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Stupri e violenze: è la colpa imperitura dei genitori?

C’è una frase che si sente e soprattutto si vede spesso da alcuni anni a questa parte: “Protect your daughter – Educate your son”. Con tutto ciò che è accaduto e continua ad accadere, sembra che questa frase continui a calzare a pennello. I ragazzi devono essere educati… Ma da chi?

I bambini nascono, crescono e vengono allevati ed educati dai genitori secondo i loro principi, il loro credo, la loro morale. La loro etica. Ogni genitore spera sempre che i propri figli seguano i loro insegnamenti al meglio… ma se non fosse così?

Prendiamo gli eventi degli ultimi mesi e non parlo solo dello stupro di Palermo, ma di tutte le violenze, le molestie e i femminicidi che sono avvenuti dall’inizio del 2023. Quando l’accusato è un ragazzo, un adolescente o un giovane adulto, qual è la reazione dei genitori? Prendete Beppe Grillo, che giustifica all’istante suo figlio, insinuando dubbi sul comportamento della ragazza o Ignazio La Russa, che difende suo figlio a spada tratta, anzi, usa i suoi privilegi di parlamentare per rallentare le indagini. L’istinto è quello di giustificarli all’istante. La madre di uno dei ragazzi di Palermo pare volesse nascondere i loro telefoni e cercare di infangare la ragazza dandole della “poco di buono”. Quindi la colpa è anche dei genitori? Può darsi, ma credo anche che il problema vada ben più a fondo di così.

Quando si denuncia una violenza, si tende spesso ad incolpare i genitori, ma soprattutto, si incolpano le madri. Forse perché ancora oggi (purtroppo) tendiamo ad associare alla donna il ruolo di educatrice dei figli, ma ormai la realtà è un’altra. E’ davvero facile per il patriarcato attuale colpevolizzare una donna. Una madre è una “madre cattiva” perché non ha saputo educare meglio il figlio, non ha saputo insegnargli a rispettare le altre donne. In questo modo, si sposta la responsabilità delle violenze maschili su altre donne, rendendole tutte colpevoli.

Poi ci sono i padri. Dei padri si parla poco o niente. Ci sono padri presenti, padri assenti, padri educatori e “padri padroni”. Non siamo tutti uguali, ma è inutile continuare a pensare che le donne possano risolvere un problema che non hanno creato: la cultura dello stupro è stata creata per mantenere il potere maschile. Gli uomini devono educare se stessi, devono educare gli altri e devono mettersi in discussione. 

L’educazione parte in casa, ma continua anche a scuola. Ci dovrebbero essere più programmi o addirittura corsi nelle scuole sull’educazione all’affettività e sull’educazione sessuale, entrambe molto carenti nelle scuole italiane. Eppure ancora non credo sarebbe abbastanza. Non possiamo pensare che la scuola rimedi a tutto, perché il problema è anche la società che si basa sull’oppressione delle donne. La violenza in questo senso è un mezzo di controllo. Non serve agire con violenza contro le donne per tenerle sotto controllo, basta minacciarle.

Bisogna far capire agli uomini che c’è un modo diverso di vivere la propria virilità, che non dev’essere legata al possesso. Quando si dice che “lo stupratore non è malato, ma è figlio sano del patriarcato”, si intende proprio questo. L’attenzione va spostata sulla cultura che normalizza lo stupro, che insegna a punire una donna “facile”, che spinge i ragazzi a vantarsi delle loro conquiste sessuali e non sentire empatia verso le vittime.

I genitori, madri e soprattutto padri in quanto modelli di riferimento maschili, sono ovviamente in parte responsabili degli esempi che danno ai loro figli, ma lo sono solo fino a un certo punto. Tutti dobbiamo iniziare a costruire il maschile in modo diverso e far arrivare un solo messaggio: il patriarcato, a noi donne, ci uccide sul serio.

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Selenia Romani

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