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The Final Girl

In Scream è Sidney Prescott. In Halloween è Laurie Strode. E’ Sally Hardesty in The Texas Chainsaw Massacre. Nel 2015 è Thomasin in The Witch e nel 2019 è Dani in Midsommar.

Ma potremmo elencarne moltissime e tutte hanno interpretato lo stesso ruolo all’interno del mondo degli horror: quello della final girl. L’ultima rimasta, la sopravvissuta.

The final girl trope

La final girl è l’eroina che arriva alla fine di un film horror viva. E’ colei che riesce a sconfiggere il maniaco omicida, o almeno a scapparne. Fa parte soprattutto dell’universo dello slasher, sottogenere dell’horror nato negli anni ’70.

In genere la final girl non è subito così evidente: non è la più bella, sembra quasi la ragazza della porta accanto. Innocente, studiosa e intelligente, disinteressata al sesso e all’alcol. A differenza dei suoi amici promiscui. La prima a coniare questo termine fu Carol J. Clover, nel suo libro Men, Women and Chain Saw.

Le final girl sono brave ragazze e ciò che le distingue dagli altri personaggi femminili sono la verginità e il disinteresse nei confronti del sesso e dei ragazzi. Quindi se da un lato finalmente abbiamo un personaggio femminile che sopravvive diventando un’eroina e non è più una misera vittima (ricordiamoci di far parte un cinema dominato dagli uomini), è anche vero che le final girls degli slasher degli anni ’70/’80 si salvano grazie alla loro purezza morale ed inesperienza sessuale.

L’imene e la verginità hanno un enorme potere simbolico all’interno dello slasher, perdere la verginità equivale a morire. Ma se la castità era una di quelle caratteristiche su cui maggiormente si faceva leva sulle final girls del passato, non a caso, oggi, è una di quelle che maggiormente si cerca di cambiare.

Prendiamo ad esempio due film horror che sono stati particolarmente apprezzati tanto dal pubblico quanto dalla critica: The Witch di Robert Eggers e It Follows di David Robert Mitchell, in cui la sessualità della protagonista svolge un ruolo fondamentale. Entrambe le ragazze, infatti, non sopravviveranno fino alla fine perché sono caste e vergini, ma anzi perché accettano ed usano (a loro vantaggio) la propria sessualità. Thomasin alla fine del film si spoglia dei propri vestiti e decide di diventare una strega al servizio del diavolo e attraverso questa scelta acquista una libertà che non avrebbe mai potuto ottenere nella società puritana.

Possiamo quindi affermare che ci sia stata un’evoluzione dell’archetipo della final girl, che passa da essere casta ed innocente (e priva di sessualità) a combattiva e più consapevole delle proprie scelte.

Perché la forza deve appartenere solo all’uomo, mentre alla donna appartengono invece il piangere, urlare, tremare, svenire, implorare pietà? In fondo non si è mai visto un personaggio maschile urlare e piangere quanto uno femminile mentre viene rincorso da un serial killer.

Queste final girl proprie dei grandi film slasher non hanno una sessualità. Il disinteresse della vittima che è sopravvissuta nei confronti dell’altro sesso sembra che diventi infine il bonus che la protegge.

Perdere la verginità in questi film significa perdere la vita, la final girl è colei che oppone resistenza ed è un’eccezione alla norma femminile degli horror. Le ragazze non final invece muoiono nel peggiore dei modi e si può affermare che c’è una certa misoginia nel modo in cui queste sono uccise.

Eppur considerando tutta questa insita violenza (propria del mondo horror), gli uomini ad un certo momento smettono di vedere gli horror mentre le donne persistono. Anche agli horror definiti torture porn, che hanno una fortissima connotazione misogina e violenta, le donne sono interessate. Vogliono vedere giovani bellissime messe alla gogna e torturate. Martyrs per esempio, horror nel quale Anna è rinchiusa e torturata per giorni. Affascinante anche l’utilizzo di strane associazioni/sette che sfruttano i giovani personaggi per scopi maggiori: l’associazione Martys che vuole scoprire cosa ci sia dopo la morte, quella di Quella casa nel bosco che escogita un rituale per placare antichi dei, l’Élite Hunting Club della saga di Hostel. Si tratta sempre di qualcuno che si sfoga su qualcun altro.

Se per molti la final girl, soprattutto degli anni ’70/’80 sono state l’incarnazione delle cose che gli uomini si aspettavano dalle donne (purezza, castità, astinenza), questo trope si è evolutonegli anni fino a fiorire con Dani che in Midsommar si libera del fidanzato attraverso un macabro rituale. E in un certo senso, la final girl ha da sempre obbligato lo spettatore uomo a mettersi nei suoi panni. Lo ha costretto ad identificarsi con lei.

Il fascino degli slasher

Lo slasher rappresenta una sottocategoria dell’horror che nasce intorno agli anni ’70. Chiamiamolo una specializzazione dell’horror, che ruota attorno ad un gruppo di giovani, radunati in uno spazio limitato, che sono uccisi brutalmente da un maniaco omicida. Spesso si accanisce maggiormente su coloro che si dedicano al sesso. La protagonista, che non sempre si intuisce fin dall’inizio, sarà colei che rimarrà viva fino alla fine del film. Lei è la nostra final girl.

C’è sempre un luogo designato in cui è compiuta una vera e propria mattanza. Che sia una casa, un campeggio, la carneficina compiuta dal killer è impietosa e violenta. Negli slasher non si risparmiano dettagli crudi e sangue. La ferocia si abbatte in primis su un personaggio in particolare: la ragazza che fa sesso. Ma perché interessa così tanto alle donne?

Ne Il mostruoso femminile (Doyle) all’interno del capitolo dedicato alla verginità si analizza lo slasher come genere di cinema che ha affascinato più le donne che gli uomini, nonostante mostri una violenza senza schema ne senso, quasi fine a sé stessa. L’aspettativa collettiva era che ci sarebbe stato un maggior riscontro dalla parte maschile. Invece il pubblico femminile si appassionò alla saga di Saw. Fece la coda per vedere un film dal titolo The Texas Chainsaw Massacre. Era più facile portare al cinema le donne che gli uomini.

Doyle scrive “Il genere slasher propone un’idea di universo in cui le donne e i loro corpi sono continuamente in pericolo, in cui si aggirano predatori senza scrupoli e il desiderio femminile viene punito”.

E già qui si può cominciare ad intuire il perché: abbiamo tutte paura di tornare a casa da sole la notte, viviamo in una costante minaccia di violenza, perdiamo il nostro senso di sicurezza costantemente ed in silenzio. Con tutte le cose che bisogna tener presente quando si varca la soglia di casa, dall’abbigliamento al luogo dove si sta andando, cosa si farà, chi ci sarà; tenere sempre la guardia alta è sfiancante.

Lo slasher da un nome ed un volto al problema. E le donne sono in qualche modo ossessionate dalla violenza insita di slasher e true crime.

“E perchè non dovremmo? Perchè le donne non dovrebbero essere ossessionate dal bisogno di comprendere la violenza sessuale se quella violenza ha così tanto potere sulle loro vite?” (Doyle, Il mostruoso femminile).

In fondo un po’ tutte vogliamo essere colei che è riuscita a scappare. Vogliamo essere la final girl che ce l’ha fatta.

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Erica Nunziata

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