Come la sindrome premestruale influenza le nostre vite

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La Sindrome Premestruale (PMS) è un’entità clinica caratterizzata da sintomi di tipo emozionale, fisico e comportamentale che hanno un andamento ciclico, un’intensità variabile e che sono in stretta relazione con il periodo post-ovulatorio del ciclo mestruale. L’attenzione che gli psichiatri hanno rivolto negli ultimi anni alla Sindrome Premestruale è giustificata dalla prevalenza, in questa sindrome, di disturbi dell’umore, a volte gravi e disabilitanti.

Si stima che la percentuale di donne in età fertile afflitta in modo serio da questo disturbo vari dal 2% al 10%, mentre la percentuale di donne che riferisce sintomi più lievi oscilla, a seconda degli studi, dal 30% all’80%.

Le superstizioni, le credenze religiose e mitiche hanno attraversato i secoli portando con sé il concetto che la donna è impura, pericolosa ed imprevedibile a scadenze mensili, concetto che può in parte spiegare perché, fino a non molto tempo fa, i disturbi che le donne esperivano prima della mestruazione siano stati del tutto ignorati dalla scienza e trascurati dalla donna stessa.

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sintomi della SPM comprendono:

– Affaticamento psico-fisico generale;

– Gonfiore addominale;

– Crampi addominali;

– Ansia;

– Depressione;

– Collera;

– Irritabilità;

– Aggressività;

– Crisi di pianto;

– Sensibilità verso il rifiuto;

– Quantità minore o maggiore di sonno, rispetto al solito;

– Abbuffate o mancanza di appetito;

– Disinteresse verso attività solitamente piacevoli.

Per capire se si soffre di Sindrome Premestruale uno o più di questi sintomi devono manifestarsi una settimana prima dell’arrivo del ciclo, e scomparire completamente nella settimana successiva al termine delle mestruazioni.

Diagnosticare la SPM di forma grave non è sempre facile, anche perché la patologia può evolvere nel Disturbo Disforico Premestruale (DDPM). 

Il disturbo disforico premestruale (PMDD) comprende sintomi dell’umore quali ansia, depressione, irritabilità, rabbia o labilità affettiva; sintomi fisici come gonfiore o dolore muscolare; e altri sintomi, come scarsa concentrazione, diminuzione degli interessi, letargia e cambiamenti nel sonno e nell’appetito.

Questo tipo di disturbo può insorgere in un qualunque momento della vita fertile e, in alcuni casi, peggiora negli anni che precedono la menopausa, per poi sparire completamente nel periodo successivo. L’assunzione di terapia ormonale sostitutiva può, tuttavia, promuovere il ritorno del disturbo, evidenziando una volta di più lo stretto legame tra tono dell’umore ed equilibrio ormonale femminile.

Disturbo disforico premestruale

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Il disturbo disforico premestruale va considerato a tutti gli effetti un disturbo depressivo, analogo al disturbo depressivo maggiore ma si distingue da quest’ultimo per il fatto di determinare sintomi psicoemotivi periodici e di durata limitata nel tempo, in concomitanza con il calo drastico di estrogeni caratteristico della fase post ovulatoria del ciclo mestruale.

Per poter stabilire che è presente un disturbo disforico premestruale, nella settimana che precede l’inizio del flusso, devono essere presenti almeno 5 sintomi distintivi, che tendono ad attenuarsi dopo l’arrivo delle mestruazioni, per scomparire pressoché completamente nella settimana successiva.

In particolare, devono essere presenti uno o più sintomi tra:

  • Marcate oscillazioni del tono dell’umore (notevole tristezza improvvisa, pianto ingiustificato, sbalzi d’umore, suscettibilità al rifiuto ecc.)
  • Marcata irritabilità o rabbia o aumento dei conflitti interpersonali
  • Umore estremamente depresso, sentimenti di disperazione e forte tendenza all’autocritica
  • Ansia e/o tensione notevoli, “nervi a fior di pelle”.

In aggiunta, devono essere contemporaneamente presenti uno o più sintomi (fino a un totale di almeno 5) tra:

  • Diminuzione dell’interesse nelle attività abituali (lavoro, studio, sport, hobby, amici, famiglia ecc.).
  • Difficoltà di concentrazione
  • Letargia, facile affaticabilità, mancanza di energia
  • Modificazione dell’appetito, tendenza a mangiare più del solito e/o forte desiderio di specifici cibi (in particolare, dolci, grassi o particolarmente gratificati)
  • Aumento o diminuzione del bisogno di dormire.
  • Senso di sopraffazione e di perdita di controllo sulla propria vita
  • Sintomi fisici come indolenzimento e tensione al seno, dolore articolare e muscolare, sensazione di gonfiore, aumento di peso. 


La combinazione di almeno 5 dei sintomi citati, di intensità disturbante, deve ripresentarsi nella maggioranza dei cicli mestruali sperimentati nell’arco di 12 mesi. Fattori culturali, sociali, economici e il livello di istruzione possono influenzare l’espressione dei diversi sintomi del disturbo disforico premestruale e renderlo più o meno invasivo nella vita quotidiana.

Quest’ultimo può insorgere in un qualunque momento della vita fertile e, in alcuni casi, peggiora negli anni che precedono la menopausa, per poi sparire completamente nel periodo successivo. L’assunzione di terapia ormonale sostitutiva può, tuttavia, promuovere il ritorno del disturbo, evidenziando una volta di più lo stretto legame tra tono dell’umore ed equilibrio ormonale femminile.

Esistono alcuni fattori di rischio riconosciuti che possono rendere più probabile lo sviluppo di disturbo disforico premestruale. In particolare, si tratta di:

  • Stress di qualunque natura (lavorativo, psicofisico, in ambito familiare ecc.).
  • Storia di traumi relazionali/interpersonali
  • Cambiamenti stagionali
  • Fattori socioculturali relativi alla vita sessuale e ai rapporti uomo-donna
  • Ereditarietà (50% circa dei casi)
  • Interruzione dell’assunzione di un anticoncezionale ormonale (caratterizzati da un’azione protettiva).

Il disturbo disforico premestruale non coincide con la “sindrome premestruale” per la cui diagnosi non è richiesta. Pur comparendo con la stessa cadenza e durata temporale, la sindrome premestruale determina generalmente un disagio meno marcato e caratterizzato principalmente da sintomi fisici e/o comportamentali mentre il disturbo disforico è un disturbo depressivo a tutti gli effetti. Non va confuso con la dismenorrea, che comporta sintomi pressoché esclusivamente fisici (dolore addominale, pelvico e lombare) con esordio nel giorno di inizio del flusso (o il giorno precedente) e persistenza nei 3-5 giorni successivi.

G.M.

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