O v e r t h i n k i n g

In questo articolo parleremo dell’overthinking. Ovvero ciò che ci porta a pensare talmente tanto da sovraccaricarci entrando in un tunnel paranoico che spesso non corrisponde a realtà.

Immaginiamo ad esempio di pensare a una persona che amiamo, la visualizziamo e pensiamo a quanto siamo contenti di averla nella nostra vita. Immaginiamo quando quell’estate siamo andati al mare e quanto sia stato bello correre lungo la spiaggia. Pensiamo a quando ci siamo conosciuti, a quanto fosse tutto diverso. Immaginiamo poi un futuro assieme, qualche altra vacanza in un posto esotico. Arriviamo a fare esami di coscienza giustissimi, ma che bisognerebbe saper limitare. Arrivati a questo punto ci poniamo delle domande: “Saremo sempre così felici?”, “Quel giorno al mare però ha usato spesso il telefono, per chattare con chi?”, “Odio quando non sistema le sue cose, glielo devo dire?”, “Sarà davvero nella mia vita ogni giorno, anche quando ci saranno dei problemi?”. A tutto questo diamo risposte influenzate da Conscio, Subconscio e Inconscio. A ciò aggiungiamo anche un po’ d’istinto ed elementi esterni che confluiscono con il nostro pensiero ed ecco che il gioco è fatto: Overthinking = Ansia.

Ovviamento tutto ciò che è sopracitato è solo un esempio, possiamo infatti attuarlo con le mille situazioni che ci circondano quali lavoro, studio o sfere personali che toccano in prima persona noi stessi.

Partiamo descrivendo cos’è davvero l’ansia.

Non è affatto un fenomeno patologico, bensì assolve una funzione adattiva. In poche parole distoglie l’individuo dalle attività in atto in modo da portarlo a prendere delle decisioni che potrebbero evitare danni futuri. In altromodo l’ansia può far concludere situazioni di disagio in atto da tempo. Il problema dei disturbi d’ansia dunque, non è la presenza dell’ansia stessa bensì è l’eccessiva crescita di questa che porta la mente al di fuori del contesto reale in cui siamo. Chi soffre di un disturbo d’ansia generalizzato (quindi difficoltà nel controllare le preoccupazioni) solitamente ha questi sintomi:

  • Irritabilità
  • Facile affaticabilità
  • Vuoti di memoria
  • Alterazioni del sonno
  • Tensione muscolare

Si chiama disturbo d’ansia generalizzato perché comprende più fobie. Dunque è provocata da aspetti sociali, emozionali, personali e non hanno mai una specificità, bensì comprendono tutto. Ciò in forma acuta prevede attacchi di panico, disturbi ossessivi compulsivi, fobia sociale, e qualsivoglia espressione è sempre legata o a ciò che ci è successo in passato, o a ciò che abbiamo paura accada.

Altro elemento che vorrei introdurre prima di darvi dei consigli su come gestire le vostre ansie, è lo stress. Per chi non lo sapesse questo termine tanto usato significa “pressione” e viene introdotto in medicina per analogia con la metallurgia, dove indica la pressione che viene applicata a un metallo per metterne alla prova le doti di resistenza sotto sforzo. Come l’ansia non è un fattore patologico, bensì è il risultato delle capacità adattive che il nostro cervello mette in atto quando è sovraccarico.

Riassumendo diventano quindi patologici, quando per l’appunto permettiamo alla nostra mente e al mondo esterno di eccedere, d’ingrandire tutto, portandoci dunque a disturbi più gravi, a una vera e propria malattia.

Non elencherò tutte le possibili patologie date . da ansia e stress, in quanto sono innumerevoli. Comunque sia in questo articolo non voglio focalizzarmi su ció.

Ora l’obiettivo è solo quello di darci tutti una calmata, come stessimo fumando una canna ben rollata.

Siamo sempre sotto pressione, ci incastriamo sempre in situazioni e loop malsani, e a volerlo siamo proprio noi. Il nostro cervello invece andrebbe telecomandato. Facile a dirsi no? Ogni tanto se ne va per i fatti suoi e noi non siamo altro che passeggeri del suo bel viaggio immaginario. Però proviamo a fare una semplice riflessione: se riusciamo a decidere se ci va di mangiare di più una mela rispetto ad un’arancia, perché non riusciamo a spegnere quel film mentale che ci attanaglia? Tutti risponderemmo perchè quella è una scelta immediata data dai gusti personali e dalla voglia momentanea, non di certo un concetto per cui serve un ragionamento. Eppure è sempre la nostra mente che sta riflettendo su due possibilità e senza alcun problema, sceglie. Lo fa in modo semplice perchè in quel momento stiamo guidando noi il gioco, perchè è lineare, immediato e non ci serviamo di nessun loop o nessun overthinking per capire quale delle due sbucciare. E allora perchè non convincerci che sappiamo controllare anche emozioni o paranoie più complesse? La risposta è il coltello che useremo. Il mezzo con cui stiamo sbucciando la mela perchè l’arancia ci fa acidità. Quel mezzo lo abbiamo tutti e si chiama mente, il come lo usi necessita di esercizio, meditando e capendo. La mela non è altro che il problema che ci provoca ansia e ora lo stiamo mangiando con la consapevolezza che ci toglierà il medico di torno. Dunque bisogna esercitarsi. Imporsi.

D’ora in poi passerò a scrivere utilizzando la seconda persona per essere più diretta.

