Di necessità e di virtù: perchè il determinismo biologico non deve spiegare la realtà

Forte, coraggioso, istintivo, leader. Graziosa, bella, tranquilla, sorridente. Sembra non ci sia scampo, secondo il determinismo biologico: se nasci uomo avrai innate certe doti, se nasci donna invece ne avrai altre. Ma questa scorciatoia semplicistica pu davvero imbrigliare le sfaccettature umane in un destino da cui non si pu sfuggire?

Cos’è il determinismo biologico

Secondo l’ipotesi del determinismo biologico, le caratteristiche della nostra personalità vengono tracciate da fattori biologici, come i geni di un individuo: non ci sarà una influenza endogena a determinare il nostro comportamento ma è il nostro corredo genetico a deciderne ogni passo. In altri termini, se attuiamo specifici atteggiamenti è perché siamo portati, naturalmente e dall’interno, a farlo, in quanto portatori di geni di un certo tipo.
Questa teoria è stata ampiamente critica dalla comunità dei biologi, essendo stato anche dimostrato come l’ambiente circostante possa influenzare l’agire umano, a prescindere dal suo corredo genetico. Ma, se a parole è facile smontare una teoria non supportata dalle evidenze scientifiche, lo è altrettanto smontare gli schemi che ha creato?

Come il determinismo biologico impatta sulla nostra società

“Gli uomini devono vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura tende a esercitare quando un marito tenta un approccio sessuale”. “Il maschio è un animale, le donne se ne facciano una ragione”. “Il desiderio è istinto primordiale, le donne siano più caute”.
Queste sono solo alcune delle affermazioni raccolte negli ultimi anni, dalle parole del pm che ha commentato un caso di stupro, a un libro sulla natura del “vero uomo” alle dichiarazioni di un senatore italiano. Ogni frase viene così ricondotta a una qualità naturale, intrinseca nell’animo umano – o più precisamente maschile – che è geneticamente portato a ricoprire alcuni ruoli: l’uomo naturalmente cacciatore, che deve vincere la sua donna, l’uomo naturalmente predatore, che deve sempre ascoltare i suoi istinti, l’uomo passionale, che deve appagare il suo desiderio e le sue necessità in qualsiasi condizione. E a queste qualità aggressive e predominanti dell’uomo corrispondono altrettante qualità remissive, virtuose, docile e acquiescenti della donna, che dovrà essere naturalmente assoggettata alla volontà maschile. Sin da piccoli, ci vengono affibbiate queste caratteristiche, che si tramuteranno nel tempo in pregiudizi, in timore del diverso e in disprezzo di chi elude i ruoli sociali assegnati naturalmente dalla società. Ma è anche una conferma dei rapporti di potere che, sempre naturalmente, ricorrono tra determinate categorie.
Appare a questo punto facile incasellare i comportamenti degli attori sociali in schemi prestabiliti e rassegnarsi alle loro azioni e reazioni, a cui si guarderà con una stretta di spalle: d’altronde, è fatto così, boys will be boys, non fare la femminuccia, auguri e figli maschi.
Quindi, anche se a livello scientifico il determinismo biologico non è una teoria supportata, a livello sociale si appropria delle chiave di interpretazione della realtà, che diventa così semplificata, inevitabile e ineluttabile.

Ma sappiamo che non è così

Dare per scontato che le nostre azioni siano appannaggio unico del nostro corredo biologico significa spogliarsi di una larga fetta di responsabilità: negando la possibilità del pieno libero arbitrio e riducendo tutto a istinto naturale diventiamo testimonə di episodi di “raptus” che hanno condotto a uno stupro, sulla “gelosia” che ha portato a un femminicidio, sulla “goliardata” sulla condivisione di materiale intimo senza consenso. E la naturalità della condotta del colpevole diventa una attenuante, trasformandolo in un individuo impotente contro il proprio destino, per cui non poteva agire altrimenti. Ancora, siamo testimonə di episodi dove la donna è naturalmente portata ad accudire gli altri, con un istinto materno per gestire il focolare e una inarrivabile esigenza di soddisfare l’uomo. E non è forse questa una incredibile quanto potente scusa per continuare a mantenere la donna in panchina, con una pacca sulla schiena – e a volte anche sul sedere? Di necessità e di virtù: il determinismo biologico cancella la pluralità delle nostre vite, riducendo tutto a bianco e nero, preda e predatore, sfruttato e sfruttatore.
Invece, iniziando a ragionare sulla complessità degli individui che ci circondano e sul vostro spettro di emozioni, scelte e riflessioni di cui ognuno di noi è capace, si pu iniziare a grattare via il muro enorme che vede l’uomo giustamente intento a soddisfare le proprie necessità e la donna in virtuosa attesa di esso.

Elena Morrone

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