Gina Beavers: le lucide riflessioni di un’artista che ha raccontato il mondo dei socialnetwork attraverso la pittura

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Le opere di Gina Beavers sono un’analisi del quotidiano digitale, che assorbe e rimodella la realtà secondo forme e linguaggi che diventano metafora di ciò che ogni giorno ci passa davanti allo schermo dello smartphone. Sono riflessioni lucidissime e taglienti che pongono sotto lo sguardo attento dello spettatore una realtà spesso sottovalutata, fatta di corpi smaterializzati e oggettivati.

Gina Beavers nasce nel 1974 e pone sotto lo sguardo di tutti un mondo apparentemente intangibile. Attraverso le sue opere rende concreto il mondo digitale. Le immagini che siamo soliti a guardare dietro lo schermo di un computer o un tablet, diventano opere artistiche e assumono fisicità.

«Gli scultori riescono più facilmente a creare una storia con personaggi in rilievo, e in maniera simile fanno i social media con una loro nuova forma narrativa», racconta l’artista in un’intervista.

I soggetti che Gina Beavers mette in mostra sono quelli che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno.
Si tratta di foto di piatti, tutorial per il trucco, corpi atletici e apparentemente perfetti. Attraverso le sue opere l’artista pone quesiti riguardo temi quali l’identità di genere, il rapporto con il corpo e la
sessualità, la società dei consumi nella quale viviamo.

L’inizio delle sue ricerche risale al 2012, quando Instagram era ancora agli albori e le home page del famoso social network erano strabordanti di foto che avevano come soggetto predominante il cibo. Tutti noi ricorderemo il famoso hashtag #foodporn, che dal 2012 ad oggi è ancora in tendenza tra le ricerche di Instagram. Gina Beavers ha provato ad analizzare il perché così tante
persone in tutto il mondo fossero tanto interessate a fotografare ciò che stavano per mangiare o che avevano cucinato. Nelle sue analisi prende come esempio le nature morte, soggetti tipici della pittura del passato.

Dal 31 marzo al 2 settembre 2019 ha tenuto una mostra che prende il nome di “The Life I deserve”. I lavori più recenti e inediti erano delle parodie omaggio a figure iconiche della storia
dell’arte.Tra le opere esposte vi erano molte immagini di body painting che prendevano ispirazione dalle opere di Jackson Pollock o dalla “Notte stellata” di Van Gogh.
Attraverso la pittura, mezzo scelto dall’artista come strumento di comunicazione artistica, riesce a
raccontare il presente analizzando i riferimenti che nel quotidiano digitale rimandano alla storia dell’arte del passato.

Anna Luna Di Marzo

violedimarzo

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