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Copertina di "Onnazaka" di Enchi Fumiko

Patriarcato velenoso: Onnazaka di Enchi Fumiko

Patriarcato Velenoso - Onnazaka di Enchi Fumiko
 Entropy is a measure of disorder in a system. gremlin / Getty Images

Quando si cominciano a leggere le prime pagine di questo libro, si entra immediatamente in un Giappone lontano, verso la fine del periodo Edo (1603-1868). Si immaginano i fiori di stagione sistemati con maestria, le strette vie piastrellate dove risuona il ticchettio dei geta e il fruscio dei risciò. Vediamo le sete colorate ed eleganti dei kimono fluttuare su corpi intenti nelle faccende quotidiane. Si riesce a sentire persino il profumo del riso in cottura per la colazione estendere il suo aroma accogliente ben oltre i pannelli tradizionali che proteggono la privacy delle stanze. Si respira l’aria fresca di un paese dalle tradizioni poetiche e incantevoli, che sa riporre grazia e cura anche nei gesti più minuti.

Ecco, questa immagine poetica non dura che un istante.

Il quadro tracciato da Enchi Fumiko è inzuppato di dolore e risentimento. È un mondo in cui le donne sono avvelenate da un sistema che le vede mero strumento in mano maschile, qualunque sia il ruolo che ricoprono.

La trama gira intorno alla figura di Tomo, moglie di un funzionario ricco, potente e di bell’aspetto. Tuttavia, la sua posizione di privilegio non la sottrae a una società che ruota attorno al piacere e al desiderio maschile non curandosi del resto. In questa società, il marito, già più volte infedele, decide di volere una concubina ufficiale e incarica sua moglie di cercare la ragazza giusta per lui. Incarica sua moglie. Ci vuole qualche minuto per mettere a fuoco una situazione come questa. Una concubina, simbolo di potere e benessere economico. Una ragazza bella da mostrare in pubblico e che sia sempre a disposizione per colmare la sete dei suoi appetiti più nascosti. Un oggetto di carne e sangue, dalla pelle candida e il volto perfetto, che allieti con la sua presenza le ore del giorno e della notte.

Per Tomo, che considerava un credo di vita ubbidire al marito con la stessa sottomissione dovuta al Cielo, ribellarsi all’ingiustizia voluta da lui equivaleva a perdere la propria identità; e poi, oltre che da tale convinzione, Tomo era vincolata dall’amore che nutriva per il suo disumano marito.

Tomo ci pensa. Evitare di accontentare il marito è fuori discussione. È priva degli strumenti necessari per ribellarsi al pensiero corrente. Non ha sufficiente educazione né capacità di analizzare il tempo che sta vivendo. L’unica cosa che può fare è utilizzare la sua intelligenza e reagire alla situazione con ciò che ha a disposizione. Sceglie quindi una ragazza splendida ma dal carattere remissivo, che non diventi una possibile minaccia per lei e i figli legittimi in futuro. È il veleno che tende i suoi rami e si estende su tutto quello che incontra. Infatti, da qui si dirameranno una serie di intrighi e situazioni insostenibili, tenute insieme dalla cattiveria di una società diseguale che schiaccia, distrugge, corrompe e snatura.

Molte sono le donne raccontate in questo romanzo, con le loro fragilità e i loro punti di forza. Sono tutte donne che hanno in comune l’essere nate in un periodo storico che le usa e le consuma. Si percepisce nella voce appena udibile della giovane Suga che fatica a crescere, intrappolata com’è nelle maglie dorate di un destino crudele. Nella linea androgina del corpo di Yumi, che percorre una strada simile per poi provare a salvarsi altrove. Nella vivacità ruffiana di Miya, che si aggrappa a una possibilità di contatto e protezione per sopravvivere.

Tanto Suga, che era stata accolta da Yukitomo appena sbocciata, quanto Miya, che il suocero aveva posseduto approfittando di un suo momento d’insoddisfazione verso quel marito beota, più che da odiare le parevano degne della sua compassione.

I libri di letteratura riportano quanto Enchi Fumiko volesse raccontare il dolore delle donne di quell’epoca, la frustrazione di non essere padrone di loro stesse. Ebbene, lo fa in maniera eccellente. Ma se cancelliamo per un momento il contesto storico, la posizione geografica del romanzo, le tradizioni, la cultura e i suoni propri di quel tempo e ci concentriamo sulle persone, scopriamo motivi terribilmente contemporanei. Non viviamo nel Giappone dell’Ottocento. Giusto. Abbiamo fatto dei passi avanti da allora, anche in occidente. Vero anche questo. Tuttavia, il modo di agire di alcuni personaggi e i giochi di potere tratteggiati nelle figure che dominano il romanzo sono così moderni e reali da riuscire quasi a privarci della risolutezza di aver fatto dei passi avanti da allora.

Onnazaka, in lingua giapponese, è il sentiero riservato alle donne, di solito posto sulla via verso un tempio o un santuario. Considerata a volte la via più lieve da percorrere, richiama qui le abilità femminili di agire nell’ombra per realizzare anche piccoli passi lontano dagli occhi altrui. In questo romanzo di Enchi Fumiko, la via femminile è quella più pericolosa, e la via che mina l’identità di ognuna senza rimorso. È la via che spinge le donne a essere resilienti, forti, a fare gruppo, a sviluppare un’empatia profonda per le altre donne. Ma è anche la via che rende la vita stessa troppo faticosa e che allontana dalla felicità e dalla realizzazione, che spinge all’obbedienza per non perire.

È proprio nell’ammirare le luci familiari del quartiere sotto la neve, una sera d’inverno, che Tomo realizza l’inutilità di questa guerra senza vincitori, che comprende quanto avrebbe preferito una vita più semplice e più vera, non riuscendo a trovare infine il senso di tutto quel soffrire.

Onnazaka, il sentiero nell’ombra di Enchi Fumiko

Enchi Fumiko (1905-1986) è stata una celebre sceneggiatrice e scrittrice, una delle più importanti voci femminili giapponesi del periodo Shōwa, e membro della prestigiosa Art Academy. Tra i numerosi premi, le venne conferito l’Ordine al merito della cultura dal governo giapponese.

Questo romanzo è stato vincitore del Noma Literary Prize, il più prestigioso premio letterario giapponese.

Tradotto in italiano da Lydia Origlia

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Alessandra Marrucci

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