Diario di una mamma per bene: una madre felice è quella che segue se stessa

Caro diario, sono una mamma ormai da 13 anni circa, ed ho fatto la follia di ricommettere l’errore o la gioia per ben due volte. Ho la fortuna di poter essere genitrice dei due sessi, per non farmi mancare problematiche differenti imposte dalla società.
Ho subito dovuto affrontare la tragica realtà del dover essere la mamma perfetta, avrei voluto avere gli strumenti che ho adesso per non cadere in meccanismi tossici, che impregnano di falsi miti l’essere un genitore.

Mi spiego meglio diario, nei primi mesi ho percorso una gara all’eccellenza, un rincorrere la formula magica perché tutto sia al posto giusto e purché l’infante cresca nella casa Montessori ideale. La verità? la perfezione non esiste, si può però raggiunger uno stato di grazia quando smettiamo d’ascoltare il turbinio di consigli non richiesti che ci vociferano intorno e cominciamo ad essere noi stesse. Credo di non aver mai ricevuto così tante ammonizioni e pareri come in età adulta nei primi anni di vita dei mie figli. Sembra che tutti si sentano legittimati a criticarti, a farti spiegoni di come si fa o non si fa il genitore.

Questa cosa aumenta l’ansia di prestazione a livelli stratosferici, procurando un forte disagio e senso di inadeguatezza.
Non esiste il libero arbitrio, tutti vogliono insegnarti come devi impostare il tuo legame unico e straordinario con il tuo bambinƏ. Avviene fin da subito, le suocere di turno, la mamma di sempre hanno le formule magiche da suggerirti, e saranno sempre ben attente a farti notare le tue mancanze, come se il loro operato fosse il dogma assoluto da seguire.

Per trasformare le mie parole in concetto, voglio raccontarti la mia esperienza sull’allattamento. Parto però da un piccolo concetto primordiale, ogni mamma deve e ripeto, deve sentirsi libera di scegliere ciò che la fa sentire più a suo agio, non è che se non allatto sarò meno brava o se darò il latte materno fino ai 2 anni sarò una super mamma. Lo so non è ciò che ti ripetono alcune ostetriche, nonne, suocere, amiche, sconosciute, ecc.

La verità è che nessuna di loro è te, nessuna di loro è la madre dei tuoi bambinƏ. Per me l’allattamento va vissuto a seconda di come stiamo. Io verso i 4 mesi di mio figlio, ho cominciato a viverlo malissimo, avevo paranoie che non avesse più la giusta sostanza, non avevo più voglia di tirare fuori una tetta e sentirmi una mucca. Insomma vivevo veramente il tutto come un forte disagio, questo mi innervosiva e trasmettevo al mio pargolo tutta la mia agitazione. Vedevo altre mie amiche serene e felici di farlo, si sentivano bene in quelle vesti, nutrivano il loro piccolo come volevano loro. Anche io volevo sentirmi così, non credo sia una mancanza o un essere meno, o un fattore egoistico, non sono semplicemente portata per allattare. Ad un certo punto il disagio si fece sempre più forte dentro me, e Pinetto cominciò a non crescere più, così decisi di parlarne con la mia ginecologa, che mi invitò ad andare al consultorio dove lavora per darmi la pillola magica, per non avere più il nettare degli dei che scorgasse dai miei capezzoli in qualunque momento della giornata e che infradicia i miei abiti. L’indomani piena di gioia, per potermi togliere un fardello inutile, andai al consultorio, una gentile ostetrica nel venire a sapere i motivi della mia visita, mi propose una “chiacchierata amichevole”, che durerò un’oretta circa, dove mi spieghò i benefici dell’allattamento, mi fece sentire una madre disdicevole, che non si sacrificava a sufficienza per il bene di suo figlio. Quindi, piena di complessi tornai a casa, senza pastiglia, continuai a piangere per giorni e decisi di far andare via il latte con metodi naturali, molto più lunghi e dolorosi della pillola. Da quel giorno cominciai a capire una cosa, essere una buona madre non è sinonimo di sacrificio, ma di un buon compromesso che possa rendere serene le due parti.

Il genitore è uno dei lavori più complicati del mondo, non fai mai la cosa giusta e sei spesso criticato, ma ti permette di metterti a confronto con te stessa, trovare la parte di te più fragile e modificarla per l’amore che provi per il batuffolo. Credo che i figlƏ siano lo specchio del tuo irrisolto, ma di questo te ne scrivo la prossima volta.
Ora ci tengo a segnare queste pagine di lemmi, che diano voce alla libertà di concedersi la responsabilità decisionale verso i nostri infanti. Siamo già tanto sole in quei primi anni di vita di nostri figlƏ e ci sono mille difficoltà, non serve reprimere delle nostre esigenze genitoriali per far contenta la società. Seguire il nostro cuore è spesso la cosa migliore da fare.

Svanera Francesca

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