SEMBRAVA BELLEZZA, TERESA CIABATTI

Allora chiudo gli occhi, chiudo forte gli occhi, sono diventata scrittrice per questo: inventare, sistemare. Eccomi adulta coraggiosa, eccomi ad allungare il passo, scattare, mettermi sotto – le finestre, i balconi, i burroni, i dirupi della vostra giovinezza -, spalancare le braccia, prendere al volo le ragazze.

In una recente intervista Teresa Ciabatti definisce la voce narrante dei suoi ultimi due romanzi come una voce scomoda, fastidiosa, disturbante, ma anche l’unica in grado di farle raccontare il mondo a parole sue.
Come in La più amata, infatti, anche in questo caso la protagonista è Teresa. Teresa adolescente e Teresa adulta, donna di mezza età, alter ego della scrittrice, narratrice incerta, incoerente. Sembrava bellezza è la storia di tre donne, tre ragazze che si ritrovano dopo 30 anni, apparentemente lontane dall’adolescenza vissuta assieme, ma in verità ancora legate a quella notte e a quell’avvenimento che sembra continuare a ripetersi nel tempo, ogni volta diverso, come un quadro prima sbiadito, appena accennato e via via più completo di particolari.
Guidati dalla voce della protagonista, ripercorriamo il tempo avanti e indietro, con salti nel passato e bruschi ritorni al momento presente.
Che cos’è la giovinezza? Un teatrino di teste mozzate, dice la protagonista, dove i complessi ricoprono un ruolo fondamentale. Un senso di inadeguatezza che avvolge ogni cosa e che ognuno sente solo suo.
È la mancata bellezza il complesso delle due protagoniste principali. La bellezza che loro, adolescenti sovrappeso sdraiate sul tappeto della stanza di Federica, non hanno e che Livia, sorella maggiore, figura evanescente, possiede in modo assoluto, eccessivo, esagerato. Livia dalla pelle dorata e i capelli biondi, Livia magra e slanciata, oggetto del desiderio di tutti, persino di generazioni d’uomini.
Livia che è bella.
Livia che è bella e quindi ha tutto.
Ma cos’è successo allora quella notte? Chi era Livia prima di cristallizzarsi in un’eterna ragazzina? Sembrava bellezza, era bellezza? O un puro strato superficiale sotto il quale dimoravano stessa inadeguatezza, uguali complessi?
Fatti reali, immaginati, stravolti, camuffati o altro? Poco importa: impossibile riportare la verità, la più completa verità, perché tornare indietro, ripercorrere il passato, significa ricostruirlo, colmare i vuoti, riformulare frasi, dire ciò che è rimasto non detto.
La letteratura non può procedere per contrapposizioni, dice Teresa Ciabatti, essere o bianca o nera. La letteratura è quella cosa che indugia lì nel mezzo e che resta sempre una voce inattendibile.

Sull’autrice

Nata a Orbetello nel 1975, Teresa Ciabatti è scrittrice e sceneggiatrice e vive a Roma.
Dopo la laurea in Lettere, ha frequentato la Scuola Holden e pubblicato il suo primo romanzo nel 2002.
Il suo romanzo “La più amata” è stato finalista al Premio Strega del 2017.
“Sembrava bellezza” è stato nominato al Premio strega del 2021, senza però essere selezionato nella cinquina finale.

Irene Serra

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