Dal letame nascono i fiori

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Ho pensato molto a quale tema trattare questo mese e … ho deciso di raccontarmi.

Avevo 19 anni, non sapevo ancora bene cosa fosse l’amore. Ciò che sapevo era che davo molto retta alle mie emozioni, a ciò che la pancia mi diceva.

Mi innamorai. Mi innamorai di una persona che inizialmente mi dava tutto: amore e attenzioni. Si prendeva cura di me in tutto e per tutto. Era, per me, la persona perfetta, quella che tutti dovevano avere al loro fianco. C’erano le belle parole, i baci e le carezze.

Dopo alcuni mesi di relazione avevamo iniziato a condividere una casa; avevamo intrapreso un’esperienza bella, unica, ma che, forse, per la nostra giovane età, era qualcosa più grande di noi. Ma questo fu uno degli ultimi dei problemi. Alla fine mi sentivo felice, tornando a casa dalle lezioni universitarie, di condividere quello spazio di intimità solo nostro.

La favola, però, finì subito. Finì quando iniziarono le svalutazioni, le offese e la forte gelosia. Non mi sentivo più in grado di fare nulla, pensavo di essere sbagliata e pensavo, anche, di meritarmi quelle offese e quell’isolamento dalle persone che più amavo della mia vita.

Con il passare dei mesi mi sentivo sempre più sola ed infelice; si litigava tutti i giorni e questo anche perché avevo iniziato a reagire alle sue offese, alla sua possessione e al modo in cui mi vedeva: non come una persona da amare, ma come qualcosa che doveva essere sua e basta. Non potevo prendere delle decisioni, le mie idee non valevano nulla e guai se mi vestivo con un pantaloncino o con una canotta (anche se era estate). Non meritavo tutto quello, ne ero consapevole.

La cosa più brutta è che, mentre da una parte sapevo che tutto ciò era sbagliato, dall’altra non riuscivo a staccarmi. Il momento in cui capii che era arrivato davvero il momento di dire basta fu quando scoprii che le mie email venivano lette. Mi spaventai tantissimo. Fino a dove era in grado di arrivare ? Quello che scrivevo, i miei movimenti, venivano saputi ancor prima che glieli dicessi a voce. Era così solo per le email o c’era un controllo anche su altro?

Dopo quasi tre anni di relazione ci fu , per fortuna, la fine e io iniziai sempre di più, osservando le cose dall’esterno, a capire quanto fosse stato tossico tutto ciò. Avevo perso me stessa. Ci ho messo molti anni per riamarmi e riconoscermi e sono pochi quelli in cui ‘sono io’: quasi tre.

Durante questi anni di riscoperta sono ricaduta in un rapporto tossico. Diciamo che più che rapporto è più corretto parlare di ‘conoscenza tossica’. Questo aggettivo lo ripropongo perché spesso facevo cose che io non volevo fare, in realtà. Non mi sentivo a mio agio, me stessa. E questa cosa si ripropose anche una sera quando decisi di andare a letto contro la mia volontà, arrendendomi alle insistenti richieste di lui e ai miei NO, circa dieci. Quello che ho provato è stato bruttissimo, mi sono portata dietro una sofferenza che non pensavo di provare mai. E la sofferenza non è stata solo psicologica, perché costretta, ma anche fisica perché quella notte provai durante quel rapporto un dolore così forte che fui costretta a fare una cura medica per far passare l’infiammazione provocata.

Come avevo potuto ‘ricascare’ in una cosa del genere? Come avevo potuto, precedentemente, rimanere a lungo in una relazione infelice e non ascoltarmi, poi, fino in fondo andando a costringermi nel fare cose che non volevo fare? Queste domande hanno lunghe risposte, risposte che sono emerse in due anni e mezzo di terapia in cui ho imparato davvero tante cose su di me.

Gli studi sulla violenza di genere, per cercare di capire cosa porta all’uomo nel fare violenza (psicologica, fisica e sessuale) e cosa aveva impedito me nell’ abbandonarla, furono stati e sono, tutt’ora, per me molto utili. L’università mi è servita molto per capire tante cose, così come l’ascoltare la storia di donne che hanno chiesto aiuto ai CAV (centri anti violenza).

Con la terapia ho capito che più niente e nessuno poteva ‘riprosciugarmi’ di nuovo. La mia libertà viene prima di tutto, così come l’amore verso me stessa andando a cercare un amore vero, un amore che sia in grado di rispettarmi e di farmi essere ciò che sono senza giudizi, svalutazioni, insulti e con la libertà che tutte noi ci meritiamo di avere.

Ora mi batto per i diritti delle donne, mi batto contro la violenza, mettendoci la faccia, raccontando fin quando serve, la mia storia, senza paura, per dimostrare che tutte noi possiamo farcela, possiamo far uscire la forza che abbiamo dentro e diventare aiuto per chi ne ha bisogno. La paura, il voler nascondersi per la vergogna non serve a nulla. Ho imparato che tutto questo, che è la mia storia, mi ha permesso di essere di aiuto per le altre e di arrivare ad essere la persona e la psicologa che sono oggi.

Alessandra Quarto

violedimarzo

violedimarzo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ultimi Post

Una stanza fatta di foglie: il romanzo storico di una pioniera celata nell’ombra

Biblioteca digitale, Recensioni

Eleanor Roosevelt: ambasciatrice dei diritti delle donne

Politica, Storia

Scritture femminili nella storia della lingua italiana: Caterina Paluzzi

Storia

Inscatolate: il sistema di tutela maschile sulle donne in Arabia Saudita

Attualità, Politica, Violenza di genere

Cookie & Privacy

Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nella Privacy Policy
Puoi acconsentire all’utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante “Accetta”. Chiudendo questa informativa, continui senza accettare.