La censura delle autrici nei programmi scolastici

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Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto sono solo alcuni dei nomi che ci vengono in mente se pensiamo agli autori studiati durante la scuola media e superiore. Tutti nomi di autori e mai uno di autrice. I più fortunati ricorderanno anche Marinetti e il Futurismo e autori della guerra come Ungaretti, Levi e Montale.

Dopodiché nella nostra mente si apre un grosso buco nero, che inghiotte senza pietà tutti gli altri autori del ‘900 (e non), che non hanno avuto la fortuna di finire nelle dispense scolastiche e che il più delle volte vengono dimenticati, se non letti individualmente o studiati all’università.
In questo grosso buco nero un posto ad honorem è riservato alle donne che dall’800, grazie alla prima ondata femminista, iniziano a ritagliarsi il loro spazio anche in letteratura.
Tuttavia queste scrittrici restano sempre nell’ombra, nonostante l’importante contributo apportato nel corso della storia (o meglio, della “Storia” con la s maiuscola, come direbbe Elsa Morante).

Un programma scolastico che non evolve

Se ci venisse la curiosità di chiedere ai nostri genitori, quale fosse il loro programma di letteratura italiana e straniera alla scuola superiore, noteremmo che non ci sono grandi differenze rispetto a quello attuale. I grandi classici, i ”mostri sacri” della letteratura come, per citarne alcuni, Dante e Manzoni, sono imprescindibili. Poco importa se non comprenderai nulla del pessimismo di Leopardi o della follia amorosa di Orlando raccontata da Ariosto.
Quello che conta è dare “un’infarinatura generale” su questi autori e conoscere le loro opere principali e la loro vita. Tuttavia il più delle volte non si tratta soltanto di “un’infarinatura generale”; ma di tante nozioni, che vengono impartite ai ragazzi, che ascoltano passivamente e imparano a memoria quello che viene loro insegnato.
In fondo non è questo il grande problema della scuola italiana?

Dante Alighieri, La Divina Commedia

In questo modo si ha l’impressione di preservare (almeno apparentemente) il patrimonio letterario. Tuttavia questo dimostra che si è perso di vista l’obiettivo finale della scuola, ossia formare delle persone, dei cittadini; non delle enciclopedie viventi ricche di nozioni, ma prive di contenuti.
A questo proposito, è davvero utile imparare i canti della Divina Commedia a dodici anni? Dodici anni, un età in cui inizi ad approcciarti al mondo romantico, ma non hai ancora idea di cosa significhi avere una relazione e tantomeno averne una spirituale, come quella cantata da Dante.

Elsa Morante, Gitta Sereny, Elena Ferrante: alcune delle autrici dimenticate

In questo programma scolastico stantio, che resta immutato negli anni, manca la voce delle donne. Manca il loro punto di vista e il modo in cui vivono l’amore e affrontano la vita. Prendiamo per vero il punto di vista maschile poiché è l’unico che possediamo, una visione distorta e limitata della realtà, poiché non completa.
A questo punto viene da chiedersi dove siano le donne in letteratura e se ce ne siano state di lodevoli, a tal punto da essere inserite nei manuali scolastici.
La risposta, che potrebbe sembrare scontata, è più complicata di quello che potrebbe sembrare. Infatti, prima dell’800 la scrittura in Italia e all’estero non era un mestiere per donne. Dunque le tante che volevano avvicinarsi a questo mondo erano costrette il più delle volte ad abbandonare il loro proposito o ad utilizzare pseudonimi maschili per vedere pubblicate le proprie opere.
Per questo motivo, non possiamo biasimare il Miur se non vengono scelte autrici donne nel programma scolastico letterario pre-ottocentesco. Tuttavia dall’Ottocento la situazione cambia notevolmente e le scrittrici certo non mancano.

Eppure a scuola il nome di Elsa Morante non si sente spesso e riecheggia fra i banchi di tanto in tanto a causa di qualche professore illuminato.
Ragion per cui, non tutti sanno che Morante è la prima donna a essere insignita del Premio Strega(1957) grazie al suo romanzo L’Isola di Arturo. Ma la sua importanza storica e letteraria non è circoscritta soltanto a questo libro. Infatti, per esempio, è anche autrice de La Storia, un romanzo che racconta la seconda guerra mondiale con gli occhi di chi l’ha vissuta.

Fotografia di Elsa Morante

A tal proposito, un’altra autrice che parla della seconda guerra mondiale, ma il cui nome è ignoto ai più, è Gitta Sereny. Questa giornalista britannica dedica un intero libro alla figura di Albert Speer, amico e architetto di Hitler. Un argomento scomodo, che preferiamo trattare superficialmente a scuola, imparando i nomi e le date delle battaglie più importanti del conflitto.

Fotografia di Gitta Sereny

Per finire, impossible non citare Elena Ferrante. La scrittrice napoletana nel 2016 è stata inserita tra le 100 persone più influenti al mondo nella rivista statunitense Time. È stata vincitrice di numerosi premi, nonché candidata al Premio Strega. In Italia e negli Stati Uniti è conosciuta perlopiù per la serie di romanzi L’amica geniale, da cui nel 2017 viene tratta la serie televisiva prodotta da HBO in collaborazione con Rai.

Fotografia di Elena Ferrante

Conclusione

Queste sono solo alcune delle menti brillanti che possiamo trovare a partire dall’800 in letteratura. Figure a cui ho voluto dare un nome e un volto, poiché troppo spesso se ne dimentica il grande lavoro.

Il minimo che si possa fare nei confronti di queste scrittrici è celebrare i propri successi, in onore di tutte quelle donne che in passato hanno voluto esprimere la propria opinione e non hanno potuto.

Chissà se nel ‘200 avremmo avuto una scrittrice al pari di Dante, se le donne non fossero state relegate alle faccende domestiche e avessero potuto studiare.

Attualmente è impossibile dirlo, ma quello che è certo è il fatto che, omettendo dai programmi scolastici scrittrici donne, abbiamo un’unica visione dell’amore, della guerra, della vita.

Perciò a scuola è importante inserire a partire dai prossimi anni anche autrici donne, al fine di donare più strumenti per comprendere la realtà e rivoluzionare un programma scolastico, che ormai ha fatto la muffa.

Sara Albertini

violedimarzo

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