Proviamo una cosa assieme, ti va? Un percorso guidato, una cosa semplice che a volte mi salva la vita quando inizio a pensare che non posso riuscire a vincere qualcosa che mi preoccupa (ti consiglio di leggere prima il tutto e poi andare mentalmente da sol* così da non distrarti dalla lettura) :

Iniziamo!

Accendi della musica leggera, canzoni che non siano associate a nulla, che non ti portino a ricordi. Musica d’ambiente tranquilla, italiana o inglese è indifferente, con o senza parole anche.

Prendi in mano qualcosa di morbido, un cuscino o un peluche, quello che hai vicino.

Siediti, sdraiati, sistemati in modo che ogni centimetro di corpo sia apposto. Impiegaci qualche minuto per sentirti comod*, tranquill*, rilassat*.

Ora conta mentalmente da uno a 100, lentamente, mentre lo fai respira a fondo. Ascolta la musica e rilassati completamente. Arrivat* a 100 immagina di fronte a te la riva di un lago, vorrei la focalizzassi fino a quando non vedi esclusivamente quell’ambiente con nessun’altra interferenza. La mente deve essere concentrata solo su un lago limpido, calmo, circondato da alberi e un cielo sereno da sfondo. Una volta fatto il fermo immagine immergiti nell’acqua.

Cammina lentamente fino a quando non sei arrivat* a fondo. L’acqua ti copre ma puoi ancora respirare. Preciso, ogni fotogramma deve essere ben chiaro. Prenditi quanto tempo vuoi per riuscire a focalizzare tutto, se ti risulta complicato e ogni tanto l’attenzione cambia focus è normalissimo. Siamo qui per questo. Non arrenderti subito.

Comunque sia resta più minuti ferm* in acqua, in solitudine, la luce del sole filtra dall’alto, puoi respirare e puoi vedere i pesci che ti nuotano attorno. E’ tutto ok.

Ora introduci di fronte a te ciò che spesso ti provoca ansia. Esempi: un corpo in carne, un futuro incerto, una persona che ti ha fatto del male, il lavoro, il partner, la famiglia, la tua timidezza, insomma tutto ciò che non ti dà sicurezza.

Per le situazioni più astratte come ad esempio l’ incapacità di raggiungere un obiettivo, immagina esattamente le situazioni peggiori, quelle che ti fan più paura. Esempio, pensiero fisso che il tuo ragazzo/a ti stia per lasciare? Immagina che lo abbia fatto e che stia con qualcun altro.

Ora mentre guardi ciò che ti fa preoccupare stringi con quanta più forza hai, l’oggetto morbido che hai fra le mani. Stringi fortissimo e continua a guardare con energia ciò che ti preoccupa. Piangi se ti va ma resta focalizzato. Non arrivare a farti fisicamente male ovviamente, ma tieni comunque le mani chiuse su quel cuscino con quanta più enfasi hai. Rimani così per qualche secondo. Continua a guardare quell’elemento. Quando sei pront* stravolgi tutto. Allenta lentamente la presa e comincia a guardare quell’elemento di disturbo in una chiave positiva. Anche se sembra impossibile e irrealizzabile,fallo comunque. Guarda l’obiettivo raggiunto, guarda come sarebbe se andasse tutto ok. Lascia andare l’oggetto, esci lentamente dall’acqua, torna a terra, riapri gli occhi, resta comodo ancora un pò e poi smetti di pensare.

Se sei arrivat* fino a qui hai appena meditato.

Puoi aver perso la concentrazione durante l’esercizio, è giusto così. E’ un allenamento e va ripetuto più volte a settimana per far si che diventi perfetto.

Comunque sia, hai mentalmente reso reale ciò che è astratto.

L’ansia non esiste, non la puoi toccare ma la puoi percepire. Le preoccupazioni non sono tangibili ma si fanno sentire eccome. Renderle mentalmente reali, pratiche, stringere l’oggetto morbido come fosse un qualcosa che stiamo effettivamente uccidendo per poi farlo rinascere come noi vogliamo,è dargli un corpo. Umanizzarlo. Ciò dovrebbe aiutarti a placarti, facendoti capire che puoi cambiare punto di vista e soprattutto che sei tu a decidere come, cosa e perché sta succedendo una determinata situazione. E sei tu a decidere come andrà. Se così non fosse perché magari ciò che ti preoccupa è fuori dal tuo controllo, beh sei comunque tu a decidere in che modo ti saprai adattare trovando la forza che ti serve. Siamo noi i registi, siamo noi che ci facciamo i nostri viaggi mentali non un organo qualsiasi chiamato cervello.

A cosa vuoi dare davvero importanza? Cosa vuoi dalla vita? Cosa vuoi farne di te? Ti piaci? Ti manca quella persona? Beh risolvi, smettila, alzati, cambia pensiero, dirigiti. Sorridi, ridi, anche se non ne hai voglia. Alzati da quel fottuto letto ogni volta che non riesci a controllare i tuoi pensieri e va a bere un the caldo pensando che sei ok. Solo ok. Hai paura di affrontare qualcosa? Calmati, ragiona e falla. Falla e basta come stessi scegliendo una mela rispetto ad una arancia.

Prendi in mano la tua vita e cerca di capire una cosa:

L’ansia non esiste, tu si. Hai appena creato qualcosa d’invisibile, come potresti non riuscire in qualcosa di tangibile?

Nei prossimi articoli ne parleremo ancora, intanto vado a cucinare una crostata di mele.

A. Martone

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