tradizione britannica e ne stravolge i dettami attirando l’attenzione dei media e dell’intero mondo della moda. 

Il design “mini-crini” di Westwood, una crinolina che sfiora le cosce prodotta sia in cotone che in tweed che ha debuttato come parte della sua collezione primavera-estate 1985, ha segnato un punto di svolta. Per i due decenni successivi ha creato collezioni che hanno preso ispirazione da fonti classiche, in particolare i dipinti di Jean-Honoré Fragonard, François Boucher e Thomas Gainsborough, nonché abiti storici britannici, tra cui il trambusto del XIX secolo, che Westwood ha incorporato abiti in maglia e minigonne scozzesi.

Mini-Crini

Riconoscimenti e diritti umani

Nel 1992 ha sposato il suo ex assistente di design, Andreas Kronthler e nello stesso anno ha ricevuto un OBE dalla Regina. Il 2004-2005 ha visto la sua prima grande retrospettiva di opere esposte alla National Gallery of Australia a Canberra e al Victoria and Albert Museum di Londra. Conosciuta per le sue opinioni anti-establishment e schiette, Westwood è sempre stata coinvolta nella politica. Nel 1989 è apparsa sulla copertina di Tatler vestita come l’allora primo ministro Margaret Thatcher. L’abito che indossava era stato ordinato in precedenza per la Thatcher ma non ancora consegnato e la copertina recava “questa donna una volta era una punk”.

“Il XX secolo è stato un unico, gigantesco errore. Abbiamo basato tutto sull’uguaglianza, sul seguire i trend del momento, sul guardare al futuro dimenticandoci del passato: sono stati anni profondamente iconoclasti, e il risultato lo abbiamo tutti sotto gli occhi. Nessuno ha insegnato nulla, tutti hanno iniziato a spingere gli studenti a puntare solo ciò che era davvero personale: questi ragazzi si sono sentiti dire costantemente ‘il passato guardatelo ma non troppo, perché altrimenti finirete per copiare’. È stato promesso loro che facendo una cosa loro, completamente ‘originale’, avrebbero avuto successo, perché solo quello che concepiscono da soli ha valore. Beh, è una cazzata”.

Vivienne Westwood

Nel 2005 Vivienne Westwood ha collaborato con il gruppo per i diritti civili Liberty, progettando magliette esclusive e abbigliamento per bambini con lo slogan “NON SONO UN TERRORISTA, per favore non arrestarmi”.

Nel dubbio, meglio esagerare

Vivienne Westwood è l’ultima dei creativi indipendenti, al di là dell’enorme ruolo che la stilista inglese ha giocato nella storia della moda sono soprattutto i suoi ideali a renderla un capitolo a parte del costume.

La moda della Westwood si fa dunque, sin dalle sue origini, portatrice di molto più di un’estetica, ma di veri e propri gesti politici.

È stata la prima a lottare per un sistema ecosostenibile quando ancora non era di moda, è rimasta fedele alle sue posizioni anche se considerate impopolari.

Vivienne Westwood ad una sua sfilata

La sua battaglia per la difesa dell’ambiente, che passa dalla sfilata della collezione “Red Label” del 2016, fino alla realizzazione di t-shirt per raccogliere fondi da devolvere alle tribù indigene della foresta pluviale. Oggi, tutti i pezzi Vivienne Westwood sono cruelty-free.

È evidente che l’energia di Vivienne Westwood non può essere rinchiusa nei confini stretti dell’essere una stilista. La sua creatività sa scioccare il pubblico non per il fine stesso di farlo, ma per ispirare il cambiamento. E lei, come donna, è l’incarnazione che la determinazione può portare oltre i sentieri predeterminati, se ci si dà la possibilità di sognare più in grande.

Perché, come dice la Westwood stessa, “nel dubbio, meglio esagerare”.

Graziana Minardo

2 pensieri riguardo “Vivienne Westwood: quando la cultura è la vera trasgressione

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